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L'intervista

Udinese: le parole di Trevisan, responsabile del settore giovanile

I pensieri e le sensazioni del responsabile del settore giovanile dell'Udinese

02 Dicembre 2020

Angelo Trevisan

Angelo Trevisan (Foto ©Udinese.it)

All’Udinese dal 2007 come braccio destro di Andrea Carnevale nel settore giovanile, dal 2010 al 2014 riceve l’incarico di responsabile del settore giovanile; dopo di che gestisce la sola Primavera per cinque anni, successivamente torna di nuovo alla guida dell’intero vivaio friulano con cui, tra le altre cose, sta svolgendo un lavoro decisamente ottimo. Angelo Trevisan è oramai una figura di rilievo all’interno del club bianconero. A confermarlo sono i risultati ottenuti dal club, non tanto per quanto riguarda i piazzamenti in campionato, piuttosto per i talenti lanciati nel grande calcio. Uno degli ultimi, sicuramente sotto le luci della ribalta già da diverso tempo, è Alex Meret, attuale portiere del Napoli, cresciuto e maturato proprio nelle under dell’Udinese. 

Direttore, dopo quella della scorsa stagione, anche quest’anno è arrivata la sospensione dei campionati Nazionali, qual è il suo parere a riguardo? 
“Se da una parte non posso che essere d’accordo con le contromisure adottate al fine di arginare la diffusione del Coronavirus, dall’altra sono estremamente preoccupato per i giovani calciatori. Dallo scorso marzo ad oggi stanno facendo i conti con una crescita singhiozzante, considerando i larghi periodi di stop a cui sono stati sottoposti. Ma al di là dei problemi relativi all’ambito calcistico, forse si stanno sottovalutando in maniera esagerata tutti gli altri aspetti che costituiscono la crescita di un giovane. Senza sport e senza scuola si mette a serio rischio la loro salute ed anche la loro maturazione sociale. Che piaccia o no, il calcio e lo sport in generale è un elemento troppo fondamentale per ogni essere umano, non può essere tralasciato”. 

Prendendo in esame le fasce d’età che vanno dalla scuola calcio alla Primavera, chi è che secondo lei rischia maggiormente di perdersi? 
“In modo diverso ma rischiano praticamente tutti. I più grandi, i Primavera, rimandano il salto di qualità più importante della carriera, quello che teoricamente dovrebbe vederli approdare nel calcio di Serie A, Serie B o Lega Pro. Come faranno le società a prendere calciatori senza averli visti all’opera? Che ne sarà di questi ragazzi? Un’altra categoria che mi preoccupa è quella dell’Under 17, anche lì intravedo un futuro critico. Forse chi si salva sono Under 16 e Under 15, avendo la possibilità di proseguire il proprio percorso nei prossimi anni. Temo anche per gli Esordienti, perché questo è il momento in cui si iniziano a formare seriamente e non sarà semplice recuperarli. La crescita calcistica, a mio avviso, si può tranquillamente paragonare a quella scolastica. Se si prende uno studente della prima elementare, lo si tiene due anni lontano dai banchi e dopo viene inserito in terza, come può crescere? Questi ragazzi stanno perdendo intere annate che non torneranno più indietro”. 

Come si sta comportando il settore giovanile dell’Udinese in questo periodo, considerando i vari problemi legati anche allo svolgimento degli allenamenti? 
“Rispettiamo le regole e le norme vigenti. Per la scuola calcio gli staff tecnici, nonostante le difficoltà, propongono esercitazioni che permettano di mantenere il distanziamento sociale anche se per me non ha troppo senso. Sia perché non credo ci sia alcun problema se venti bambini facciano una partitina tra di loro, considerando che son sempre gli stessi e attentamente controllati, sia perché non possono formarsi e crescere a dovere”. 

Prima della sospensione ufficiale dei campionati moltissime partite rinviate, alcune delle quali hanno visto come protagonista anche l’Udinese 
“Ho assistito a situazioni davvero strambe e credo che moltissime gare rinviate in realtà si sarebbero potute giocare; le hanno fatte slittare più per precauzione che per reali possibilità di contagio. Sarà che in Friuli non abbiamo avuto la percezione del Covid-19 così forte come in Lombardia o nelle altre regioni maggiormente colpite, ma faccio fatica a comprendere alcune circostanze”. 

