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Categorie: Dilettanti

Essere Arbitro: 206 aggressioni. Una stagione nerissima

Dai dilettanti alle giovanili si tratta di un bollettino di guerra. Ed abbiamo tralasciato tutti i "vaffa"...



Immaginate per un attimo di assistere ad un episodio di violenza. Ad alcuni di voi sarà capitato: possono venir fuori scene impressionanti. Presumendo che voi, lettori, frequentiate quantomeno talvolta l’ambiente dei campi di calcio dato che leggete queste righe, forse una circostanza del genere, dove vola uno schiaffo, un pugno o qualcosa di simile lo avete visto. Forse solo tra calciatori, forse all’indirizzo dell’arbitro.
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Che poi, fa differenza per voi? Se sì, forse è meglio darsi una calmata, inspirare ed espirare, contare fino a dieci e ricominciare a leggere daccapo. Parliamo di ragazzi qui, di figli di padri e di madri, che sbagliano, che sognano, che crescono; il tipo di casacca indossata fa solo parte di un gioco. Tornando a noi: qualcuno di voi avrà assistito a un episodio di violenza. Facendo un passetto in più aggiungiamo: un episodio ai danni di un arbitro. Un’esperienza che forse può venire bollata subito come fuori dall’ordinario, come un “eccezione” che, in quanto rara, può essere quasi trascurabile. Se ne può parlare sì, se ne discute, ci si possono scrivere sopra decine di righe su quanto sia sbagliato il sistema, sull’arbitro come figura non rispettata, sulla sua funzione, eccettera, eccetera. Ma poi, che resta? Vedete, la retorica è bella. Come sono belle certe maschere di carnevale veneziane. La retorica è condivisibile, anzitutto. Sono sicuro che ciascuno di noi in cuor suo, leggendo queste pagine, scuoterà la testa, condannando questi fatti (magari anche gli stessi autori di questi gesti, chissà, presi da uno sdoppiamento di personalità). Ma domani è un altro giorno. E proprio questa pagina servirà per pulire il vetro della vostra auto. Lasciamo perdere la retorica, che pure mi aveva in parte preso con sé all’inizio di questo pezzo. Oggi vi do un numero. E i numeri segnano, ben più delle parole. 206 è il numero. 206 sono le vittime di violenza fisica appartenenti alla casta arbitrale. Vogliamo definire meglio? Questa cifra non riguarda l’Italia nella sua interezza, bensì la nostra regione, il Lazio. Non riguarda gli ultimi dieci anni, riguarda questa sola stagione. Esatto. E il bello è che questa non è ancora finita: ci stiamo avvicinando verso l’ultima parte dell’annata. Quella più dura, quella con le partite acchittate o presunte tali, quella con i punti pesanti come macigni, quella dove un errore può costare tutto, una categoria. Stiamo andando verso la parte più rude e caustica del campionato. Quella più ostile, quella più suscettibile e nevrotica. E ci stiamo appressando a questa con numeri del genere.

Pensate dove possono arrivare queste cifre se non diamo un freno. 206 aggressioni fisiche all’indirizzo degli arbitri in questa stagione. 206 momenti di ingiustificabile follia, o vogliamo spacciarle per 206 eccezioni? La goccia che ha fatto traboccare il vaso è recente: parliamo del caso della semifinale di Coppa Lazio tra Roma VIII e Giardinetti

Garbatella. Alcune persone stando a quanto ricostruito dal Giudice Sportivo nel comunicato ufficiale numero 364 riconducibili alla società Roma VIII (una precisazione questa, contestata dal club che ha preannunciato ricorso), in buona sostanza, sono entrate nella zona degli spogliatoi a fine partita, e con “brutale violenza” hanno aggredito la terna arbitrale. Si è trattato di un vero e proprio blitz, quasi una spedizione punitiva indegna, compiuta da indegni. Un pestaggio che ha coinvolto tutti e tre, arbitro e due assistenti, rendendoli vittime di calci, pugni,

