Cerca

lo speciale/12

C'era una volta: la favola della Roma "illegale" dei classe 2001

Storia di uno dei gruppi più forti visti dalle parti di Trigoria negli ultimi anni. Un'ascesa iniziata nella scuola calcio e passata per sconfitte brucianti, per arrivare poi all'apoteosi tricolore

13 Aprile 2020

I classe 2001 della Roma ©DeCesaris

I classe 2001 della Roma ©DeCesaris

I classe 2001 della Roma ©DeCesaris

Il calcio, così come la vita, è fatto di momenti. Minuscole frazioni di tempo dal potere assoluto. E' così per tutti, dentro o fuori dal campo, chiunque può riversare sul tavolo della propria vita istantanee che ne hanno segnato l'esistenza. Per raccontare la nostra storia ne abbiamo scelte 3: il lampo di un giovanissimo Traorè, la smanacciata miracolosa di Soncin e l'incornata di Bucri all'ultimo respiro. Tre foto tra mille altre possibili, pietre miliari su cui la Roma e i suoi 2001 hanno dato vita ad una storia dai tratti epici e che incarna al suo interno tutto quello che il calcio giovanile è e dovrebbe sempre essere.


C'era una volta...

Valerio D'Andrea ©Lori

Ogni storia che si rispetti comincia così e questa, ovviamente, non fa eccezione. Valerio D'Andrea, dopo una gavetta vincente nei top club regionali, approda nella Scuola Calcio della Roma. A Trigoria gli affidano un gruppo di ragazzini che, da lì a qualche anno, avrebbero scritto alcune delle pagine più entusiasmanti del settore giovanile della Roma. Quella squadra sembra nata per dominare e fa incetta di vittorie e trofei . Nel 2014/15, anno dei Giovanissimi Fascia B Elite classe 2001, D'Andrea e i suoi ragazzi piazzano in bacheca 4 titoli (Torneo Serilli, Halima Haider, Memorial Papa e Titolo Regionale battendo la Lazio in finale, ndr). Da qui arriva la prima ma già importante lezione: mai accontentarsi. Gli scout di Trigoria lo sanno bene perchè a quel gruppo costruito con rara maestria nella scuola calcio, vengono aggiunti innesti di lusso (Bamba Mory a gennaio di quell'anno, Cusumano, Semeraro e il portiere Anatrella) per lanciare l'assalto al campionato nazionale dell'anno seguente.


Capitolo 1: il lampo di Traorè

Nei Giovanissimi Nazionali, D'Andrea riesce nell'ardua impresa di raffinare ulteriormente l'ingranaggio di una macchina ora pressoché perfetta. Nessuno tiene testa ai giallorossi che dominano il girone e le fasi finali grazie alla velocità del 2002 Bamba Mory, all'intelligenza tattica di Simonetti che dimostra come se si ha qualità i centimetri non sono poi così fondamentali, ai guizzi dell'astro nascente Riccardi e alle prodezze di Cangiano, “Magic Box” giallorosso. Si arriva così all'ultimo atto, una Roma sontuosa scende in campo contro l'Atalanta, mostro sacro del calcio giovanile nazionale. La finale tricolore non delude gli amanti del calcio con un giovanissimo Traorè che si presenta al mondo intero con un bolide che ai supplementari traccia un solco che di fatto spacca la finale. Di Cortinovis il 2-0 che, per la prima volta nella sua giovane storia, relega la Roma a mera spettatrice al momento della premiazione finale. Qui c'è una seconda lezione da cui imparare: la sconfitta. Elemento imprenscindibile dello sport, aspetto crudele della vita, ma con cui tutti presto o tardi abbiamo dovuto farei conti per poi rialzarci.


