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Giancarlo Abete: "Procuratori nei dilettanti vanno monitorati"

Nella quarta puntata dell'inchiesta «ANNO ZERO: Ridateci il calcio» l'ex presidente Figc ha detto la sua anche sul movimento giovanile dilettantistico. E ai Mondiali ha simpatizzato per...

30 Ottobre 2018

Giancarlo Abete dal 2007 al 2014 ha rivestito per due mandati la carica di presidente della Figc

Giancarlo Abete dal 2007 al 2014 ha rivestito per due mandati la carica di presidente della Figc

Carlo Tavecchio, Fanco Carraro, Gabriele Gravina e, ora, Giancarlo Abete. Non poteva che concludersi con un altro Presidente FIGC la nostra inchiesta «ANNO ZERO: Ridateci il calcio», con la quale abbiamo voluto ripercorrere con voi l’anno più buio del movimento italiano. E non poteva non concludersi con colui che, di fatto, ha permesso alle componenti federali di trovare la convergenza che ha “costetto” il CONI a indire le elezioni di lunedì scorso. Solo le nuove normative sull’incandidabilità non hanno permesso il suo quarto mandato alla presidenza di via Allegri. Abete ha scelto di non creare ulteriori contenziosi, si è fatto da parte per accelerare il processo di rilancio e plaude all’elezione di Gravina. Senza nessuna punta di amarezza per come sono andate le cose, con la nostra stessa speranza di trovarci al punto di svolta. 

Dalla lunga intervista rilasciataci pochi giorni fa presso i suoi uffici romani, e consultabile sulla piattaforma Press Reader e sull'edizione cartacea di Gazzetta Regionale,  abbiamo estrapolato alcuni passaggi che riguardano più da vicino il pane quotidiano nostro e di Voi lettori: il calcio giovanile. 

Giancarlo Abete dal 2007 al 2014 ha rivestito per due mandati la carica di presidente della Figc


Una grande problematica, dal nostro punto di vista, è quella legata ai genitori che pagano per far giocare i propri figli nei settori giovanili professionistici, così come la presenza dei procuratori nel dilettantismo. Spesso non si considerano questi fattori, ma si pensa più alla scelta del CT o al risultato della Nazionale. Come può intervenire in questo contesto un Presidente federale?

“Purtroppo questo si inserisce in un contesto etico-culturale del nostro paese. C’è questa grande aspettativa di successo, che porta le persone a credere che senza il rapporto giusto non si possa arrivare da nessuna parte. A volte sono venuti a chiedere a me se potevo indicare il procuratore giusto, mi ricorda un po’ le dinamiche di quando tempo fa si provava ad essere assunti in un’istituzione, dove se non c’era la conoscenza giusta non si entrava. La verità è che nel professionismo ci arrivano in pochissimi, ciò non toglie che bisognerà partire con un alto controllo dell’attività delle Scuole Calcio e aumentare il livello della qualità formativa. La tematica dei procuratori è delicata, adesso si è ripreso un percorso di regolamentazione, va sicuramente monitorata anche nel dilettantismo”.

Il prossimo Europeo Under 21 è già un banco di prova per il calcio italiano?

“Una bella opportunità, anche perché noi siamo un paese affezionato a questa selezione, vantiamo cinque titoli. Adesso la competizione è a 12 Nazionali, a mio tempo proposi di passare a 16. Quando era a 8 si trattava di una manifestazione di nicchia, oltre all’ospitante c’erano solamente 7 paesi e restavano fuori tante grandi federazioni, intaccando in parte lo spettacolo. C’è anche il discorso dei diritti televisivi, il fatturato dell’Under 21 è nettamente inferiore, quindi resta una bella possibilità ma non commettiamo l’errore di dare una dimensione superiore alla reale importanza della manifestazione”. 

Dal punto di vista tecnico cosa dobbiamo aspettarci?

“Mi sento di dire che Di Biagio finora ha raccolto meno di quanto meritasse, persona davvero capace. Per la Federazione, per l’Italia, per i ragazzi spero che tornino a casa con un risultato prestigioso”.

Il suo talento italiano preferito?

“Chiesa, Insigne e Bernardeschi. Naturalmente ognuno di noi è portato a individuare il giocatore preferito in quello che ti risolve la partita, non è collegato a una antipatia nei confronti del difensore (sorride, ndr)”.

Per chi ha simpatizzato ai Mondiali in assenza dell’Italia?

“Alcuni grandi giornali sportivi hanno individuato l’Islanda come la più simpatica ed in effetti è difficile non provare simpatia per la loro Nazionale e i loro tifosi. In generale però in Italia abbiamo tifato contro in assenza degli azzurri, in finale mi sento di poter dire che in tanti più che tifare la Croazia hanno tifato contro la Francia (sorride, ndr). Nel calcio c’è una componente che è sia punto di forza che di debolezza: la faziosità, incredibile propellente, in grado di fidelizzare più di ogni altro fattore. È un propellente e allo stesso tempo il suo limite, quindi da una parte devi sperare che ci sia, dall’altra che non sia eccessiva”.


L'intervista integrale a Giancarlo Abete disponibile QUI e in edicola da ieri.

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