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l'incontro
04 Marzo 2015
Edy Reja, nuovo tecnico dell'Atalanta
Riproponiamo l'articolo del nostro Riccardo Manai sull'incontro con Edy Reja in occasione dell'ultima amichevole dell'Under 19 di Edoardo Pane.
Arrivo a Genzano sotto la pioggia
e, mentre gli altoparlanti snocciolano
i nomi dei ventidue in
campo, saltello tra una pozzanghera e
l’altra in attesa di ricevere la lista delle
due squadre. Dopo una prima sbirciata
ai nomi, finalmente riesco a prendere
posto. Accendo il computer, sistemo
il blocco degli appunti e mi preparo
a godermi gli azzurrini di Pane. Sin
qui tutto normale, cronaca del solito
pomeriggio di calcio presto interrotto
da una domanda: “Scusa ragazzo, è
libero questo posto?”. Accanto a me si
siederà così un signore, cappotto ben
abbottonato e berretto in testa. La gara
comincia e vedo il mio insolito vicino
che prende nota, appunta minuziosamente
schieramenti e movimenti dei
giocatori. La Georgia spinge, gioca bene
e, tra la sorpresa generale, comincia un
primo scambio di opinioni: “Mica male
questa Georgia, un paio son giocatori
veri” è stato il mio primo commento.
Lui si gira, annuisce e mi risponde:
“Anche più di qualcuno, un peccato
che sia difficile andare a seguirli in
Georgia”. I minuti passano e lui mi fa:
“Occhio al dieci, l’undici e poi i due
difensori centrali, guarda quel quattro
com’è bravo”. Incredibile ma vero, di
lì a qualche minuto il dieci batte un
calcio d’angolo e, nemmeno a dirlo, il
quattro insacca di testa il vantaggio
dei crociati biancorossi. Chiamatela
fortuna, o come volete, ma da lì in
avanti comincio a prestare maggiore
attenzione alle parole di quello che
ormai capisco essere qualcosa in più di
un semplice appassionato. Sbirciando
tra il cappello e il bavero intravedo così
ben presto un profilo conosciuto, quello
di Edy Reja. Presentarmi o fare finta
di nulla, per un momento non so cosa
fare. Faccio così la scelta che mi è parsa
più naturale, ovvero quella di godermi
una partita vicino ad uno che di calcio
ne ha masticato parecchio. Comincia
il secondo tempo, l’Italia pareggia e,
dopo avermi rivolto un pio di domande
sui cambi, subito scherzosamente mi
riprende: “Guarda, Calabria e Troiani
si sono scambiati di posizione. Questa
te l’eri persa eh?” Io sorrido e mi godo i
suoi commenti: “Questa Georgia è più
squadra, guarda non buttano mai via
la palla”, oppure, guardando qualcuno
che entra non proprio carico in partita:
“Questo oggi non ha propria voglia
di giocare”. I minuti volano e così, tra
una battuta e l’altra, prima che me ne
renda conto arriva il triplice fischio. Lui
si alza, mi saluta e io, a questo punto,
getto la maschera con un: “Be’ mister
ora però un paio di battute su questa
Nazionale me le lascia vero?”. Lui mi
sorride compiaciuto e, dopo un po’ di
resistenza e una pacca sulla spalla,
non si tira indietro: “Meglio la Georgia,
l’Italia più scolastica ma abbiamo visto
due formazioni che hanno comunque
cercato di giocare, il pareggio ci stava.
Due squadre con diversi buoni giocatori
e molto probabilmente la Georgia
in pochi se la sarebbero aspettati così.
Comunque – chiude poi Reja – l’Italia
non ha assolutamente demeritato anzi
ha fatto una buona gara”. E se lo dice
uno che in carriera ha quasi novecento
panchine, direi che ci possiamo stare.
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