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Dalle mancate riconferme di Roma e Lazio al sogno gialloblù: il riscatto di D'Uffizi

L'esterno classe 2004 di scuola Lodigiani è subentrato ieri nel corso della sfida contro la Fidelis Andria di prima squadra. Il risultato? Due gol nel giro di cinque minuti

12 Settembre 2022

Simone D'Uffizi

Simone D'Uffizi esulta dopo il gol (Foto ©Viterbese)

55, 70 e 73. No, non è il terno da giocare sulla ruota di Viterbo, sono i numeri di un sogno che ieri ha preso vita al Rocchi nella sfida tra i gialloblù di Filippi e la Fidelis Andria. Il sogno è quello di un ragazzo quasi uomo ma con il volto ancora da bambino. Si chiama Simone D'Uffizi, indossa la maglia numero 15 e ha diciassette anni. La maggiore età dista ancora qualche giorno, la raggiungerà il 15 settembre, anche se il regalo se lo è già fatto. Così come si è costruito da solo la strada che lo ha portato fino a ieri, una strada ricca di insidie e dispiaceri, che però non lo hanno mai sconfortato. Tutt'altro. Con quella faccia da para... vento, le delusioni le ha sempre scansate con il sorriso sotto i baffi. Come quando non venne riconfermato dalla Roma: erano i tempi dell'accademia, ma il calcio si sa, spesso è crudele sin dai primi tocchi al pallone. "Il ricordo più bello che ho finora invece risale al 2012 - raccontò D'Uffizi in un'intervista a gennaio 2021 - quando a Trigoria feci il provino per giocare con la Roma e fui scelto da Bruno Conti". Poi le cose cambiarono quando il dirigente giallorosso lasciò l'incarico. E allora l'attraversamento da una sponda all'altra del Tevere, la maglia che da giallorossa si tinge di biancoceleste. Passa un anno e la sorte è sempre la stessa. Il ragazzino vale, ma dicono sia troppo esile. Niente di nuovo, non è stato il primo, non sarà - ahinoi - l'ultimo a dover mettere fine ad un sogno per qualche centimetro in meno rispetto agli standard imposti da chissà chi e per chissà quale motivo. Eppure di tempo Simone ne ha ancora tanto, così decide di tornare a casa, nella sua casa, la Breda. Gioca nei Giovanissimi, ma da sotto età insieme ai 2003. Il tocco del pallone continua a dimostrarsi di caratura superiore alla media e la Lodigiani non ci pensa su due volte a portarlo a La Borghesiana. In biancorosso cresce, cresce e cresce ancora. Fisicamente, in altezza e in termini di muscolatura. Cresce di mentalità e anche tecnicamente. Con il passare dei mesi diventa sempre di più un leader, soprattutto in Under 16 sotto la guida rigida di Daniele Lorenzetti tra bastone e carota. Il lockdown, poi e purtroppo, ferma tutto, proprio nel momento in cui diversi club professionistici lo avevano annotato sul taccuino. Le chiusure, le sospensioni del campionato, le interruzioni. Un altro bastone tra le ruote della bicicletta del 2004. Che però, ancora una volta, non si scoraggia. Il tocco di palla, in fin dei conti, continua ad essere sempre di alto livello. E pure quello di... carta igienica. Dopo il prestito al Team Nuova Florida arriva, finalmente, il ritorno nei professionisti. É la Viterbese che scommette su quel giocatorino ancora da formare del tutto sul piano fisico, ma che una chance la merita senza il minimo dubbio. In Primavera 3 si rivela letale, giocatore fuori categoria che trascina a suon di gol e prestazioni super fino alla promozione. Poi saluta i coetanei e vola in prima squadra. L'esordio nei prof. il 4 novembre in Coppa Italia di Serie C. Il debutto in Lega Pro il 2 febbraio. E poi? E poi la Lazio lo cerca nuovamente, è successo questa estate con la dirigenza decisa a riportare il 2004 in biancoceleste. Un "No" secco è tutto quello che ha ricevuto il club di Lotito. Arriviamo a ieri. 55, 70 e 73. Ricordate? Abbiamo aperto così questo approfondimento. Adesso è arrivato il momento di scoprire le carte. La Fidelis Andria conduce per 0-1 al Rocchi di Viterbo, allora mister Filippi getta D'Uffizi nella mischia al 55'. Passa appena un quarto d'ora e dal suo destro parte un missile che butta giù la porta avversaria. Esplode il Rocchi di una gioia immensa, ma mica è finita qui. Tre giri di lancette e arriva addirittura la doppietta personale. Il Rocchi, adesso, è una bolgia. Ed il merito è tutto di quel ragazzino ancora minorenne. Nel finale, poi, la Fidelis Andria pareggerà i conti, ma le emozioni vissute restano indelebili. Per mamma Simonetta e papà Mauro. Per la famiglia e gli amici. E soprattutto per Simone. L'uomo con la faccia da bambino che si è regalato un sogno. Nonostante tutto. E tutti. 

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