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L'INTERVISTA

Lucarelli racconta: Albania, Dinamo Tirana, Savio e...

"Procuratori nel dilettantismo? L'anticalcio". Il mondo del pallone albanese sta crescendo in maniera esponenziale

12 Novembre 2020

Lucarelli racconta: Albania, Dinamo Tirana, Savio e...

Un uomo di calcio, un “addetto ai lavori” che col pallone ci è nato, cresciuto e non ne vuol sapere di abbandonarlo. Giulio Lucarelli è stata una delle figure che hanno contribuito all’ascesa del calcio laziale, sia per quanto riguarda i titoli in bacheca, sia soprattutto sul piano di giovani calciatori lanciati nel professionismo. Dopo la grande esperienza nel Savio di Paolo Fiorentini ha deciso di volare verso l’Albania, dove in forza alla Dinamo Tirana ha avuto l’opportunità di accrescere il proprio bagaglio d’esperienza.


Il Covid in Albania, un paese forte che ha reagito alla grande 

Giulio Lucarelli

“Lì il Coronavirus non è stato della stessa gravità rispetto all’Italia o ad altri paesi europei e non. Nel mese di marzo si è fermato tutto, come nel resto del mondo, ma a differenza di altre nazioni il popolo ha reagito alla grande, con una dignità ed una potenza emotiva che li contraddistingue. Sono certo che ne sono usciti più rafforzati da un periodo storico piuttosto difficile. Nelle avversità il popolo albanese non si lascia prendere dallo sconforto, si rimbocca le maniche e lotta con tutto se stesso, lo hanno dimostrato ancora una volta e io sono orgoglioso di aver fatto parte di una grande cultura come quella” - esordisce così Giulio Lucarelli, che poi prosegue entrando nel mondo del pallone – Ci sono state delle grosse divergenze da Governo e Federazione sulla ripartenza e su tutti quei problemi che per forza di cose hanno messo a serio rischio lo svolgimento dei campionati, ora finalmente si è sciolto il nodo e pochi giorni fa il calcio è ripartito. Come detto, l’Albania non si è abbandonata a se stessa, anzi, è riuscita a trasformare la negatività in positività, il Covid 19 ha sospinto ad emergere il calcio, forte di uno sviluppo avviato ormai da diversi anni”. L’ex responsabile del Savio ha allargato poi il discorso sui grandi progressi che sta facendo lo sport, ed in particolare il calcio, nel paese della penisola balcanica: “Il fatto che il Coronavirus sia diventata una possibilità per emergere, come ho detto, non è certamente un caso. Negli ultimi tempi moltissimi tecnici e imprenditori italiani hanno deciso di emigrare il Albania per investire su quel tipo di calcio, un calcio che anche a me era assolutamente sconosciuto quando ho accettato l’incarico nella Dinamo Tirana. A proposito della Dinamo, quello è sicuramente un chiaro segnale di come l’esperienza italiana funga da trampolino di lancio e viceversa, mi spiego… L’Albania costituisce una grande opportunità per tutti, prendiamo ad esempio gli allenatori che, forti delle nozioni e del bagaglio calcistico accumulato in Italia, dispensano il loro sapere; dki ritorno ricevono tutta la voglia di emergere dei giocatori e soprattutto il talento da sgrezzare, è un dare-avere. Perché gli albanesi il talento puro ce lo hanno eccome, va incanalato nei binari giusti. Il precursore è stato Gianni De Biasi che ha avuto il coraggio di reinventarsi nell’Albania calcistica, dopo di lui ce ne sono stati molti altri, anche giocatori e addetti ai lavori. Poi non dimentichiamo che è ad appena un’ora di aereo, si parla la nostra lingua, insomma, sembra di stare in Italia. Tornando alla Dinamo Tirana, lì ho avuto la fortuna di lavorare con il presidente Marco Pontrelli che sta portando avanti un lavoro incredibile. Ha preso un centro per dare un’academy della propria società, per noi può sembrare normale ma in Albania questo significa essere all’avanguardia, credere nei giovani e guardare al futuro”.


Il virus rischia di farci perdere intere annate di giocatori 

L’ex responsabile del settore giovanile della Dinamo Tirana esprime tutte le sue preoccupazioni visto il secondo stop ai campionati: “C’è un grandissimo rischio che forse in questo momento si sta sottovalutando, vale a dire il pericolo di perdere tre categorie di calciatori che si sono visti fermare, a più riprese, la propria attività, alterando di fatto un momento delicatissimo della loro crescita mentale e calcistica. Si perderanno tanti 2003, 2004 e soprattutto 2005; mettiamoci nei panni di questi giovani che da marzo a settembre sono stati praticamente fermi, sette mesi persi sono tanti a questa età, considerando che a 15 anni si è nel pieno dello sviluppo. Bisogna aiutare i ragazzi, tutelarli, essere pazienti con loro e condurli in una crescita seria. Ci sono già troppe distrazioni e personaggi che non fanno il loro bene tra fantomatici procuratori e intermediari. Vengono trattati da calciatori professionisti ma sono ragazzini e devono essere lasciati crescere in piena tranquillità. Sono i club che devono accompagnare i giovani calciatori, provo dolore quando vengo a sapere che nel dilettantismo ci sono giocatori con il procuratore, è l’anticalcio”.

 

L’affetto per il Savio di Paolo Fiorentini ed una nuova avventura 

“Non smetterò mai di ringraziare il presidente e tutta la società per quello che mi hanno dato e per la possibilità concessami di lavorare con calma e fiducia. Abbiamo raggiunto traguardi incredibili, ci siamo tolti insieme la soddisfazione dei titoli che ora sono esposti in bacheca a Via Norma e ci godiamo giocatori cresciuti in blues che ora si stanno affermando nel grande calcio, come Gianluca Frabotta, tanto per citarne uno. Mi auguro che in Serie A presto si affaccino altri giovani, sono la linfa vitale dell’Italia calcistica e meritano spazio. Uno dei pochi aspetti positivi del Covid sono gli stadi chiusi che permettono ai debuttanti di esordire con meno pressioni. A proposito di giovani, ci tengo a sottolineare un progetto per il quale sto lavorando e che presto vedrà la luce. Una piattaforma di scouting a cui collaboreranno importanti figure del nostro calcio, abbiamo sviluppato un percorso prestabilito con alcuni giovani di rilievo tra cui Antonio Natalucci, classe 2000 ma già punto fermo del Novara. A Novarello si stanno facendo le cose in grande, un centro sportivo all’avanguardia ed un progetto basato sui giovani in cui il direttore Orlando Urbano crede molto”. 

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