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Perché la Roma non punta sul talento di Alessio Riccardi?

Il giovane talento 2001, dopo il rinnovo fino al 2023 di aprile, continua a non trovare spazio. Si preferisce puntare su giocatori adattati (Santon/Pastore) o valutare nuovi innesti (Hallfredsson): come è possibile tutto ciò?

23 Ottobre 2019

Alessio Riccardi, centrocampista 2001 della Roma

Alessio Riccardi, centrocampista 2001 della Roma

"PastoAlessio Riccardi, centrocampista 2001 della Romare e Santon  possono fare i mediani, li abbiamo già provati lì".  Le parole di Paulo Fonseca in conferenza stampa sono difficili da comprendere a fondo così come quando  dichiara che "stiamo prendendo in considerazione tutto", anche giocatori svincolati dal mercato.  L'emergenza totale che vive la Roma a centrocampo dopo gli infortuni occorsi a Pellegrini (frattura del quinto metatarso), Diawara (lesione del menisco mediale del ginocchio sinistro) e Cristante (distacco del tendine dell'adduttore destro) non ha portato neanche un istante a prendere in considerazione  Alessio Riccardi,  il maggior talento  della Primavera giallorossa  che è stato portato alla Roma dieci anni fa da Bruno Conti: centrocampista classe 2001, dotato di enormi qualità  sia in fase di costruzione che in quella di realizzazione, ad oggi viene inspiegabilmente (o no?) ignorato dalla prima squadra della Roma.  Riccardi ha già segnato 4 reti quest'anno in campionato (che diventano 21 considerando gli ultimi due anni) ed ha parlato molto bene di lui anche il tecnico dell'Italia dei "grandi" Roberto Mancini, uno dei primi sostenitori di un certo Nicolò Zaniolo, cresciuto poi in modo esponenziale in pochi mesi dopo la prima convocazione in azzurro arrivata tra  lo stupore generale.  La domanda che sorge spontanea è una soltanto: per quale motivo Paulo Fonseca non punta sul giovane talento giallorosso? Il mancato trasferimento estivo alla Juventus ha fatto raffreddare i rapporti e questo sta influendo anche nella sua gestione? Difficile da  comprendere visto che si parla tanto del "made in Italy", di un calcio italiano che punta poco sui giovani promettenti e poi, anche in emergenza, non si riesce a lanciare nessuno. Ipotizzando l'adattamento di Santon al centro o l'innesto dal mercato di  Hallfredsson, islandese svincolato di 35 anni.  Una visione strana, distorta, assolutamente in contrasto con la volontà, dichiarata ad aprile 2019, di puntare forte sul giovane talento 2001 cresciuto nel settore giovanile giallorosso che, solamente 6 mesi  fa,  ha rinnovato il suo contratto fino al 2023. Nella passata stagione ha esordito in Coppa Italia nel match della Roma  contro la Virtus Entella e da quel momento  non ha disputato mai più neanche un minuto con la prima squadra.  In estate sono stati investiti 21 milioni di euro per  Amadou Diawara (con una plusvalenza per il Napoli di  19,3 milioni di euro) e 19 milioni di euro per  Jordan  Veretout (giunto nella capitale dalla Fiorentina) con le conferme di Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante. Oggi, 23 ottobre 2019, la Roma  non può disporre di 3/4 dei suoi mediani ma nelle parole e nei fatti si cercano alternative di ogni tipo al giovane Riccardi: Pastore, Santon ed Hallfredsson, pur di non puntare sul talento che tanto piace a Roberto Mancini.  Continua ad essere un perno fondamentale della Primavera di Alberto De Rossi, ha collezionato nel tempo  convocazioni su convocazioni nelle nazionali giovanili  ma Alessio Riccardi, romano e romanista da sempre, non riesce a consacrarsi definitivamente  per mancanza di fiducia e  di spazio.  Convocato per il match di domani pomeriggio in Europa League della Roma contro il Borussia Moncehngladbach, ci piace pensare che sia arrivato il suo momento, dopo tanta attesa.   Ad oggi qualcosa non torna e la Roma continua a dimostrare gravi lacune   nella gestione dei propri giovani come è stato anche con un altro 2001 di grandissime prospettive come Gianmarco Cangiano,  finito in estate al Bologna. Ha senso continuare ad acquistare stranieri troppo spesso  afflitti da infortuni e da problematiche di ambientamento senza puntare in alcun modo sul nostro "made in Italy"?   La risposta è no, assolutamente no.   Con buona pace di Fonseca, di Petrachi e della società giallorossa.



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