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l'intervista

La storia di Damiano Fabiani: dai primi calci al Catania

Il racconto della carriera dell'estremo difensore oggi in forza alla società siciliana e cresciuto nel nostro settore giovanile

03 Ottobre 2018

Fabiani ai tempi della Vigor Perconti ©GazReg

Fabiani ai tempi della Vigor Perconti ©GazReg

Fabiani ai tempi della Vigor Perconti ©GazReg

Mai come in questi tempi, affermarsi nel calcio professionistico risulta piuttosto difficile, come se fosse un'impresa quasi impossibile da compiere. I motivi sono diversi, dalla scarsa qualità che, ahinoi, contraddistingue il calcio italiano in questo periodo, agli "spacciasogni" che distruggono i giovani giocatori con fantomatiche promesse di chissà quali carriere. In questo mondo sempre più difficile da esplorare c'è chi invece è sopravvissuto, anche se la strada per affermarsi è ancora lunga; parliamo di DamianoFabiani, portiere classe '99 in forza al Catania che ora milita in Serie C. L'estremo difensore è titolare inamovibile nella Berretti e aggregato in prima squadra; scopriamo la sua storia dai primi calci al pallone fino al giorno d'oggi attraverso le sue parole:

"Ho iniziato a giocare a calcio in una società di fronte casa mia, la Vigor Breda, vedevo tutti i miei amici che andavano lì e ho voluto provare. Il mio primo incontro decisivo è stato sicuramente quello con AntonioLepori che chiamò i miei genitori per convincermi a diventare portiere. Inizialmente infatti adoravo giocare in mezzo al campo come facevano gli altri e l'idea di arretrare in porta non mi faceva più di tanto felice, discussi anche varie volte con mio padre e mia madre perchè io volevo giocare con i piedi ma...riuscirono a convincermi e da quel giorno la porta divenne la mia casa e l'area di rigore il mio giardino. Non posso che ringraziare  Lepori, se non fosse stato per lui non sarei mai stato ciò che sono adesso. Dopo la Vigor Breda girovagai per diverse squadre romane: Giardinetti, Lodigiani dove restai per ben tre anni, Savio ed infine Vigor Perconti. Alla Perconti ci fu la seconda svolta della mia carriera. Nell'estate del primo anno molti dei miei compagni con cui avevo stretto tantissimo andarono alla Romulea ma io scelsi di restare perchè nel club rossoblu mi trattavano come un figlio, credevano fortemente in me e non potevo tradirli. L'anno successivo diventai capitano ed il mister mi caricò la squadra sulle spalle. La società costruì una rosa praticamente nuova per cui inizialmente ci furono alcune difficoltà di ambientamento piuttosto normali ma una volta trovati i giusti automatismi diventammo una squadra molto forte. Quello fu l'anno più bello della mia vita calcistica fino ad ora, vincemmo il torneo Superga battendo la Roma in finale e consapevoli delle nostre qualità iniziammo il campionato alla grande. Le soddisfazioni arrivarono anche a livello personale con la convocazione nella Nazionale Under 17 e quella della Rappresentativa per il Torneo delle Regioni. Fu decisamente una bella vetrina per mettermi in mostra ed infatti non erano poche le squadre professionistiche che mi volevano ma quella che puntò di più su di me era la Sambenedettese e scelsi quella destinazione. Mi sembrava tutto meravigliosamente stupendo, ma il destino non è stato clemente con me: nel primo giorno di ritiro il ginocchio fece un rotazione innaturale dopo una mia uscita: crociato anteriore rotto e la previsione di un lungo stop. Questa è stata sicuramente la terza svolta della mia carriera, forse la più importante; quando tutto va bene è facile dimostrare il proprio valore ma io credo che il momento di mostrare di che pasta si è fatti è proprio quando la vita ti presenta ostacoli apparentemente insormontabili. Non mollavo, lavoravo incessantemente per tornare e la voglia di rilanciarmi era tantissima ma le squadre interessate ad un portiere con un ginocchio in condizioni precarie erano giustamente poche. In quel periodo fu fondamentale il supporto dei miei genitori e del mio agente; non ci davamo per vinti, lui lavorava per farmi tornare a sorridere tra i pali ed io mi allenavo per recuperare. Arrivò finalmente la chiamata del Catania e quando mi venne detto dell'interessamento della società siciliana scoppiai a piangere. Ero uscito dal tunnel, avevo superato quel maledetto infortunio e soprattutto  avevo dimostrato a tutti di potercela fare. Porterò sempre con me il bene che mi ha donato il Catania, tutto quello che ha fatto e continua a fare per me".

Parole suggestive quelle di Damiano, di chi non si è mai arreso e ha lottato con tutto se stesso per arginare scogli e superare problemi. Una forza di volontà che dovrebbe essere presa da esempio per chi si affaccia a questo meraviglioso sport che purtroppo però presenta anche i suoi rischi; una voglia di rivalsa incredibile da esaltare per chi come Damiano, si è trovato davanti ad un infortunio del genere che ha messo a repentaglio la carriera.

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