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Massimo De Paoli: "Recuperiamo la centralità del bambino"

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il responsabile del settore giovanile del Brescia, arrivato nella cittadina di Segni per il Camp di aggiornamento tecnico



Nonostante le intemperie meteorologiche, prosegue senza sosta il Camp per aggiornamento tecnico all'Angelo Collacchi di Segni. Il tutto sotto la supervisione di Massimo De Paoli, responsabile del settore giovanile del Brescia, docente di Architettura e persona stimatissima all'interno del panorama calcistico nazionale. Una figura di prestigio e che piacevolmente ha accettato di prender parte al Camp organizzato dal club lepino. Una grande occasione per i giovani ragazzi biancazzurri e per i tecnici della scuola calcio e del settore agonistico, con Massimo De Paoli che molto cordialmente ci ha concesso qualche battuta sul suo modus operandi in relazione all'attività di base.I piccoli ragazzi biancazzurri insieme a mister De Paoli


Recuperare la centralità del bambino “Al giorno d'oggi, purtroppo, il calcio vive una spettacolarizzazione quasi esasperata - esordisce De Paoli – Vi è una riduzione del senso pratico e si dà poco spazio ai giovani. Parlo di spettacolarizzazione perché si sviluppano aspettative in un mondo che per forza di cose non è più reale. A mio avviso un sistema ormai micidiale, con esempi sbagliati rapportati appunto al mondo reale. Il calcio è un sistema regolatore, ma deve trovare le giuste modalità per essere reale. Perciò bisogna adottare semplicità e fare le cose con calma, senza illusioni, partendo sin dalle più tenere età. Proprio in relazione al lavoro che si svolge nei vari settori giovanili, bisognerebbe recuperare la centralità della tecnica e del bambino. Soprattutto nelle scuole calcio bisogna insistere soprattutto sulla tecnica individuale, con esercizi uno contro uno, dribbling, insegnando il senso del gol. Per quanto riguarda invece l'aspetto situazionale bisogna procedere con occhio analitico, con interventi mirati e con esperienza. Il bambino deve portarsi qualcosa a casa, un qualcosa di concreto e che possa giovare al bambino stesso”.


Una realtà 'glocal' “In un contesto come Segni - prosegue De Paoli - si può lavorare nella maniera più opportuna, in una società che sembra quasi anacronistica. Qui non si sono dimenticati i valori di una volta e si può fare calcio nel migliore dei modi. Mi auguro che questo lo colgano soprattutto i ragazzi e che questa società possa sviluppare il proprio progetto. Un aspetto da non sottovalutare minimamente è avere spazi di libertà, ma purtroppo in molti contesti ciò non avviene, anzi tutto è programmato e questo può essere molto pericoloso. E qui mi ricollego anche al principio di imprevedibilità, un fattore determinante in questo sport. L'allenatore più bravo è colui che arriva con la programmazione, ma è anche vero che quando si va in campo bisogna sapersi adattare alle varie situazioni che si presentano. Vorrei inoltre prendere come esempio il Giudizio Universale di Michelangelo dove, i due centimetri che dividono Cristo e Adamo rappresentano la possibilità di scelta. Bisogna dare spazio di libertà. Questo spazio oggi molto spesso viene a mancare e ripeto, tutto è programmato e organizzato. L'unica possibilità di spazio oggi è la trasgressione perché viviamo in un mondo chiuso. Concludo con un appellativo per questa società. In un contesto globalizzato e in tutte le sue forme, Segni mantiene una dimensione atipica, ovvero tra il globale e il locale perché qui ci sono ottime possibilità di fare calcio, in un paese che offre davvero molte chance in questo senso”.