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l'editoriale

Può bastare un borsone firmato per far felici mamma e papà?

In questi giorni, la recente lettera inviata ai dirigenti della Lazio, ha portato a galla una problematica che da anni attanaglia il mondo del calcio giovanile

01 Agosto 2017

© Facebook.com/LNDpaginaufficiale

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A tenere banco negli ultimi giorni non sono stati acquisti, nuovi allenatori o amichevoli estive. A rubare la scena c'è stata quella lettera che, un gruppo di genitori dei classe 2005, ha pensato di indirizzare alla Lazio dopo la mancata riconferma dei propri figli. Destinatari illustri come Bianchessi, Tare e addirittura Lotito, a cui in sostanza si chiede “...di riflettere o, qualora lo avesse già fatto, di farlo ulteriormente, con il nobile fine di valutare ancora la possibilità di creare una selezione aggiuntiva dei ragazzi 2005 al Melli, anche solo come scuola calcio”. L'impressione che si ha è dunque quella di voler trasformare i tre dirigenti biancocelesti in un ultimo e disperato appiglio a cui aggrapparsi per evitare ciò che in realtà è parte imprenscindibile, non solo del calcio, ma dello sport in generale: il processo di selezione. La posizione che, sulla nostra pagina social, ha mostrato di avere il popolo del web è stata netta, condannando, in maniera più o meno articolata, una simile “iniziativa”. Iniziativa di fronte a cui è difficile restare impassibile perché portatrice di un messaggio che, di fatto, non ha nulla a che vedere con il calcio. A prescindere dall'aspetto tecnico della situazione, in cui comunque è stato seguito un iter fisiologico per un settore giovanile che riduce sempre più i propri gruppi nell'avvicinarsi all'agonistica, è l'ostinazione con cui si cerca di aggirare quel “taglio”. La mancata riconferma assume così dei connotati tragicomici, a cui si cerca di far fronte proponendo addirittura la creazione di una squadra ad hoc. Poco importa se esclusa dai normali campionati sotto età a cui i pari età biancocelesti normalmente partecipano, restando sì confinata nel mondo della Scuola Calcio, purchè su quella maglia, quella tuta e quel borsone ci sia sempre scritto “S.S. Lazio”. Proprio dietro questo particolare si cela questo paradosso. Perchè l'obiettivo non è più quello della crescita del ragazzo, del divertimento che per un 2005 deve essere il vero motore che lo spinge ad andare avanti, ma la possibilità di sfoggiare quel borsone "firmato” di fronte a cui, minuti giocati e tutto ciò che succede in campo, passano tristemente in secondo piano. Un fenomeno trasversale e che colpisce tanto realtà professionistiche quanto, in maniera ancora più desolante, le dilettanti dove c'è chi preferisce guardare il figlio accomodarsi su di una panchina blasonata (o addirittura sedersi accanto a lui in tribuna) piuttosto che osservarlo all'opera su un campo magari "meno prestigioso". La tendenza è dunque ben più sviluppata di quanto il singolo caso possa lasciare intendere, andando ad abbracciare il mondo del calcio giovanile nella sua interezza, per trascendere da categoria o colori di maglia. La mancata riconferma rappresenta dunque una sconfitta quasi sociale, che non vuole e non può essere contemplata nella falsa convinzione che sia la vittoria a far di un giovane calciatore il cosiddetto campione. Ma nel calcio, e nello sport inteso nel ruolo più autentico di scuola di vita, la sconfitta rappresenta un aspetto a cui non solo è impossibile sottrarsi ma addirittura necessario. Essere forti non significa vincere sempre perchè, a pensarci bene, la forza sta soprattutto nella capacità di saper affrontare le sconfitte con tutto ciò che ne consegue. Ecco perchè una mancata riconferma non è così terribile, perchè in fondo l'importante è, e deve essere soprattutto per i più piccoli, giocare. Il borsone firmato, a volte, può anche essere un fardello...

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