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L'INTERVISTA

Calcio gigante dai piedi d'argilla: parla Trinchera, ds cosentino

Il Direttore Sportivo del Cosenza ci aiuta ad analizzare il momento di forte crisi in ambito calcistico: "Bisogna optare per il buon senso"

20 Aprile 2020

Stefano Trinchera, ds Cosenza ©Mannarino

Stefano Trinchera, ds Cosenza ©Mannarino

Stefano Trinchera, ds Cosenza ©Mannarino

L’unica sicurezza nella grande incertezza è il caos. C’è chi grida “avanti”, c’è chi più prudentemente incoraggia alla riflessione, e chi senza mezzi termini invoca un definitivo stop da molto tempo. Le maggiori testate sportive nazionali, neanche a dirlo, puntano l’indice verso il prosieguo, un po’ per convenienza - è chiaro -, un po’ perché di qualcosa si deve pur parlare in questo periodo, dato che i video rubacchiati sulle pagine Instagram dei calciatori più famosi non sempre possono bastare (specialmente se questi ultimi predicano bene e razzolano male). E così si continua solo a contribuire al clima di confusione che si sta creando intorno ad un mondo non indispensabile in questo particolare momento storico, perchè ora come ora l’unica priorità dovrebbe, anzi deve, essere la salute.


Lo sport si ferma nella sua totalità praticamente in tutto il mondo. Europei ed Olimpiadi rimandate, non era mai successo. Eppure i due maggiori campionati di calcio italiani sembrerebbero dirigersi sulla rotta di un proseguimento. Le definizioni Serie A e Serie B dovrebbero essere solamente classificazioni per intendere la maggiore “forza” a livello sportivo; dovrebbero sì, perchè ad oggi sembrerebbe che questa faccenda sia diventata una lotta di classe nella quale chi è più forte va avanti e chi è più debole si ferma. E’ chiaro che si tratta anche di motivi logistici, è sciocco persino spiegarlo. Estendere i controlli di sicurezza alle migliaia di società dilettantistiche ed alle quasi sessanta militanti in Lega Pro è pressoché impossibile, questo viene da sé. Mentre per le quaranta "privilegiate" tutto è più facile, certo. Il punto è che si rischia di corrodere la base del calcio nostrano. Un gigante dai piedi d’argilla che rischiano di sgretolarsi in mille pezzettini. 


E’ per questo che mai come adesso servirebbe un unione di intenti, di proposte, ma soprattutto di finalità. Il nostro calcio dovrebbe proseguire compatto, senza lasciare indietro nessuno, senza mandare avanti i più forti. Siamo ancora in piena emergenza, è inutile negarlo. Nonostante stiamo per affacciarci alla tanto agognata Fase due alcune regioni nel nord del nostro paese si trovano ancora in estrema difficoltà. Senza considerare poi un aspetto più futile, ma comunque da tenere in considerazione, ovvero che i papabili mesi per concludere quello che si è iniziato in assenza del coronavirus sarebbero quelli estivi. Una stagione non propriamente adatta ad uno sport di questo tipo qui nel Bel Paese, specialmente nelle regioni più calde del sud. 


Insomma una grande forzatura che sembra dover andare avanti ad ogni costo; non importa l’emergenza, non interessa il caldo, non si tiene conto dei più deboli. Il calcio deve andare avanti ed il perchè lo debba fare per forza non si può proprio spiegare in maniera concreta, ma ognuno può provare a tirare le somme da sé. 


Per tentare di scostare qualche nuvola, cercando di far filtrare qualche raggio di luce che ci possa illuminare ed aiutare a comprendere l'ingarbugliata situazione ci viene in aiuto un giovane ed ambizioso Direttore Sportivo, che di calcio ne ha masticato per una vita intera, ma che anche lui per la prima volta si ritrova davanti una orribile novità. 


Stefano Trinchera con la maglia del Lecce ©wlecce.it

Stefano Trinchera è il ds del Cosenza dal 2017. La sua carriera come calciatore parte da Lecce, società pugliese della città-provincia del comune che gli dà i natali, Copertino. Con la maglia giallorossa esordisce in Serie B e nella stagione ‘93-’94 anche in Serie A - dove annovera 25 presenze -. Da lì un lungo percorso con varie casacche in Serie C: Avellino, Reggiana, Trapani e Ternana, tra le altre. Ed è proprio dalla C che riprende il suo percorso da direttore sportivo con la sua società attuale, il Cosenza, dopo le parentesi nel medesimo ruolo con la Virtus Francavilla ed anche con il suo Lecce. Nella stagione 2018-2019 i rossoblù cosentini tornano, dopo anni d’assenza, in Serie B ed al primo anno riescono a piazzarsi in decima posizione da neo promossi grazie ad un’ottima seconda parte di stagione. Al blocco dei campionati nella stagione corrente il Cosenza si ritrovava in piena zona rossa a dieci giornate dal termine. Riallacciandoci ora all’incipit abbiamo posto qualche domanda a Trinchera, cercando di capire la sua posizione sull’attuale emergenza, nonché sulla situazione che si prospetterà per questa stagione 2019-2020:


In prima battuta credo sia doveroso tenere fuori il calcio e chiederle un commento a proposito di questo maledetto Covid-19, che per i più fortunati si è tramutato solo in una reclusione forzate tra le proprie mura casalinghe…

“E’ un momento decisamente non semplice. Stiamo tutti osservando le ordinanze e le restrizioni e di certo non fa piacere. Dobbiamo mantenere alta la guardia e ricordarci sempre che la salute deve avere una posizione primaria nella vita di tutti i giorni”.


