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Categorie: Dilettanti

Tutelare gli arbitri, aiuta le società. Ora serve una svolta

La nostra inchiesta non vuole santificare le "giacchette nere", ma significa salvaguardare uno sport



E' stata una settimana difficile. La sconfitta a tavolino del Montespaccato contro il Latina Scalo Sermoneta prima, la brutale aggressione alla terna arbitrale di Roma VIII - Giardinetti, semifinale di Coppa Lazio, poi.
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Due episodi gravi, che hanno portato alla ribalta una situazione che ogni settimana è sotto gli occhi di tutti, appassionati e addetti ai lavori. Due episodi che, in pochi giorni, delineano precisamente uno scenario ormai, ahinoi, abitudinario. Nasce da qui la nostra inchiesta “ESSERE ARBITRO”, dalla necessità e dalla voglia di FARE qualcosa per il movimento, di migliorare un aspetto che non può che continuare a degenerare verso una deriva inarrestabile, senza che nel frattempo nessuno cerchi di riportare l’imbarcazione in acque serene. Un’inchiesta, attenzione, che non ha l’intento di santificare una figura, quella del “direttore di gara”, che noi stessi critichiamo quando compie errori o quando tiene comportamenti non idonei alla sua posizione. Perché l’arbitro è un essere umano, come un tecnico o un calciatore, e in quanto essere umano sbaglia. A volte pecca di presunzione e a volte assume atteggiamenti irritanti e che esulano dal proprio compito, a volte ci prende e a volte sbaglia. Ma non per questo deve essere bersaglio della frustrazione di alcuni personaggi che gravitano intorno al nostro amato gioco. Tutelare gli arbitri non significa tutelare “esclusivamente” gli arbitri. Tutelare questi ragazzi, che inseguono un sogno proprio come i loro coetanei che indossano la maglia di un club invece che la tanto disprezzata giacchetta nera – che nera ormai più non è –, significa salvaguardare i club come Montespaccato e Roma VIII, che operano in contesti sociali difficili e disagiati. Società che sul serio, e non solo per modo di dire, tolgono giovani dalla strada permettendogli di crescere in un contesto sportivo sano, dove i valori sono ben distanti dai tranelli che si materializzano dietro ogni angolo. Poi, per colpa di uno o più scellerati, che con il calcio non hanno evidentemente nulla a che fare, tutto questo crolla, la realtà di periferia sparisce e lo sport se ne va con lei ed anche quella flebile speranza di tener lontani i vostri figli da una società così difficile si smaterializza all’improvviso. 

Chiedere ai dirigenti, però, di riuscire a stravolgere la cultura sportiva di un quartiere intero, in zone dove le istituzioni fanno spallucce lasciando che il degrado faccia il suo corso, è assurdo. O meglio, non è concepibile che siano loro a sobbarcarsi l’intero peso di una responsabilità così grande. In alcune zone è necessaria la presenza costante della Federazione,  è indispensabile un dialogo costante e capillare tra chi guida il carrozzone, i direttori di gara, i dirigenti di club ma anche i tifosi e i genitori. Riunire queste componenti intorno ad un tavolo e ripartire da zero è l’unica via percorribile. Sapete quanti incontri tra CRA Lazio e squadre di Prima e Seconda Categoria sono organizzati nel corso di una stagione calcistica? Nessuno. Sapete quante riunioni tra i rappresentanti regionali dell’AIA e quelli dei club di settore giovanile sono pianificate dal 1 luglio al 30 giugno? Nessuno. Niente di niente. E se non si gettano neanche le fondamenta, costruire qualcosa di solido diventa impossibile e il pallone, anche a queste latitudini, non ha bisogno di castelli di carta che crollano al primo spiffero.

Noi ci siamo, pronti a fare la nostra parte, anche questa volta. Lanciando un allarme che non riguarda esclusivamente l’esercito dei 35000 che il nostro Giorgio Bruni - con un passato da direttore di gara e vittima nel corso della sua esperienza di vili aggressioni - rappresenta con la sua abile penna, ma che vuole coinvolgere tutte le singole componenti di questo vastissimo universo, ognuna delle quali viene irreparabilmente usurata, settimana dopo settimana, da questi inumani comportamenti. ESSERE ARBITRO deve rappresentare un punto di partenza, lo spunto per prendere coscienza di fronte a questi scioccanti dati che ci raccontano come il limite sia stato abbondantemente prevaricato. Un ideale anello di congiunzione tra tutte le parti costitutive, dalle Istituzioni ai club, passando proprio per chi sta nel mezzo: coloro che hanno il duro compito di far rispettare il regolamento. Il gioco più bello del mondo ha bisogno di ritrovare se stesso. Sta chiedendo il vostro e il nostro aiuto. Salviamolo.