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Massimina, Losito: "Cresciuti nonostante il poco tempo"

Il tecnico dei leoncini classe 2012, arrivato a gennaio, ci racconta i due mesi di lavoro con i suoi bambini



Massimo LositoMassimo Losito è uno degli istruttori dei 2012 del Massimina: arrivato a gennaio, questo per lui è stato il primo anno a via di Casal Lumbroso, anche se l'emergenza sanitaria non gli ha consentito di lavorare a lungo con i suoi bambini. Dopo aver vissuto in passato come allenatore diverse esperienze fra cui anche quella di tecnico della Berretti del'Astrea, con diverse apparizioni anche sulla panchina della prima squadra, e quella di responsabile in club come Tor De Cenci, Vis Aurelia, Monte Mario, Trigoria, l'istruttore ha preso in mano i 2012 del Massimina. “Volevo innanzitutto ringraziare il presidente Michele Marano, il direttore generale Franco Mezzatesta, il direttore sportivo Walter Spaccatini e il responsabile della scuola calcio Roberto Mattioli per come mi hanno accolto e per la possibilità offertami di lavorare sul campo in modo autonomo, pur rispettando le disposizioni del responsabile della scuola calcio. Ho notato subito, fin dal mio arrivo, che il gruppo degli allenatori è molto affiatato e molto preparato: si respira davvero una bella aria qui al Massimina”. Per quanto riguarda il gruppo dei 2012: “Sono soddisfatto di quanto abbiamo fatto, nonostante i soli due mesi di lavoro insieme, perché ho trovato un gruppo di bambini gioiosi e volenterosi, anche se, devo dire, un po' troppo tendenti a distrarsi, inizialmente. Abbiamo lavorato sodo per riuscire a canalizzare la loro attenzione, arrivando infine a coniugare divertimento e apprendimento. Ci siamo concentrati sullo sviluppo della tecnica di base, lasciandoli liberi di esprimere il proprio estro con il pallone fra i piedi, abbiamo lavorato sul togliere importanza al risultato, puntando invece l'attenzione sui nostri miglioramenti e abbiamo introdotto il concetto delle posizioni in campo. Non legando i bambini, ma spiegando invece loro l'importanza del senso della posizione, visto che questa è un'età in cui si tende a seguire tutti quanti il pallone in ogni direzione. Un ricordo di quest'anno? Mi torna in mente un aneddoto divertente, i bambini all'inizio mi chiedevano tutti di fare gli attaccanti. Io ho detto a ognuno di loro 'Certo, va bene' ma dandogli in realtà compiti leggermente differenti sul campo...(ride, ndr). Ora, con questi due mesi di quarantena, la nostalgia è venuta fuori, il calcio manca a tutti noi. Mando un grande abbraccio a tutti i miei bambini e al mio collaboratore”.