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Un futuro senza violenza: scende in campo l'Asilo Savoia

Partito il progetto di sensibilizzazione nelle scuole. Giulio Gallinucci e Bruno Sismondi raccontano i primi due incontri



Gallinucci e Sismondi

Da sempre la violenza sulle donne, fisica o psicologica che sia, è stato uno degli aspetti più grigi della società nella quale viviamo e ci relazioniamo quotidianamente. Troppo spesso la figura femminile viene messa in secondo piano e purtroppo esistono ancora delle barriere in questo senso, anche legate al mondo dello sport. Sono molti gli esempi che possiamo riportare a tal proposito, ultimo tra tutti l'eclatante caso in Campania del giornalista Sergio Vessicchio che impropriamente ne ha dette di tutti i colori ad una giovane guardalinee donna. Per fortuna, però, esistono istituti e associazioni che profondono il loro impegno per l'abbattimento delle suddette barriere, sensibilizzando la società e soprattutto le nuove generazioni a temi che come detto ancora oggi risultano di difficile comprensione. Dal 1988 è il Telefono Rosa a prendersi cura della difesa dei diritti del gentil sesso, promuovendo iniziative e soprattutto prestando il proprio fianco a chiunque ne avesse bisogno. Inoltre, è stato recentemente promosso il progetto “Un futuro senza violenza”, con l'obiettivo di diffondere la cultura delle pari opportunità attraverso strategie di prevenzione e contrasto della violenza di ogni genere, coinvolgendo ben 350 studenti e studentesse di alcuni Istituti del territorio regionale. Non poteva mancare a tal proposito il prezioso contributo dell'IPAB romana Asilo Savoia che, proprio con Telefono Rosa, si era resa protagonista nel novembre 2017 del calendario solidale “Meno stereotipi, più uguaglianza”. Tornando a questi giorni, Giulio Gallinucci e Bruno Sismondi, due ragazzi del progetto di Talento & Tenacia e componenti della squadra di calcio del Montespaccato Savoia, sono scesi in campo, stavolta nelle scuole, proprio per sensibilizzare i ragazzi sul tema della violenza raccontando inoltre le proprie esperienze. Parola ai due calciatori.


Giulio Gallinucci ci racconta come si sono svolti gli incontri nell'Istituto Cardarelli di Tarquinia e nella scuola alberghiera a Tiburtina. “Innanzitutto vorrei dire che questa campagna ci sta davvero molto a cuore e cercheremo di portarla avanti nel migliore dei modi. La parità dei sessi esiste e dovrà esistere per sempre. Riguardo i nostri incontri nelle scuole, per ora ne abbiamo tenuti due e si sono svolti in questa maniera. Inizialmente abbiamo fatto vedere ai ragazzi dei video appunto sulla violenza sulle donne e sulla discriminazione nel mondo del calcio. Poi abbiamo somministrato ai ragazzi dei piccoli test con diverse tipologie di immagini e successivamente c'è stato un dibattito e un confronto con loro. Abbiamo cercato di far capire che le donne non sono inferiori agli uomini anzi, ognuno di noi ha una mamma o magari una sorella. Mettiamoci nei loro panni, non possiamo rimanere indifferenti difronte qualsiasi tipo di violenza. Inoltre, anche nella Palestra di Ostia si è tenuto ieri un dibattito proprio toccando questi temi delicati. Su 750 iscritti circa 400 sono donne e i riscontri sono stati davvero molto positivi”.


Uno scatto dell'incontro

Poi è il turno dell'uruguagio Bruno Sismondi che, proprio per le sue origini, non è stato esime ad episodi di discriminazione giocando a calcio qui in Italia. “Trovo questi incontri interessantissimi e soprattutto utilissimi. E poi è stato bello tornare a scuola dopo tanti anni. Siamo riusciti a coinvolgere molti ragazzi cercando di fargli capire che non esistono barriere di nessun tipo. Purtroppo ho notato che rispetto all'Uruguay in Italia siamo ancora molto indietro su temi importanti come ad esempio il razzismo o la stessa discriminazione del sesso femminile. Ho notato un maschilismo molto accentuato e questo non va assolutamente bene. Anche a me è capitato di ricevere insulti durante le partite soltanto per la mia provenienza ed è sempre brutto sentirsi offesi per essere “diversi”. Poi ho portato l'esempio recentissimo di Bakayoko, il giocatore del Milan che seppur ha sbagliato provocando i tifosi non meritava di essere offeso per il colore della pelle venendo definito addirittura una scimmia. Successivamente abbiamo cercato di far capire ai ragazzi come anche l'indifferenza debba essere combattuta. Ad esempio in una partita può capitare di essere arbitrati da ragazze e troppo spesso in tribuna se ne sentono di tutti i colori. E questi episodi in molti casi non vengono condannati ed anzi, c'è molta indifferenza e nessuno si schiera magari in favore di una persona che sta soltanto svolgendo il proprio lavoro come lo farebbe un uomo. Anzi, mi è capitato personalmente di incontrare arbitri donne e si sono comportate davvero egregiamente. A scuola abbiamo conosciuto anche due giovani calciatrici e ci hanno raccontato le loro esperienze, ed è emerso che magari anche a casa non c'è stata fiducia nei loro confronti. In Italia la cultura del calcio femminile purtroppo è ancora molto indietro rispetto al resto dell'Europa. Una tendenza che andrebbe invertita al più presto”.