Capitolo due: la smanacciata miracolosa di Soncin

Milan, campione d'Italia U16 ©DeCesaris

La Roma, a questo punto, dimostra di saper apprendere tanto dalle gioie quanto dai dolori. Si presenta ai blocchi di partenza del primo campionato nazionale Under 16 con un paio di novità importanti. La prima è in panchina, dove non c'è più il condottiero storico D'Andrea (allontanato con troppa fretta da Trigoria, ndr) sostituito da Rubinacci. Volto nuovo anche in campo, dove si aggiunge Bucri (ricordatevi questo nome, più avanti capirete perchè) bomber miracoloso dell'Ostiamare. La storia è quella di sempre, la Roma macina gioco e avversari con una ferocia inaudita. La vittoria del girone è una formalità, così come la scalata alla finale dove stavolta c'è il Milan di Lupi. I rossoneri approdano alle fasi finali addirittura dai playoff, e poi all'ultimo atto eliminando Juventus, Inter, Atalanta e Genoa. I giallorossi ci arrivano da favoriti, forti di certezze che però si sgretolano in 55 secondi, il tempo impiegato da Tonin per firmare l'1-0. Di lì in avanti è una discesa verso gli inferi, la spalla di Chierico fa crack (di nuovo, ndr), poi Basani e Haidara portano i diavoli sul 3-0. Riccardi e Barbarossa tengono in vita i giallorossi che ora si rialzano con ogni briciolo di forza rimasta per rovesciare una sorte che pare ricalcare quella dell'anno prima. La forza della disperazione si riversa tutta nel piede di Freddi Greco (uno che da lì in poi crescerà a livello esponenziale entrando di diritto anche in Nazionale) che, dai 30 metri, trova uno spiovente diretto sotto l'incrocio. Lo stadio si ammutolisce, ogni sguardo è diretto a quel pallone che pare destinato a regalare alla Roma un prodigioso 3-3. Soncin però vola e disegna una parata che, nello stesso momento, infrange le regole della fisica e i sogni capitolini. Tonin e Haidara chiudono sul 5-2 che mortifica la Roma ora nuovamente a passeggio negli inferi e che, tra le lacrime di Riccardi e compagni, impara sulla propria pelle il significato del termine resilienza. Le persone resilienti sono quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.


Capitolo 3: l'incornata di Bucri all'ultimo respiro

Flavio Bucri, suo il gol scudetto ©GazReg

Due finali scudetto perse, possono essere un peso in grado di schiacciare chiunque. Ciò che però ha reso davvero unica una squadra come quella dei classe 2001 della Roma, ancora prima che un livello tecnico comunque altissimo sia chiaro, è stata la capacità di trovare energie sempre nuove all'interno del proprio gruppo. Ogni anno protagonisti e trascinatori si sono alternati donando, ciascuno a suo modo, un tassello piccolo ma fondamentale. E' così che la Roma è riuscita a disegnare quello splendido mosaico che trovò in Francesco Baldini l'architetto magnifico. Il tecnico, pur privo di due talenti come il "Piccolo Principe" Riccardi e Bouah (messi al servizio di De Rossi in Primavera), ha saputo riscrivere il dna di una squadra che ha sfatato quella maledizione che la vedeva bella ma mai vincente. La finale scudetto dell'Under 17 meriterebbe una storia a sé, perchè si incrociano di nuovo Roma e Atalanta. I giallorossi si ritrovano di fronte il proprio passato che ora però affrontano forti di un percorso che ne ha forgiato spirito e cuore. Ecco così che la Dea prova a far sussultare dei giallorossi stavolta trascinati lontano dal burrone da nuovo protagonisti. Sarà la finale di Silipo, trasformato dal tecnico da comprimario ad eroe dell'anno con 2 gol nella finale, ma soprattuto di Bucri. Il “condor” vola alto, più in alto di tutti, incornando in rete all'ultimo respiro. L'attaccante spiega le ali ed esulta circondato dal boato di festeggiamenti attesi per tre anni. La Roma, finalmente, è campione d'Italia. La vittoria più bella è arrivata al termine di un viaggio lungo, estenuante e in cui questa Roma che ha saputo riscoprirsi ogni volta più forte. Più forte delle sconfitte, della superbia e anche di una sorte che ha dovuto arrendersi di fronte a quella meravigliosa favola che è stata la Roma dei classe 2001.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE