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l'intervista

Ciavattini ricorda la Roma: "De Rossi, la Youth e l'Olimpico"

L'ex capitano della Primavera giallorossa, attualmente svincolato, si racconta: "Mister Alberto è stato un maestro di calcio e di vita"

04 Aprile 2020

Ciavattini contro il Chelsea ©De Cesaris

Ciavattini contro il Chelsea ©De Cesaris

82 apparizioni con la maglia della Primavera nella varie competizioni, uno di quelli più presenti nella storia giallorossa. L'Urbetevere e la Lazio da bambino, poi il passaggio alla Roma e la lunga trafila fino ad arrivare agli ordini di De Rossi con il quale è stato anche capitano. Uno Scudetto, una Tim Cup, una Supercoppa e le avventure in Youth League. Stefano Ciavattini di ricordi ne ha tanti, uguali alle emozioni rimaste nel cuore e un bagaglio di esperienza giusto per affrontare ogni eventuale bivio del presente.

Ciavattini contro il Chelsea ©De CesarisL'Urbetevere, la Lazio e poi la Roma a 14. Che ricordi hai del tuo viaggio in maglia giallorossa?
"A Trigoria sono arrivato nel 2012 iniziando con i Giovanissimi Nazionali. Le prime impressioni erano pazzesco, sembrava di essere nel luogo dei sogni: io tifoso romanista, nel club che rappresentava uno dei settori giovanili più forti in Italia e in Europa. Entrare lì e incontrare subito Bruno Conti fa sicuramente un certo effetto. I ricordi sono tanti e veramente belli, a partire dai trofei alzati in Primavera allo Scudetto Allievi che  forse è il titolo più sentito tra quelli centrati perché fu una scalata vincente sin dal primo giorno".

Aneddoti particolari? Sei stato spesso anche con la prima squadra...
"Mi porto dentro gli allenamenti con i "grandi", circondato da giocatori di livello mondiale e con idoli come Totti e De Rossi. Indimenticabile anche l'amichevole con la Chapecoense all’Olimpico: è stata un emozione grandissima, sia per l'evento particolare in sé per sé, sia perché giocavo davanti allo stadio in cui ero stato solo precedentente per tifare la squadra con la quale in quel momento stavo giocando. La prima convocazione in serie A contro l’Inter anche è stata un'emozione incredibile: dalla rifinitura, passando per il viaggio in pullman e il pranzo in hotel in mezzo ai campioni. Era tutto speciale per me. Ricordi indelebili".

Sei rimasto in contatto con qualche ex compagno?
"Sì, ne sento ancora molti: Tofanari, Franchi, Crisanto, Di Nolfo e D’Alena, ma sicuramente ne dimentico qualcuno".

Sei stato allenato da Muzzi, Coppitelli e De Rossi. Hai un aggettivo per ognuno di loro?
"Muzzi trasparente, Coppitelli vincente e De Rossi insegnante di calcio di vita".

Se dovessi prendere una macchina fotografica e andare nel passato, quale foto scatteresti a Ciavattini con la maglia giallorossa?
"Dopo la vittoria in casa del Chelsea in Youth league con la fascia di capitano".

Gli attaccanti più forti che hai incontrato?
"Hudson-Odoi del Chelsea il piu difficile da marcare, Cutrone quello con più fame di gol"

Dopo la Roma, la Reggina: un'esperienza non fortunata.
"In Calabria non è andata ne come volevo e pensavo: è stata veramente negativa. Di positivo posso solo parlare di un grande gruppo di ragazzi con cui mi sento tutt’ora e il lato umano dello staff tecnico composto da mister Cevoli, Nicola Cancelli, Marco Torelli e Carmelo Merenda i quali nel momento più assurdo a livello professionale, cioè il quasi fallimento della società, si sono stretti insieme a noi e hanno creato un gruppo incredibile. Per il resto, sotto il lato professionale non è stato come immaginavo per via di molte fattori".

E adesso?
"Dopo la Pianese, ora sono svincolato da settembre per problemi fisici abbastanza importanti. Ho fatto vari percorsi fisioterapici e ora sto decidendo cosa voler fare della mia vita. Purtroppo il mondo del calcio è particolare".

Il Covid-19 ha bloccato forzatamente e giustamente a casa anche i calciatori. Vuoi lanciare un messaggio soprattutto ai più piccoli?
"Bisogna pensare prima alla salute e poi a tutto il resto. È vero: a volte sembra che il calcio sia l'elemento più importante della nostra vita, ma non è così. A riguardo mi viene in mente una frase di Arrigo Sacchi: «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti», quindi direi semplicemente di seguire le direttive. Solo così facendo si tornerà a fare ciò che amiamo più in fretta".

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