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CONI Lazio, i club restano a secco. Ma nelle altre Regioni...

Sotto la presidenza di Viola il Lazio "vanta" la terzultima posizione in Italia per patrimonio netto e il peggior deficit nel 2018. Piemonte e Lombardia intervengono in favore delle società sportive con oltre mezzo milione. Anche Emilia Romagna e Basilicata danno il giusto esempio



Viola (©GazReg)

Il 14 maggio la Giunta Nazionale del CONI decide di sbloccare una quota del patrimonio netto dei Comitati Regionali alla data del 31 dicembre 2018, nell’ammontare massimo del 50%, da destinare alle iniziative a sostegno delle società dilettantistiche del territorio. Un incentivo per promuovere la ripresa delle attività, dopo l’enorme crisi scatenata dall’epidemia. Una manna per chi vede la propria attività bloccata da circa quattro mesi. Dopo quaranta giorni di attesa il CONI Lazio ha pubblicato mercoledì scorso, il 24 giugno, la “Memoria di Giunta” (tenutasi il 16 giugno, ndr) in cui illustra il proprio intervento in favore delle associazioni della nostra regione: nulla, zero. Nessun contributo diretto alle società sportive. L’imbarazzante motivazione dell’impotenza del Comitato laziale presieduto da Riccardo Viola, figlio dell’indimenticabile patron della Roma scudettata nella stagione 1982-1983, è legata al fatto che aveva un patrimonio netto (la differenza tra attività e passività, ndr) che ammontava a 72.000 euro al termine del 2018. Un dato che rilega la nostra regione al terzultimo posto in Italia, meglio solo di Marche e Friuli Venezia Giulia, subito sotto la Valle D’Aosta, come potete vedere nella tabella in pagina. Potendo ogni Comitato Regionale stanziare fondi fino al massimo del 50% del patrimonio netto, la Giunta laziale ha previsto di utilizzare 25.000 euro. Il Comunicato contenente la Memoria del 16 giugno precisa che tali risorse “sono largamente insufficienti ad aiutare le società sportive” e che pertanto si è deciso di utilizzare “questi fondi insieme al contributo CONI” per promuovere gli Educamp e i Centri Multidisciplinari nell’ambito del progetto CONI & Regione, compagni di sport. Impossibile non notare la grande differenza con i Comitati che di contro sono al vertice di questa graduatoria. Difficile comprendere come il Lazio sia lì nel fondo per capacità di patrimonializzare, sapendo che è la seconda regione del Paese per numero di abitanti, la seconda per numero di società sportive (5.825) dopo la Lombardia (9.741), la terza per numero di atleti, ne vanta 467.830 preceduta ancora dalla Lombardia (877.784) e dal Veneto (487.915).


Problemi gestionali Numeri che la premiano sotto forma di contributi riconosciuti dal CONI (nel 2018 non era ancora operativa Sport e Salute, ndr), con il quarto sostegno più consistente, 122.000 euro, dopo Lombardia, Sicilia e Trento. Numeri che al contrario lo vedono “soccombere” rispetto alle altre regioni, in maniera sconcertante, alla voce “Contributo terzi”, risorse provenienti da fuori per dirla in maniera volgare, contributi delle Istituzioni, proventi derivanti da partnership e sponsorizzazioni. “Il Lazio ha sempre avuto difficoltà nell’ottenere contributi dalle istituzioni di riferimento”. Una frase messa là, che spacca il testo della Memoria della Giunta ed entra nel merito della nostra regione. Una frase che però fa sorgere quesiti per i numeri illustrati sopra: perché? Di chi è la responsabilità? Delle istituzioni che non offrono spontaneamente il loro contributo? Regione, Province e Comuni dovrebbero riconoscere fondi solo perché è il CONI? D’altra parte ci potrebbe essere una problematica nel saper organizzare e proporre progetti meritevoli di essere finanziati, essere abili nel dar vita a eventi che siano in grado di attirare le attenzioni e nel promuovere lo spettacolo dello sport. Non dimentichiamoci che in questo territorio c’è una città che si chiama Roma. Che il movimento, soprattutto quello dilettantistico, debba essere sostenuto solo per il fatto di esistere è una sorta di battaglia che stiamo portando avanti da tempo, ma pensare che piovano soldi più che sufficienti a mandare avanti la baracca, senza sviluppare idee che permettano al movimento di crescere, è anacronistico e sbagliato. E per fortuna che “finalmente tre anni fa, grazie al protocollo d’intesa con la Regione, si è potuto contare su un contributo importante per la promozione dello sport” precisa la Giunta del Lazio, che poi aggiunge: “A tale riguardo è stato sottolineato, con orgoglio, di aver ricevuto contributi esterni su rendicontazione e non a fondo perduto”. Ignorerà qualcosa chi scrive, ma fatichiamo a comprendere il motivo per cui si dovrebbe essere orgogliosi di non aver ricevuto fondi perduti...


