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Ludovico D'Orazio a 360°: Roma, sogni e obiettivi

Il talento giallorosso, uno dei più costanti nella stagione della Primavera, ha parlato a Next Generation su Roma Tv



Ludovico D'Orazio (FOTO Conti)

Ludovico D'Orazio, attaccante esterno della Roma Primavera, si è raccontato a 360 gradi tra giallorossi, speranze, idolatrie e traguardi personali. Queste le sue dichiarazioni:


 «Quante partite ho giocato a Trigoria? Qui ho giocato anche prima di vestire la maglia della Roma, durante dei provini. In un provino, giocai un tempo con la maglia del Frosinone e uno con quella della Roma. Gli inizi? Il primo anno è stato un po' difficile, perché mio padre dovette smettere di lavorare per permettermi di fare avanti e dietro da casa a qui, poi si aggiunsero altre problematiche. Dall'anno successivo è stato un po' più rilassante. Era ed è quello che voglio fare. Da più piccolo c'era un po' di stress, fare ogni giorno due ore di macchina, vedere molto di meno gli amici, ma quando arrivavo qui avevo voglia di giocare e di stare con i miei compagni. Quanto mi sento migliorato? Tanto, la Roma è una società che lavora molto bene con i giovani. Quando sei piccolo ti fanno fare molti esercizi di tecnica, per migliorarla. L'obiettivo è quello di arrivare ad esprimere un bel gioco e già dall'inizio lavorano su questo. Da più piccolo ero un po' egoista, mi piaceva fare gol e fare bella figura davanti ai miei genitori, ora invece faccio più assist che gol. Sono migliorato molto nel gioco di squadra, ora mi diverte più questo che essere il protagonista, mi diverto e faccio divertire gli altri. Perché la Roma prende molti giocatori con le mie caratteristiche per le giovanili? Veramente sono arrivato a Roma che facevo il mediano (ride, ndr), giocavo in quel ruolo a Frosinone. Con il passare del tempo, gli allenatori mi hanno avvicinato alla porta e avevo buoni risultati, con le prime chiamate in Nazionale. Se mi manca un po' di continuità? È vero, me l'hanno sempre rimproverato i mister che ho avuto di calare di intensità durante una partita, o di fare prestazioni altalenanti. Se ho la consapevolezza dei mezzi? Sì. Cosa mi manca per il salto di qualità? Da migliorare c'è tanto. Sicuramente devo migliorare nella costanza, come dicevamo, restando concentrato e fornendo prestazioni di livello per tutti i 90 minuti. Chi osservo durante gli allenamenti con la prima squadra? Beh non è facile osservarne uno solo. Alcuni mi paragonano ad El Shaarawy? Sì, in molti me lo dicono. Il mio idolo? Sicuramente Cristiano Ronaldo. L'allenatore che mi ha aiutato di più? Il primo che ho avuto qui alla Roma, Antonello Mattei. Oltre a lui, anche Alessandro Toti negli Allievi, perché in quell'anno ho giocato sempre fuori ruolo e chiesi spiegazioni al mister, lui mi rispose che in Primavera potevano avere bisogno di me in diversi ruoli, mi ha aiutato parecchio. Se c'è stato un momento in cui ho sperato di esordire? Contro il Cagliari, all'intervallo eravamo in vantaggio e Florenzi disse: "Mettiamo al sicuro la partita, almeno facciamo entrare questi ragazzini". Se penso a quando avverrà l'esordio? Sì, perché è quello che voglio da sempre. Poi vivendoci a stretto contatto, aumenta il desiderio di arrivare a quel livello. A chi dedicherò l'esordio? Alla mia famiglia, in particolare a mio padre, ha fatto molti sacrifici per me. Mi ha sempre seguito in casa ed in trasferta».