Ad esempio? 
“C’è stato un weekend in cui l’Under 17 avrebbe dovuto giocare a Brescia e l’Under 16 in casa dell’Atalanta. In nessuna delle quattro squadre c’erano positivi, ma la prima gara si è giocata e la seconda no. Sto ancora cercando di capirne i motivi. Come accennato precedentemente, certe volte ho avuto la sensazione che a qualcuno convenga non far giocare i ragazzi”. 

Si spieghi meglio. 
“Due settimane prima della sospensione si è tenuta una riunione con tutti i responsabili delle squadre di Primavera 2, decidendo di portare in consiglio le proposte per i nuovi protocolli. Sette giorni più tardi, invece, si è parlato delle under insieme a Vito Tisci (presidente del Settore Giovanile FIGC, ndr) ed eravamo rimasti che per la scelta finale si sarebbe aspettato il 2 novembre; la federazione ha invece poi optato per la sospensione. Per noi direttori c’erano le condizioni per giocare, si stava ragionando anche sul fatto di disputare le partite qualora una squadra non superasse le cinque positività all’interno della rosa ma evidentemente non è interessato a nessuno. Lo Stato ci permette di continuare a giocare e noi come federazione chiudiamo, sono rimasto allibito. Si è dimostrato che chi vive realmente il campo tutto il giorno tutti i giorni, e non si trova solamente dietro una scrivania, non viene ascoltato”. 

Qualora dovessero ripartire i campionati, non crede che con i protocolli in vigore prima dello stop si ritorni a dover sospendere tante partite ogni weekend? 
“Senza ombra di dubbio, bisognerà ristabilire dei nuovi regolamenti, a meno che non ci sia una calo drastico dei contagi, cosa che ovviamente noi tutti auspichiamo”. 

Qual è, secondo lei, la soluzione per portare a termine i campionati? 
“Penso si tornerà in campo verso il mese di febbraio, dunque proporrei di far disputare comunque tutte le partite, magari senza giocare i playoff. Oppure con una fase finale più snella composta da quattro semifinaliste che si affrontano per il titolo. Dobbiamo entrare nell’ottica che il vivaio non è la prima squadra, noi abbiamo il compito di formare i ragazzi, non di farli vincere. A me non importerebbe nulla di andare a giocare una partita con 11 giocatori contati o di arrivare ultimo in classifica. Noi dobbiamo far migliorare i nostri giovani e la loro crescita non passa certamente per la posizione raggiunta a fine anno. E’ fondamentale mandare avanti tutto il movimento”. 

Passiamo a temi più dolci, ad Udine si sta lavorando molto bene e la direzione è piuttosto chiara: friulani e sotto età sono il vostro cavallo di battaglia… 
“La proprietà ci ha dato l’input di formare il vivaio con giocatori del posto. Da due anni a questa parte la Primavera, ad esempio, è composta solo ed esclusivamente da friulani. Mi sento orgoglioso anche della scelta di proporre una rosa che vede soprattutto 2003, eccetto alcuni classe 2002 che abbiamo ritenuto futuribili per la prima squadra. Raramente peschiamo fuori regione, quando lo facciamo significa che crediamo fortemente in quel determinato giocatore e ci aspettiamo che possa esplodere nella massima serie. Dal 2006 ad oggi ci possiamo ritenere soddisfatti, abbiamo permesso a tanti giovani di affermarsi nel grande calcio e stiamo coltivando una grandissima generazione di portieri come Ivan Provedel, Samuele Perisan, Manuel Gasparini, Alex Meret, Gian Marco Crespi, Guglielmo Vicario… La speranza è che prossimamente possiamo sfornare anche calciatori di movimento, ma siamo già sulla buona strada se pensiamo a Marco Ballarini, cresciuto nell’Udinese sin dai tempi dei Pulcini, ma anche a Martin Palumbo, che ha già esordito in prima squadra. Senza dimenticare Filippo Berra, Luca Magnino e Simone Pontisso, tre ragazzi che attualmente militano in Serie B”. 

A proposito di giovani talenti, avete un 2006 che dallo scorso anno sta facendo parlare molto di sé, Simone Pafundi. Cosa ci dice sul ragazzo? 
“Simone è un giovane di assoluta prospettiva, lo scorso anno ha fatto benissimo da sotto età con l’Under 15 e aveva ripreso al meglio questa stagione, sempre da sotto età ma con l’Under 16. Ha qualità immense ma deve stare tranquillo, studiare ed allenarsi, rimanendo sempre con i piedi a terra. Sono pronto a scommettere su di lui, sarà precoce anche nell’esordire nella massima serie”. 

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