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Progetto Orfeo, Giacovelli: "Uno scambio reciproco"

Il professore di Sezione Ritmica commenta la prima lezione del giovane gruppo proveniente dal Benin



ROMA – Ritmo. Parola chiave dello scorso mercoledì 6 Febbraio. Gli insegnamenti presso il Saint Louis College of Music sono iniziati. Sbirciando tra aule e corridoi si resta estasiati. Giovani aspiranti musicisti si esercitano in ogni angolo e, attraverso il linguaggio universale della musica, condividono le proprie passioni e i propri sogni. Tornando a noi, il pomeriggio di lezioni è cominciato alle 15.30 per i talenti beninesi. “Sezione ritmica” si legge sull'entrata della classe. E in effetti, mettendovi piede all'interno, la denominazione è piuttosto azzeccata. Dario Giacovelli e Pietro Venza sono i due professori di questo corso. Parliamo di un laboratorio musicale che non ha un indirizzo stilistico ben preciso. “Il mio obiettivo è quello di riuscire a far incontrare diverse sonorità e diversi tipi di musica – spiega Dario – Gli aspetti su cui bisogna puntare sono due: in primis sulla loro forza ritmica, su questa energia che hanno innata, in secundis senza tralasciare le regole essenziali della musica. Alla fine di queste prove saremo pronti per il concerto del 27 Febbraio”. Le canzoni presentate all'esibizione in programma a fine modulo saranno circa quattro. “I'm a black man in a white world di Michael Kiwanuka, Sedjedo di Angelique Kidjo, Cold di Nick Hakim e L'Italiano di Toto Cutugno – elenca il professore – Per quanto riguarda quest'ultima canzone, però, l'idea sarebbe quello di fare un arrangiamento che si avvicini al tipo di concerto che abbiamo in mente”. Come per il primo modulo, anche questa volta, ogni insegnante il quale entra in contatto con l'estro dei giovani africani ne rimane colpito per esplosività d'animo e senso unico del ritmo. “Sono dei ragazzi vogliosi di imparare e di apprendere quello che gli stai spiegando – affermano in coro i due insegnanti – È una cosa bellissima. A volte qui in accademia abbiamo a che fare con dei ragazzi che, per il troppo studio, perdono di vista il gusto, il piacere di suonare. Per questo gruppo di talenti beninesi è l'esatto contrario. Hanno un approccio con la musica totalmente istintivo. Per noi non è normale vedere qualcuno che, trascinato dal ritmo, si alza e comincia a ballare. Dovrebbe esserlo, ma non lo è. Detto ciò, è ovvio che c'è tanto da fare sotto l'altro aspetto. Quello delle regole musicali. Bisogna che le canzoni escano perfette, per questo abbiamo fatto tutte queste prove nella lezione di oggi. Ne può nascere uno scambio reciproco, affinché il tutto diventi complementare” conclude Pietro.

La lezione di Decipher

Nella seconda parte di pomeriggio, invece, il gruppo di ragazzi beninesi si è spostato nella sale adiacenti per la lezione di Decipher. Il professor Charles Burchell – conosciuto nell'ambiente musicale con il nickname di BLVK SamuRaI – ha lasciato libero spazio all'espressione artistica di ciascun presente. Dopo una breve presentazione dei nuovi arrivati, il corso si è trasformato in una vera e propria Jam Session. Batteristi, bassisti e pianisti facevano da base. Le voci delle cantanti, dei rapper e delle ragazze italiane riempivano la stanza. Dopo una decina di minuti dall'inizio della festa, i pochi metri quadri della sala prove sono diventati un turbillon di emozioni trascinanti attraverso il ritmo frenetico della musica. Un modo diverso, straordinario e tangibilmente empatico, per conoscersi ed entrare in confidenza l'uno con l'altro. Per chi era fuori a guardare, è stato difficilmente non partecipare fisicamente a quanto stava accadendo al piano di sotto. Dalla porta si intravedevano volti incuriositi avvicinarsi per scattare una foto o girare un video Instagram. Persino il maestro Francis Edia non ha saputo resistere dal partecipare ai canti. Una volta terminata l'ora e mezza di 'lezione', il prof. Charles Burchell ha preso parola: “È stato veramente entusiasmante. Ma siamo solo all'inizio. Oggi ci siamo conosciuti, dalla prossima settimana iniziamo a lavorare con determinazione per realizzare il più bel concerto possibile. Grazie a tutti!”. Ancora abbracci, risate e tantissima gioia, il modulo 2 ha avuto un inizio scoppiettante. E non importa che si parli francese, italiano o inglese. La musica ci accomuna tutti.