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Matteo Politano: figlio di Roma, figlio del destino

Dal Selva Candida al ritorno nella Capitale: 7 anni lontano dalla sua città prima di uno strano gioco della sorte che l'ha riportato a vestire i suoi colori...



2010-2011: Politano con la Primavera

Passaggio a nord ovest. Il passaggio del piccolo Matteo verso il calcio dei grandi. La casa ad Ottavia e i primi palloni calciati nel 2000 al Selva Candida, al di là del Raccordo. E' iniziata lì la storia di Politano, romanista da sempre. Gli occhi di Bruno Conti catturati in un torneo e poi l'approdo del piccolo funambolo dentro Trigoria. L'inizio di un viaggio in quella rosa '93 che ancora ad oggi viene ricordata come una delle più forti della storia del settore giovanile giallorosso. Le Coppe, due Scudetti (uno con gli Allievi di Stramaccioni), 50 presenze e 11 gol in Primavera. Non sempre titolare fisso, vista la vasta possibilità di scelta per Alberto De Rossi tra Piscitella, Caprari, Ciciretti, Nico Lopez e Dieme, solo per citarne alcuni. Come successo per Florenzi e Pellegrini, la prova del nove sarà però superata  dopo l'ultimo anno nelle giovanili, nel calcio dei grandi. L'impatto a Perugia  subito positivo: gol e titolarità, stesso discorso per quel che concerne il Pescara prima della consacrazione nel super Sassuolo di Di Francesco. Da lì la discesa è continuata, con la Nazionale A e poi l'Inter di Conte, prima dell'incontro cruciale con il destino che in pochi giorni ha permesso a Matteo di completare il giro del mondo e il giro del tempo. L'infortunio di Zaniolo e la consecutiva repentina scelta di Petrachi per trovare un nuovo esterno destro da affiancare ad Under. La soluzione è stata semplice: Matteo Politano. Stamattina il ragazzino di Ottavia, il funambolo di Selva Candida, è di nuovo a casa, sfruttando nell'altro senso di marcia il passaggio a nord ovest: con un po' di barba in più, ma con la stessa voglia di sempre e con quei colori giallorossi tornati ad essere un po' più suoi.