In difesa “I circa 25.000 euro che il Lazio dovrebbe mettere a disposizione da una parte sono il segnale di come il Comitato ha gestito al meglio le proprie risorse, dall’altra sono largamente insufficienti ad aiutare le società sportive” scrive la Giunta nella Memoria. Praticamente il Coni Lazio si complimenta da solo, nonostante sia la regione con il peggior rapporto ricavi-costi del 2018 (211.000 euro entrati, 464.000 usciti) e il peggior deficit patrimoniale in assoluto: 252.000 euro di perdita. Come è possibile? Domanda che proveremo a porre al Presidente Viola, ma alla quale forse non troveremo risposta, perché come si legge nel comunicato pubblicato sul sito del Comitato: “La Memoria di Giunta spiega che i progetti territoriali del 2017 e 2018 e si presume anche per il 2019, nonostante i grandi risultati raggiunti, collocano il Lazio in una posizione non degna del ruolo che gli dovrebbe competere”: Senza alcuna motivazione, senza alcuna precisazione, si riconosce che la situazione della nostra regione “non è degna” del valore del nostro movimento. Ma nonostante ciò “durante la proficua discussione all’unanimità si è deciso di prendere una netta posizione a difesa dell’operato del Comitato”. Ma una difesa a fronte di quale attacco se questa posizione è stata presa all’unanimità? Provando a interpretare questo passaggio del comunicato sembra come un volersi mettere al riparo in anticipo da eventuali critiche per non aver stanziato neanche un euro a sostegno dei club, in ginocchio a causa delle difficoltà economiche che stanno affrontando.


Il risultato I club del Lazio escono gravemente penalizzati da una gestione che non ha permesso al CONI di patrimonializzarsi, che anzi ha fatto registrare nell’anno di riferimento, il 2018, più del doppio dei costi in rapporto ai ricavi. Monta la preoccupazione, giustamente, mentre nelle altre regioni si cominciano a presentare le domande per il contributo. Al momento hanno deliberato la somma destinata alla ripartenza delle società sportive quattro Comitati Regionali. Il Piemonte affronterà la crisi stanziando 550.000 euro, seguita dalla Lombardia che ne destinerà ai suoi club 541.500. Le risorse della Basilicata per fronteggiare la crisi ammontano a 268.000 euro, poco meno di 200.000 l’entità dell’intervento dell’Emilia Romagna. La Sardegna, in attesa dell’ufficialità, potrebbe mettere sul piatto quasi un milione, a fronte di un patrimonio netto pari a 1.961.000 euro. In tutto questo ci si chiede quindi come il Comitato del Lazio potrà aiutare il movimento. E la risposta la troviamo ancora una volta nella Memoria della Giunta: “In un momento così difficile come quello che stiamo attraversando molte società sportive rischiano la chiusura. Il CONI Lazio si fa interprete di questo grido di dolore e chiederà al Ministero dello Sport di tener conto di questa situazione e di “adottare” le migliaia di società sportive della nostra Regione”.