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Categorie: Cronaca e cultura

"Il Sistema Illegale", fuori il libro di Andrea Candelaresi

Il nostro giovane giornalista presenta il suo primo romanzo di fantapolitica trattante le problematiche di avere 20 anni ai giorni nostri



Andrea Candelaresi

Vi siete mai chiesti com'è avere 20 anni ai giorni nostri? Quante porte chiuse, quanti sogni adolescenziali cominciano a perdersi nell'evanescenza della cruda realtà. E poi la resilienza, troppe volte abusata in tutte le sue salse e messa a dura prova da una società che paga gli sprechi passati. E' lo scenario in cui si svolge l'avvincente racconto de "Il Sistema Illegale", libro scritto dal giovane giornalista Andrea Candelaresi, disponibile su Amazon (Link per acquistarlo) e a breve nelle librerie Feltrinelli e Mondadori. Ambientato nell'epoca durante la quarantena e negli anni successivi, la storia narra di quattro ragazzi, Antonio, Giovanni, Carlo ed Enrico, che stufi di tutto sono pronti a rivoluzionare l'Italia a partire dalla loro città: Roma. Abbiamo avuto così il piacere di intervistare l'autore:


Allora Andrea, da dove è partita l'idea di questo libro?

"Il tutto è nato da un insieme di idee che coltivavo da diverso tempo, maturate poi attraverso il dialogo con alcuni coetanei. In definitiva questo insieme di pensieri vogliono sottolineare quali siano le maggiori problematiche di avere 20 anni oggi, nel vivere, secondo la mia umile visione del mondo, in una società del finto benessere. Il romanzo poi va oltre, inserendo queste problematiche in aspetti più ampi della nostra società facendo capire che esiste un qualcosa di fondo da cui derivano. E' un racconto di fantapolitica, ma che deriva comunque da situazioni di vita quotidiana mia, di chi mi sta intorno e, purtroppo, della maggioranza dei ragazzi che hanno la mia età. Il tutto parte da Roma, una città dove in questi anni si è raccontato spesso di due grandi poli opposti: il benestante dei quartieri alti e chi invece arranca faticando ad arrivare a fine mese. Spesso però non si parla mai del "ceto medio", quella via di mezzo costituita proprio da noi ragazzi, universitari e alle prime esperienze lavorative. La scintilla è scattata proprio durante questa quarantena, dove si parlava di tutto tranne che di noi e dei possibili effetti che questo stop avrà sul nostro futuro. Viviamo inoltre in una società frenetica con dei ritmi esaustivi e questo improvviso rallentamento mi ha permesso di riflettere su quali siano effettivamente le reali problematiche che caratterizzano le nostre vite".


All'inizio di ogni capitolo hai inserito due particolarità molto interessanti: una citazione di un personaggio storico e una canzone da ascoltare prima della lettura, le quali anticipano un po' il contenuto delle prossime pagine. Come è nata questa iniziativa?

"Sono sempre stato appassionato di letture classiche, libri o scritti di personaggi che con le loro idee hanno influenzato il pensiero di tutti noi. Ognuno di questi personaggi ha voluto lasciare un messaggio attraverso quelle parole, così ho provato a riassumerli negli anni annotandomeli quando li leggevo. Tali citazioni le ho sempre considerate visionarie, poichè sempre attuali anche se pensate più di 500 anni fa, come nel caso di Machiavelli, diventando così un invito a riflettere su queste parole. La chiave musicale segue un po' lo stesso iter e l'ho inserita perchè, come dicevo in precedenza, siamo in un'epoca in cui tutti cambia velocemente, compresa la lettura stessa. Ho voluto dunque fare questo romanzo "multimediale", che segua gli altri media in quanto è importante sapersi districare proprio tra questi, riuscendo anche a fare più cose contemporaneamente. Le canzoni scelte sono in base ai miei gusti e contestualizzano il capitolo in base al loro significato, lanciando un messaggio in un modo diverso che non è la narrativa".


C'è un pubblico specifico a cui è indirizzato questo racconto?

"Sì, fondamentale ci sono due tipi di pubblico e di conseguenza due diversi tipi di lettura a mio parere: i più giovani che hanno la nostra età e chi invece è di una o due generazioni più grande. Per quanto riguarda i primi spero per loro sia come un'esortazione ad essere artefici del proprio destino, non restando dunque passivi di fronte al cambiamento ma prendendo in mano nel redini di esso. Dobbiamo essere tutti più consapevoli che se una cosa non ci sta bene la si può cambiare, anche perchè nessuno di noi è solo e ciò rappresenta anche un altro tema di questo libro: il bene collettivo che deve tornare a prevalere sull'individualismo più sfrenato, figlio secondo me di una culto dell'oggetto nato negli anni '80 e '90. Per quanto riguarda la seconda tipologia di pubblico è un po' un appello alla generazione dei nostri genitori: tante volte hanno a che fare con i più giovani criticandoli senza comprenderli a pieno, non capendo che avere 20 anni al giorno d'oggi è totalmente diverso rispetto a quando li hanno avuti loro. Sono cambiate tante cose da allora, a partire dalle prospettive e dai ritmi del normale quotidiano".


C'è un messaggio di fondo che vorresti mandare con questo libro?

"Sì, il messaggio è di criticare sempre ciò che ti circonda, senza dare mai nulla per scontato. Proprio per via di questa frenesia tendiamo a tralasciare molti aspetti essenziali che riteniamo al contrario superficiali o futili. Dobbiamo invece avere la coscienza e la pazienza di analizzare tutto, pensando successivamente a cosa sia giusto e cosa invece sia da cambiare. Noi giovani in particolare abbiamo un po' perso questo aspetto anche a causa del benessere in cui viviamo. Quest'ultimo però è un benessere effimero, destinato a scomparire nel breve futuro non appena arrivano le prime vere responsabilità".