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l'intervista

Antonio Battistelli: "Ragazzi, non smettete mai di credere nei vostri sogni"

Da Colleferro al professionismo. L’allenatore in seconda della Reggina si racconta: “L’esperienza più grande della mia vita è l’aver lavorato con i bambini: se non lo avessi fatto con competenza avrei sicuramente fallito”

30 Maggio 2018

Antonio Battistelli (©Ufficio Stampa Reggina)

Antonio Battistelli (©Ufficio Stampa Reggina)

Il sogno di ogni bambino che ama il calcio, sin dalle più tenere età, è quello di poter un giorno diventare un calciatore professionista, o allenatore che sia. Con questa intervista vogliamo lanciare un chiaro segnale a tutti quei ragazzi che praticano questo sport e che soprattutto lo svolgono con passione e sacrificio, prendendo come modello di riferimen-to l’attuale allenatore in seconda della Reggina, Antonio Battistelli. Il tecnico è partito da molto lontano calcando i campi della nostra regione prima da giocatore e poi proprio come allenatore. Poi, passo dopo passo, lavorando a testa bassa e credendo fortemente nelle proprie capacità, il tecnico si è affacciato al professionismo, approdando prima alla Lupa Roma dove vi è rimasto per due stagioni e successivamente alla Reggina di Agenore Maurizi. La nostra vuole essere un’intervista motivazionale per moltissimi giovani calciatori, volgendo prima lo sguardo al mondo dilettantistico e in particolar modo al territorio di provenienza dello stesso allenatore, ovvero Colleferro. Un polo calcistico storicamente importante e che in questa stagione ha conosciuto due severe retrocessioni, dall’Eccellenza e dalla Juniores Elite.


Antonio Battistelli (©Ufficio Stampa Reggina)

Ripartire da passione, competenza ed entusiasmo “Innanzitutto, il mio primo pensiero va al nostro calcio regionale dilettantistico e a quelle squadre nelle quali ho lavorato in passato e nelle quali sono cresciuto. Faccio i complimenti al presidente Matrigiani e ai calciatori della Vis Artena per aver conquistato la D”. Esordisce Battistelli: “Ricordo il presidente come una per-sona vogliosa e volenterosa. Merita senza dubbio questo grande traguardo sportivo. Un pensiero va poi alla società di Anagni che nel giro di pochi anni è riuscita a risalire dalla Prima Categoria fino a ritornare in Interregionale. Faccio i complimenti a Pappalardo, Pralini e Giustini, tutti e tre miei ex giocatori. La cosa che più mi addolora, però, è vedere una società come il Colleferro, un polo calcistico storicamente importante, probabilmente il più importante del territorio con una grande storia alle spalle, l’aver dimenticato i valori di una volta. E qui faccio riferimento alla mia ultima esperienza alla Reggina, in una società dove la storia non si dimentica. Società nata nel 1914 e con valori che sono rimasti ben saldi intorno a questo contesto. Si vive il calcio attuale rispettando i valori di una volta, e credo che sia la cosa fondamentale per poter far calcio nella maniera più opportuna. Probabil-mente a Colleferro ci si è dimenticati della storia, nonostante i molteplici trascorsi in Serie C sfiorando addirittura la B, ed anche a livello giovanile è stato un club ricco di soddisfazioni. É pur vero che la città sta attraversando un periodo tutt’altro che roseo dal punto di vista economico, ma non per questo bisogna rimanere fermi e lasciare tutto agli eventi”. Continua il tecnico in seconda della Reggina: “Bisogna ripartire. Ripartire da quelli che solo i valori principali. Riportare la chiesa al centro del paese e questo lo si fa trascinando dentro forze lavorative vere, di competenza e a cui scorre il sangue rossonero nelle vene. Parlo di passione, di amore, che sono i primi valori che scendono in campo al di là dei soldi. Il mio consiglio potrebbe essere quello di riportare figure titolate e competenti all’interno della società, che svolgano un lavoro extra ma per passio-ne, che diano una mano fattiva al club. Questo potrebbe generare entusiasmo, una passione vera che è quella in cui tutte le società di calcio dilettantistico dovrebbero rispecchiarsi. Una volta che si crea una buona cassa di risonanza si attirano poi anche forze economiche. Bisogna ripartire anche dalla scelta dei rapporti umani. Partire dai soldi sarebbe un grande errore”.


