Notizie
Categorie: Nazionali

La Roma guarda i suoi giovani, con una mano al cuore e l'altra al portafoglio

La prima uscita della squadra di Fonseca ha messo in mostra alcuni gioielli cresciuti nel vivaio giallorosso. Adesso il club è ad un bivio, il settore giovanile sarà una risorsa tecnica o economica per il mercato?



Petrachi, quale strada seguirà con la Roma? ©asroma

La Roma si diverte e, finalmente, si mostra ai suoi tifosi. La squadra di Fonseca, alla sua prima uscita nell'amichevole contro la Pro Calcio Tor Sapienza si gode un 12-0 che rinfranca i giallorossi dalle fatiche del ritiro. Poco più di una sgambata, per carità, ma che ha permesso a qualcuno di mettersi in luce. Soprattutto i giovani hanno avuto modo di farsi vedere, ciascuno con obiettivi differenti è ovvio, ma certo è che nomi come quelli di Bouah e Antonucci rimarranno impressi nella mente degli spettatori. La Roma si gode i suoi giovani ma, in un certo senso, lo fa tenendo una mano poggiata sul cuore e l'altra al portafoglio. Espressione particolare, forse anche un po' indelicata, ma che illustra alla perfezione quel bivio difronte al quale si trova il club giallorosso. In un anno dove c'è parecchio da ricostruire, occorre scegliere da quale parte stare. Se lasciarsi andare al cuore, abbracciando così l'aspetto più romantico di un calcio in cui un ragazzino cresciuto con la maglia della Roma addosso arriva a difendere i colori della sua città tra i grandi, o se voltarsi verso un aspetto più moderno e asettico dove il potenziale di giovani rampanti vien riversato dritto nelle casse societarie agli ordini di un generale chiamato bilancio (qualcuno ha detto Luca Pellegrini?, ndr). La Roma è divisa, in lotta tra due mondi opposti ma che fanno parte di un universo dalle mille contraddizioni com'è quello calcistico. Basta guardare Bouah e Riccardi, talenti cristallini e già inseguiti da molti. La Roma li blinda, li coccola ma soprattutto sembra pronta ad accompagnarli mano nella mano verso un futuro dalle tinte giallorosse. Eppure nello stesso campo, contro la Pro Calcio Tor Sapienza assieme a Spinozzi e Bordin, a far tre gol è stato Mirko Antonucci. Estroso esterno d'attacco dalle qualità sopraffine che dopo gli allori post esordio è divenuto l'emblema di come nel calcio di oggi i giovani siano visti, a torto o ragione, come risorsa economica più che tecnica. Andato a giocare per “farsi le ossa” ora c'era già chi lo vedeva come pedina ideale per sbloccare l'affare Frattesi (altro nome cresciuto in casa Roma e che, senza tornare troppo indietro sino ai casi Aquilani o Romagnoli, torna buono a proposito di talenti usati per far mercato, ndr). Antonucci, nel test contro la Pro Calcio, dal canto suo ha provato a sovvertire gli equilibri accarezzando la folle idea di stregare Fonseca. Occasione che non hanno avuto due come Freddi Greco e Bucri, coppia che è valsa a Petrachi il biglietto di sola andata per la Capitale. Adesso, guarda un po' la sorte, toccherà al ds arrivato proprio grazie a due giovani indirizzare la Roma verso una o l'altra parte della trincea. Inutile dire che i tifosi giallorossi hanno un disperato bisogno di romanticismo. Vedove inconsolabili di due amori romani e romanisti quali Totti e De Rossi ma sempre pronte ad aspettare nuovi eredi dell'impero di Roma, ancora meglio se cresciuti all'ombra del Colosseo. Lontano dalla Capitale c'è però chi ha fatto fortuna girandosi dall'altra parte, non ascoltando il cuore ma anzi dando sempre maggiore forza alle logiche di un mercato che vive nella spasmodica ricerca di plusvalenze. L'Inter, ad esempio, con i giovani del suo vivaio ci ha costruito una fortuna, magari anche azzardando qualcosa in più del dovuto (Zaniolo vi dice nulla?, ndr) ma trovando nel proprio settore giovanile quella fonte d'eterna giovinezza di un bilancio che, al 30 Giugno, è sempre tirato e pieno di salute. La Roma intanto si gode i suoi meravigliosi ragazzi e chissà se quella mano si fermerà sul cuore o scivolerà dritta al portafoglio.