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Categorie: Nazionali

L'ex Viterbese Daniele Piccioni: "Vi spiego la mia scelta"

Dopo 8 anni il responsabile del settore giovanile gialloblu ha lasciato il suo incarico, ecco i motivi



Da diversi mesi a questa parte in quel di Viterbo spirava un vero e proprio vento di rivoluzione, cambiamenti radicali da apportare inevitabilmente per proseguire il percorso di crescita del club gialloblu. Per alcune figure interne alla società non c’erano più le condizioni ideali per continuare a lavorare, come ad esempio per Daniele Piccioni, oramai ex responsabile del settore giovanile della Viterbese, che ci ha spiegato quali sono state le ragioni che lo hanno portato a lasciare il suo incarico.


Prima di tutto facciamo un bilancio di questi otto anni all’interno della Viterbese, un percorso tanto lungo quanto positivo…

Daniele Piccioni ©Viterbese

“E’ stata un’esperienza meravigliosa e gratificante, ci tengo a ricordare che sono diventato responsabile nell’anno del fallimento della Viterbese, quindi possiamo dire che ho iniziato questo tipo di attività piuttosto dal basso. Nonostante le moltissime difficoltà siamo arrivati a disputare i massimi campionati possibili per quella che è la nostra categoria. Se consideriamo gli ultimi tre anni, periodo in cui abbiamo disputato i campionati Nazionali, il bilancio è senza alcun dubbio positivo, a confermarlo sono i traguardi raggiunti da Berretti, Under 17 e Under 15. Con fierezza posso affermare che il settore giovanile della Viterbese, a livello di club di Lega Pro, è diventato nel tempo uno dei migliori in assoluto nel Centro-Sud. Purtroppo a Viterbo c’è un grosso problema, vale a dire quello relativo all’impiantistica, le nostre squadre si sono dovute quasi sempre trasferire nei paesi vicini per disputare le gare di campionato. Colgo l’occasione per ringraziare proprio questi paesi per la loro enorme disponibilità, allo stesso tempo, però, tutto ciò ha portato difficoltà alla società sul piano economico e della logistica”.


Un’annata fantastica per la Berretti, cosa ne pensa a questo proposito?

“La Berretti ha disputato una stagione eccezionale, credo che per molto tempo a Viterbo si ricorderanno di questa squadra. Nella regular-season non c’è stata partita in quasi tutti gli incontri e credo avesse grandi chance anche per quanto riguarda i playoff, purtroppo a causa dell’emergenza Coronavirus non sapremo mai come sarebbe andata a finire. La Berretti è un punto di arrivo di un percorso che inizia con l’Under 14, si raccolgono i frutti di un processo di crescita a lungo termine. Nel caso specifico parliamo del gruppo dei 2001, una squadra che ha dimostrato di avere grandi qualità sin dai tempi del campionato di Under 15 Elite (la Viterbese a quel tempo non era ancora in Lega Pro, ndr) quando con mister Ciancolini arrivò seconda nel girone mentre l’anno successivo l’Under 16 centrò lo stesso obiettivo di dodici mesi prima. Nel passaggio in Under 17 Nazionali, invece, vincemmo il nostro raggruppamento. Per non parlare poi dell’approdo in Berretti, momento in cui sono fuoriuscite tutte le migliori qualità di ogni ragazzo. Ovviamente ogni estate la rosa veniva puntellata con qualche innesto, ma possiamo dire che i 2001 ci hanno fatto togliere grandissime soddisfazioni”.


Come ormai noto la Viterbese ha optato per una vera e propria rivoluzione, secondo lei a cosa è dovuta questa decisione?

“Credo che i programmi per il settore giovanile siano cambiati, anche negli ultimi mesi era chiaro che qualcosa si stava muovendo. Personalmente sono sempre stato contrario a dividere il vivaio in squadre regionali e nazionali, perché così facendo s’interrompe il percorso di crescita; a mio avviso ci vuole invece sempre continuità, a maggior ragione se, come in questo caso, parliamo di giovani. Questo programma, dunque, mi è stato proposto ma io non l’ho assolutamente condiviso, anche per questo motivo ora ci sono due responsabili, ovvero Fimiani e Giannotta che rispettivamente gestiranno squadre regionali e squadre nazionali. Ho sempre portato avanti la mia linea di pensiero che poi non è stata approvata da Zavaglia, il consulente del presidente. Quando queste posizioni sono diventate inconciliabili, cambiare è stata la scelta più ragionevole da parte della società, non potevo certamente portare avanti un programma di lavoro in cui non credevo. Diciamo che le mie dimissioni sono state quasi dovute, considerando che il mio ruolo sarebbe stato marginale ho deciso di lasciare la Viterbese, se pur con grande rammarico. Queste sono vicissitudini che accadono spesso nelle società, soprattutto in quelle professionistiche, il presidente attua delle scelte e di conseguenza responsabili e dirigenti devono farsi da parte se le loro idee non coincidono. Questo è il calcio. Ci tengo comunque a fare un grosso in bocca al lupo alla Viterbese, a tutti i ragazzi che fanno parte del vivaio, rimarrò sempre e comunque legato a loro”.