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l'intervista

Delvecchio ricorda la Lupa: "Papà Marco, Greco e quei gol..."

Intervista al classe '98, figlio d'arte di SuperMarco e grande protagonista con la Berretti nella stagione 2015/2016

28 Marzo 2020

Delvecchio ai tempi della Lupa ©DelGobbo

Delvecchio ai tempi della Lupa ©DelGobbo

Lo stesso ruolo di papà Marco, forse però meno bomber e più rifinitore. Nicolas Delvecchio ce lo ricordiamo soprattutto un anno, quello della Berretti dei '98 di Giovanni Greco che per qualche strano motivo non andò ai playoff. Eppure faceva divertire e lui era uno degli artefici dello spettacolo. Istantanee indelebili nella sua mente.

Delvecchio ai tempi della Lupa ©DelGobboNicolas, che ricordi hai di quella grande stagione alla Lupa Roma?
"La stagione trascorsa alla Lupa Roma è quella che ricordo con più piacere. È stato il mio anno calcistico migliore, facevo parte di un gruppo molto unito guidato da un grande tecnico come Giovanni Greco e da un ottime direttore come Giampiero Guarracino. Entrambi sono riusciti a tirare fuori il meglio di me, facendomi crescere sia a livello caratteriale che calcistico. Diverse soddisfazioni in quell'annata: dagli allenamenti con la prima squadra alla convocazione con l'Italia Under 18 di Lega Pro"

I momenti più divertenti?
"Ci sono ricordi che mi fanno sorridere ancora oggi. Tutti legati alle trasferte, i viaggi in pullman nei quali tutti cantavamo a squarciagola per scaricare la tensione".

Parliamo di mister Greco: puntava molto su di te. Hai un aneddoto legato a lui?
"Prima partita di campionato contro l'Avellino. Negli spogliatoi venne da me e mi disse: «Stai tranquillo. Sei forte. Segni tu». Frasi che mi caricarono tantissimo. Beh, feci due gol, corsi ad abbracciarlo e la sua risposta fu: «Te l'avevo detto». Vincemmo 4-2. Lui è una persona sincera, nel bene o nel male, e sa tirare fuori il meglio da ogni giocatore".

Ti senti ancora con qualche tuo ex compagno?
"Qualche volta mi capita di parlare con Bernardotto. Abbiamo giocato insieme anche dopo la Lupa Roma"

Com'è avere un papà Campione d'Italia?
"Una gran bella cosa. È molto legato a Roma e alla Roma. Spesso mi fa vedere i video dell'anno dello Scudetto: quella squadra oltre a vincere il tricolore era composta da calciatori fortissimi. Sono orgoglioso di lui perché l'ha vinto da protagonista e in una piazza così calda con tifosi che ancora oggi gli fanno sentire ancora il loro affetto"

Da settembre a dicembre sei stato al Bangor, con tanti ragazzi italiani, in Galles. Com'è il calcio lì?
"Rispetto al nostro è uno sport molto più fisico, più intenso, meno tattico e meno tecnico. Però a livello di strutture sono molto avanti rispetto a noi"

E adesso?
"Ora sono fermo. Ma il prossimo anno sono pronto a tornare in campo. Chissà, forse ancora fuori dall'Italia..."

Il Covid-19 ha bloccato forzatamente e giustamente anche i calciatori. Vuoi lanciare un messaggio soprattutto ai più piccoli?
"Fate come me: rilassatevi e allenatevi a casa. La speranza è quella di tornare alla normalità e alle belle domeniche di calcio".

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