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RomaFF14, Day 9: a tutta musica con Springsteen e i Negramaro

Un venerdì tutto musicale con il film concentro del Boss ed il documentario sulla band pugliese



Giuliano Sangiorgi sul red carpet

Dopo tanto cinema la kermesse capitolina ha deciso di dedicare una giornata alla musica. Atteso prima di tutto Western Stars, film-concerto che vede come protagonista l’eterno Bruce Springsteen. ‘The boss’ esegue tutte le 13 canzoni originali dell’album, le racconta, accompagna le note a suggestivi video western (alcuni dei quali girati al Joshua Tree National Park, in California), colloquia con la moglie/collega e con la band. Il pubblico non ha potuto che applaudire questa esibizione-confessione, che sul grande schermo è diventata una vera e propria esperienza multisensoriale a metà tra narrazione e melodia.

Dopo una full immersion western così radicale, l’Italia ha proposto una controparte ‘locale’ con Negramaro - L’anima vista da qui. Prodotto da Sugar e Gadeep, il docufilm festeggia i vent’anni di carriera della band salentina. Attraverso le canzoni che hanno reso celebri i Negramaro, l’intento sembra essere quello di mostrare il lato nascosto della loro musica. Il tutto, come precisato dai diretti interessati e dal regista Gianluca Grandinetti, cercando di restare coerenti ai concetti di semplicità, amicizia, amore e famiglia.

Nel pomeriggio si è tornati a puntare l’attenzione sul cinema puro con l’arrivo di Bertrand Tavernier. Il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese è stato il protagonista di un Incontro Ravvicinato particolarmente tecnico. Il suo obiettivo è stato prima di tutto quello di demolire la definizione di “cinéma de papa”. L’espressione, utilizzata dai critici dei Cahiers negli anni della Nouvelle Vague, è stata profondamente rifiutata da Tavernier. Il secondo tema ha riguardato invece la critica fatta da alcuni grandi autori (tra cui Scorsese e Coppola) al sistema Marvel/Disney. “C’è sempre stata una differenza tra un cinema puramente commerciale e uno che aveva invece delle ambizioni artistiche, e talvolta il cinema commerciale poteva anche avere valore artistico, come nei casi di Hawks, Minelli, Ford e Lubitsch, che hanno saputo coniugare grandi trionfi artistici a grandi successi al botteghino”, ha affermato Tavernier. Ma Marvel e Disney, a suo avviso, nella maggior parte dei casi non sono stati capaci di bilanciare i due elementi.