Come pensa debba reagire il calcio italiano a questo scossone? 

“Il calcio è una passione e noi appassionati abbiamo una grande fortuna ad avere uno sport che riesce ad emozionarti così tanto, sopra ogni altra cosa. Purtroppo credo che a questo periodo seguirà un piccolo dramma sotto il punto di vista finanziario. E’ un movimento che crea grossi guadagni nel nostro paese e che sostiene tante famiglie. La ripartenza non sarà semplice per tantissimi aspetti, ma credo che il calcio sotto questo punto di vista, e soprattutto quando sarà il momento giusto, avrà una corsia preferenziale…”.


Qual è la sua posizione, proseguire o fermarsi qui?

“Ognuno si sbilancia in base ai propri interessi ora come ora. Quello che posso dire io è che c’è un po’ di timore in società come la nostra; i protocolli che ci ha mandato la FIGC non sono semplici da rispettare. Sono per ripartire sì, ma al momento giusto. I calciatori in primis in questo momento preferirebbero aspettare. Loro sono coinvolti in prima persona ed è giusto dare credito alle loro parole. Spero che tutto si possa risolvere nei tempi più brevi possibili, ma sinceramente nell'immediato non condivido la ripresa”.


Non crede che per il bene delle società minori i campionati si debbano unificare intraprendendo un’unica via uguale per tutti? Considerando specialmente anche alle recenti indiscrezioni trapelate a proposito del campionato di Serie C ed i botta e risposta arrivati dai rappresentanti delle leghe di Serie B e D

“Deve prevalere il buon senso, da tutti i lati. Bisogna sposare una linea comune che non dia privilegi a qualcuno, penalizzando altri. Non dobbiamo farci prendere da soluzioni di comodo, bisognerà essere lucidi creando il miglior sistema che tuteli l’interesse di tutto il calcio. Nelle categorie minori c’è un mondo sconosciuto ai più che però è la base per il nostro sport e non tutti si rendono conto che la sofferenza maggiore in periodi come questo si vivono proprio nelle società dilettantistiche. Si dovrebbe dare più attenzioni a queste realtà che faticano a resistere”.


Che differenze vede tra Serie D e Serie C? Si parla molto di professionismo e semi-professionismo…

“A mio modo di vedere si equivalgono. Magari in Serie C si possono trovare club più blasonati, con una storia più antica ed impianti migliori, dato che molti club sono arrivati anche in Serie A. Nel complesso però a livello di gioco ed organizzazione sono realtà molto vicine. Alcune differenze che si potevano notare in passato con il tempo si sono appiattite”.


Tornando ad argomenti più leggeri e che coinvolgono più direttamente il campo, nella sua lunga esperienza qual è il ricordo che porta con sé con più affetto?

“Beh, da giocatore non dimenticherò mai l’esordio in Serie A. Era il ‘93, la prima di campionato: Lecce - Milan. Scesi in campo di fronte a quasi 40 mila spettatori. Ricordo quella bolgia come ieri. Prima della gara Nedo Sonetti mi disse di marcare Papin… gli risposi che ero pronto, ma in realtà mi tremavano le gambe. Per quanto riguarda la carriera dirigenziale invece direi il ritorno al Lecce. E’ stato un vero e proprio ritorno a casa per me, è la squadra per cui ho sempre tifato ed è stato motivo di grande orgoglio”.


Per quanto riguarda il dilettantismo, segue quello laziale? 

“Seguo più che altro una società all'interno della quale ho due conoscenze, nonché due amicizie. Sto parlando del Fidene, che milita in Prima Categoria. A tal proposito colgo l’occasione per salutare e fare i complimenti ad Angelo Di Gennaro e al Direttore Generale Roberto Carlino. Hanno messo in piedi un bel giocattolino in questa stagione e ho seguito con grande piacere la loro cavalcata da record. Parlando più in generale il calcio nel Lazio è una bellissima realtà, un contesto che mi piace e che ho sempre piacere di riscoprire nei miei viaggi di lavoro”.


Progetti per il futuro? Ha un contratto che la lega al Cosenza fino al 2021, ma tutti abbiamo delle ambizioni…

“Certamente. Passerò qui un’altra stagione lavorando per vedere come rimetterci in sesto. Le ambizioni ovviamente ci sono, come è normale che sia. L'obiettivo è quello di arrivare più in alto possibile; ho percorso tutte le categorie e credo che le sensazioni che si respirano in Serie A sono difficilmente eguagliabili. Lì si vivono emozioni incredibili, ogni giorno”. 

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