sputi, bottiglie d’acqua lanciate contro. Gli autori della vergogna poi, si sono dileguati rapidamente e le tre vittime hanno dovuto far ricorso al pronto soccorso. Scene da far west. Nel lavoro che potete ammirare in queste pagine, c’è dietro un’intensa attività di spoglio di quelle che compongono un freddo, ma puntuale e preciso, bollettino di guerra. Le sentenze del Giudice Sportivo. Scorrendole saltano agli occhi episodi che fanno un certo effetto, che hanno sempre come vittime i direttori di gara, capri espiatori di una frustrazione molto più profonda, che va molto al di là del campo da calcio. Ci sono arbitri donna che sono stati raggiunti nel proprio spogliatoio da giocatori nudi,

intenti a prendersi gioco di loro nel completo disinteresse degli adulti presenti.

Sì, perché qui parliamo di Giovanissimi Fascia B (evidentemente non si è mai troppo giovani per rendersi protagonisti  di gesti del genere). Ci sono arbitri che si son visti sottrarre di soppiatto da ignoti telefono cellulare e portafoglio dal proprio spogliatoio. Nel torneo Allievi, in due circostanze distinte, due arbitri vengono presi di mira da chi sta sugli spalti. A uno dei due viene tirata un’arancia (di solito le scimmie tirano la frutta: ma a Roma di esotico non c’erano solo i pappagalli?) che lo manca, mentre l’altro si prende in pieno uno gradevolissimo sputo. Che poi la gente spesso mormora sugli spalti di tutti i campi: “Eh, si fanno bei soldini sti arbitri!”, oppure: “Questi pijano, eh!” E altre considerazioni di questo tipo. Come se quelle poche decine d’euro fossero lusinghevoli, di fronte alla prospettiva di essere sputati, presi a bersaglio di agrumi, se ti va bene, se no si passa direttamente alle spranghe di ferro, alle bandierine da assistente e dei calci d’angolo, a bastoni, sassi, schiaffi, pugni e testate. Giovani ragazzi costretti a rinchiudersi dentro il proprio spogliatoio da soli, mentre all’esterno la porta viene colpita con calci e pugni, costretti ad aspettare le forze dell’ordine per essere scortati fuori dal centro sportivo. Il tutto senza considerare

la violenza verbale, che è il triste prezzemolo dei campi di calcio. Parliamo di quasi 300 episodi. Attenzione però: nel fare lo spoglio, non abbiamo considerato i semplici “Vaffa”, riconducibili a volte anche alla goliardia intrinseca del

tifo, non abbiamo considerato proteste o insulti fini a se stessi, nessuna frase irriguardosa o protesta. Parliamo di quasi  300 episodi dove si è consumata una violenza verbale grave: dalle minacce di morte a quelle di distruggere la carriera dell’arbitro incolpato millantando conoscenze in federazione. Scorrendo fra questi ripugnanti bollettini di guerra, c’è un episodio poi, meno cruento di altri, che però mi colpisce particolarmente. Un giocatore, entrato in contatto con l’arbitro, protestando con fare minaccioso, si legge sul comunicato numero 90, sferra

uno schiaffo ai danni di un dirigente della squadra avversaria, intervenuto in difesa del direttore di gara. Questo è

un episodio che mi impressiona per due motivi. Anzitutto l’intervento del dirigente è un fatto più che lodevole, una rara oasi nello schifoso deserto di indolenza, immobilismo, spallucce e omertà che di solito fanno da contorno agli episodi di violenza ai danni degli arbitri. In secondo luogo, la reazione del calciatore. Più veemente, più concreta paradossalmente nei confronti di chi era venuto a prendere le difese dell’arbitro. Il messaggio silenzioso, che serpeggia e mi arriva è che prendersela con l’arbitro, fisicamente o verbalmente, è ormai quasi un diritto del calciatore o del sostenitore. In questo caso specifico, qualcuno si è frapposto, pagandone le conseguenze. Ma voglio

sperare in cuor mio che la realtà non sia sempre e solo questa.