©Ufficio Stampa Reggina

Ragazzi: non mollate mai! “Il messaggio che voglio mandare riguarda la mia esperienza. Tutti sanno che sono partito da zero. Non sono mai stato un giocatore professionista anzi, la gavetta è stata tanta. Ho fatto molti lavori per potermi garantire il pane quotidiano e, lavorare oggi in un contesto professionistico e nell’ambito che mi più mi piace non ha prezzo. Anzi, vorrei richiamare anche un piccolo frammento di una famosa canzone che dice «Devi fare ciò che ti fa stare bene». Ed io ho fatto proprio questo. Bisogna sempre anda-re avanti, sempre migliorarsi altrimenti mancherebbe quel sale, quella voglia di mettersi in gioco e scoprire anche nuovi orizzonti. Non bisogna mai finire di imparare. Il messaggio è per i giova-ni che sono ambiziosi. Non mollate mai, nell’inseguire i vostri sogni ma soprattutto nel quotidiano. La mia esperienza insegna che con passione e sacrificio si possono raggiungere traguardi inimmaginabili. Perciò credeteci sempre e non vi abbattete mai, anche se il cammino si presenta arduo e pieno di insidie e sembra impossibile da completare”.


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Ragionare sempre da professionisti “Portare i valori del professionismo nel dilettantismo è assolutamente fattibile. Secondo me, in qualsiasi cosa che si fa bisogna essere sempre professionisti, a maggior ragione in piazze dove tra virgolette non c’è un forte stress legato comunque ai risultati. Ma si deve fare un discorso di crescita, di programmazione, un lavoro svolto con l’intento di far crescere tutto l’ambiente, che sia una persona o il contesto globale. Ci vogliono grandi competenze umane. L’esperienza più grande della mia vita è l’aver allenato bambini, e se non lo avessi fatto con competenza, professionalità dando il meglio di me, avrei sicuramente fallito. E deve essere così nella vita, specialmente nella vita di condivisione e di gruppo. Nello sport professionistico ci sono delle regole alle quali ti devi attenere per forza, nel dilettantismo potresti girarti dall’altra parte ma non è così. Una questione di rispetto per il lavoro che si fa. Poi, il tutto è legato ai parametri e alle disponibilità, ma in ogni caso bisogna farlo sempre al top. Il lavoro paga, non è un detto ma pura verità. A Reggio Calabria lavoriamo sotto traccia con lo staff, in una “caverna” senza capire neanche ciò che sta accadendo fuori. Soltanto pedalare a testa bassa, forte forte forte. É importante lavorare in gruppo e trasmettere i tuoi valori ai calciatori. Lavoro puro e vero. Anche lavorando dentro un “buco”, se il lavoro è fatto bene rimbomba e si sente anche all’esterno. A livello tecnico la crescita è stata importante. Non so se un’altra piazza mi avrebbe dato la possibilità di crescere così essendo comunque molto esigente. Hai quella voglia e quel dovere di dover dare la tua professionalità agli altri. Qui il calcio si vive giorno per giorno. Sono contento di quello che ho vissuto, di avere determinate basi e adesso proveremo a fare il corso per allenatori professionistici di Coverciano”. Conclude Battistelli: “Una piazza come Reggio ti trasmette emozioni forti difficili anche da descrivere. Bisogna avere il privilegio di viverle. Sono cresciuto dal punto di vista tecnico, ma la cosa di cui sono più fiero è la qualità dei rapporti umani che si sono creati giorno per giorno. Per questo non finirò mai di ringraziare la famiglia Praticò per la possibilità che mi è stata offerta, tutte le persone che lavorano intorno alla squadra, i calciatori che sono stati sempre tutti disponibili e corretti, e con i quali ho un rapporto fantastico. Un grazie particolare lo faccio pubblicamente a due persone che hanno condiviso con me tutto, gioie e dolori. Due grandi professionisti ma soprattutto due uomini veri: Carmelo Roselli, preparatore dei portieri e Valerio Zuddas, preparatore atletico”.

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