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Categorie: Dilettanti

College Life Italia, Nota: "Scelgo calcio e studi in USA"

L'avventura di Andreas oltreoceano: da Roma e dalla Roma al Kentucky e a New York, accompagnato dalla passione e dalla voglia di percorrere contemporaneamente due strade



La storia di Andreas Nota è quella di un ragazzo con le idee chiare, determinato ad inseguire il suo sogno e allo stesso tempo consapevole dell'importanza della formazione personale. Calcio e studio, due percorsi paralleli e di uguale importanza, che Andreas ha scelto di portare avanti con coraggio e con una maturità sorprendente. Finito il liceo, perché rinunciare a una delle due cose? L'America è stata la sua soluzione, per continuare a sognare tra i pali di un campo di calcio e proseguire gli studi, pronto a entrare un domani nel mondo del lavoro con le giuste competenze. Alla base di tutto la sua enorme passione, unico motore in grado di spingere un ragazzo del '98 verso un'avventura del genere.


Nota in azione con la maglia della Seton Hall University


Andreas, iniziamo dal tuo percorso calcistico.

“Sono cresciuto nelle giovanili della Roma, rimanendo in giallorosso fino alla categoria Giovanissimi Nazionali, per poi passare al Futbolclub con mister Roberto Baronio, dove nel biennio Allievi abbiamo vinto due titoli regionali e perso uno scudetto in finale, dopo una cavalcata indimenticabile. Due anni molto importanti che poi mi hanno proiettato subito con i grandi, in Eccellenza con lo Sporting Città di Fiumicino. Al secondo anno là, quando la squadra si è trasformata nell’SFF Atletico, abbiamo vinto il campionato salendo in Serie D”.


Poi cosa è successo?

“Nel contempo io avevo terminato il mio percorso scolastico al liceo, quindi mi sono trovato davanti a un bivio: dovevo decidere se continuare gli studi o proseguire nel mondo del pallone ed in Italia è impossibile fare entrambe le cose ad alti livelli, perché la carriera universitaria toglie molto tempo”.


Sei però riuscito a trovare la soluzione ideale per te…

“Grazie a College Life Italia ho scelto di proseguire sia gli studi che il calcio negli Stati Uniti: il mio sogno, il mio desiderio, fare entrambe le cose senza negarmi nulla. Ho scelto la Campbellsville University, a Hodgenville in Kentucky, dove in campionato siamo arrivati a disputare le finali NCCAA, perdendo in semifinale. Sono andato molto bene sia dal punto di vista scolastico che calcistico, meritandomi il salto di categoria dalla NAIA alla NCAA prima divisione”.


Nota in volo tra i pali


Un primo anno americano molto soddisfacente, il passo successivo?

“Il campionato in USA finisce a dicembre, ho chiesto il transfer per un’altra università e quindi nell’attesa l’anno scorso sono tornato in Italia qualche mese giocando in Serie D con l’SFF Atletico e proseguendo i miei studi online. Sono ripartito a luglio con destinazione New York, Seton Hall University, pronto per vivere il secondo anno del master. Sto giocando in NCAA prima divisione, la categoria più alta, qui i il livello dei campionati si basa sul prestigio dell’università. Stiamo disputando la Big East conference, una competizione molto dura”.


Hai esperienza di calcio italiano a livello di settore giovanile, professionistico e non, e di prime squadre; e ora anche del calcio statunitense. C’è tanta differenza tra noi e loro?

“La differenza che si nota a vista d’occhio è che quello americano è un calcio molto più fisico e meno tattico de nostro. Tutti corrono tantissimo, dall’inizio alla fine della partita, anche perchè il sistema delle sostituzioni è diverso, con giocatori che possono entrare e uscire più volte. Il livello è alto, sto affrontando giocatori forti: da questo campionato si effettuano i transfer per la Major League Soccer”.


Speri nel grande salto in MLS? Che piani hai per il tuo futuro?

“Ci penso, ma è un pensiero lontano. Ancora devo finire questa stagione, poi ce ne sono altre due. È comunque un sogno, mi ci sto avvicinando. Per me è importante anche avere la possibilità di continuare gli studi e laurearmi. Il mio obiettivo è chiudere il master in America e poi vedere se sono all’altezza dell'MLS, del calcio dei grandi”.


Nota al Madison Square Garden di New York con un amico


Anche perché uno dei tuoi più cari amici qui a Roma ce l'ha fatta...

“Sono romanista da quando sono nato, sono andato spesso allo stadio e ho sempre seguito la squadra, come fosse parte di me. Il mio milgiore amico è Luca Pellegrini, che da poco ha esordito in Serie A con ottimi risultati: sono molto contento per lui, meno per le prestazioni della squadra. Roma è una piazza difficile e le aspettative erano alte dopo l’ultima stagione, spero che la squadra si possa riprendere perché la Roma è sempre la Roma”.


A livello di metodologie di lavoro, invece, Italia e USA sono distanti?

“Nel mio percorso calcistico in Italia sono stato molto fortunato perché ho sempre vissuto ambienti di grande spessore: dalla Roma, al Futbol con un ex calciatore professionista come Baronio, uno dei migliori che abbia mai avuto, infine all’SFF Atletico. Sono sempre stato in squadre che lottavano per vincere, con una certa mentalità. In USA gli allenamenti sono molto più duri ed intensi, ma resta il discorso della mentalità e delle ambizioni. È un fattore che ti influenza in allenamento e ti porta a migliorare ed a fare il salto di qualità”.


Passando al campo, paravi di più a Roma o adesso in America?

“Paro di più in America (ride, ndr)! Qui il ruolo del portiere, come quello dei difensori, ha grande considerazione e ha molto peso in termini di statistiche. Ogni giocatore ha la sua media, il suo punteggio e da questo punto di vista gli americani sono all’avanguardia. Poi, essendoci più intensità in gara, sono chiamato in causa più spesso”.


Andreas Nota


Così in campo, da un lato, invece dall'altro cosa studi? Che ne pensi del sistema e delle strutture universitarie degli Stati Uniti?

“Gli studi qui sono molto più specializzati verso ciò che si vuole fare. Studio business e stando a New York è un indirizzo molto coinvolgente: in Italia ci prepariamo più generalmente, a mo’ di bagaglio personale, non utilizzando poi nel mondo del lavoro tantissime cose che precedentemente si studiano; qui è la formazione è più specifica e funzionale. Ci sono poi dei tutor per gli studenti-atleti: l’università ci aiuta e tutela per metterci nelle condizioni migliori per performare al massimo nei due settori”.


In conclusione, consiglieresti l'esperienza USA con College Life Italia?

“L’America è un po’ il sogno di tutti i ragazzi, come esperienza di vita e lavorativa. Sono contento perché sto a contatto con una mentalità totalmente diversa da quella italiana, più aperta: consiglierei subito a chiunque questo percorso con College Life Italia (www.collegelifeitalia.com). Qualcuno potrebbe pensare che, venendo negli Stati Uniti a studiare e giocare a pallone, si annulla automaticamente l’opportunità di diventare un calciatore professionista, ma non è così: molti ragazzi, studenti-atleti, alla fine del quadriennio universitario riescono a centrare il grande salto nel mondo del professionismo. È un modo per studiare con qualità e proseguire a sognare”.


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