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L'INTERVISTA

Susso Bamba vola a Pisa: quando l'integrazione è virtuosa

Dal Gambia alla Romulea per poi approdare nei prof. Il viaggio dell'ex amaranto-oro continua a gonfie vele ed è un esempio di integrazione sociale lodevole

29 Settembre 2020

Susso Bamba vola a Pisa: quando l'integrazione è virtuosa

Susso Bamba con la maglia del Pisa

“Già mi immagino il mio primo gol sotto ad una curva piena che esplode di gioia. Mi viene la pelle d'oca solo a pensarci”.

Susso Bamba me lo dice al telefono con una voce che trasmette felicità, cadenzando le parole tra i classici sospiri dettati dall'emozione e delle pause sognanti, dove il silenzio fa correre il cavallo pazzo dell'immaginazione. Non lo nascondo, nel sentirlo riesco a vederle quelle immagini che mi descrive con una precisione e accuratezza tale come se avessimo già avuto modo di goderne per davvero: Susso che la butta dentro, magari con il colpo di testa, la sua arma micidiale, i tifosi pisani che si lasciano andare ad un boato fuori dal comune come è loro solito fare, i compagni in neroblu che lo abbracciano e lui lì, che spicca per la sua altezza e per il sorriso smagliante. Bamba ha tutto ben delineato, limpido nella sua mente. Lui sa già quello che vuole, lo ha sempre saputo. Il calcio è la sua passione e quando il proprio obiettivo di vita è così chiaro non si può non visualizzare mentalmente i propri futuri successi. E se lui quelle immagini riesce a vederle in modo così nitido dentro di sé è anche perché, in parte, un'emozione del genere già l'ha vissuta: “Sicuramente proverò le stesse sensazioni del mio primo gol con la maglia della Romulea. Non lo scorderò per tutta la mia vita”. Noi quel gol lo conosciamo bene. Cymerman, portiere dell'Astrea, viene battuto al Campo Roma, la rete si gonfia e le paure di Bamba svaniscono tra gli abbracci dei compagni amaranto-oro. Le paure di un viaggio lungo e tortuoso, un viaggio iniziato nel lontano e burrascoso Gambia della guerra civile e che in quel di San Giovanni ha trovato una tappa fondamentale. Ebbene, questa storia ha oggi un nuovo, entusiasmante capitolo, quello che vede questo gigante buono catapultato nel professionismo a Pisa, una delle città-simbolo del nostro vasto patrimonio culturale e che lo ha accolto a braccia aperte con il tipico calore dei toscani: “Da quando sono arrivato qui ho ricevuto un affetto immenso. Prima dalla società, poi dai miei compagni di squadra e addirittura dai tifosi. Non mi sarei mai immaginato di leggere tutti quei messaggi da parte loro. Devo ringraziarli, io già ero determinato a fare bene, ma con la spinta dei supporters ora ho ancora più coraggio nei miei mezzi. Ce la metterò tutta per ripagarli della fiducia che stanno riponendo in me”.

Insomma, l'ormai ex centravanti della squadra capitolina sta vivendo dei giorni fantastici, è lui stesso a dircelo: “Qui mi sembra di vivere in una favola, è tutto bellissimo. Sto imparando tantissimo nei vari allenamenti che facciamo. Al convitto ho già stretto amicizia con tutti, mi sento sempre in compagnia. Pisa poi è una città fantastica, veramente un gioiello”.

Un lieto fine per l'esperienza laziale, un nuovo, magico inizio in terra toscana. Susso ha tutte le carte in regola per far diventare realtà il suo sogno, passo dopo passo.

Ma cosa ha fatto sì che tutto ciò si avverasse oltre al suo indiscutibile talento calcistico? Cosa ha reso possibile ridare a Bamba una vita, la sua vita, quella a cui lui ha sempre aspirato? Lui stesso qualche indizio ce lo dà: “Per me l'Italia rappresenta una seconda casa ormai. In particolare sono molto legato a Roma, è normale che sia così. Quando sbarcai in Calabria, a Cotronei, infatti passai 9 mesi chiuso in un centro d'accoglienza senza conoscere nessuno, senza andare a scuola, senza sapere l'italiano. Mi sentivo disorientato. Nella Capitale però tutto è cambiato. Qui ho finalmente appreso la lingua grazie al sistema scolastico. Ho potuto riabbracciare il calcio con la Romulea che per me è come una famiglia dal momento che mi ha dato tantissime cose: in primis degli amici, i miei compagni di squadra, che per me sono dei fratelli ora. Con pazienza mi hanno accolto a braccia aperte insegnandomi tanto su Roma, sull'Italia e su come ci si comporta in campo. Lo stesso ha fatto mister Mirko Fioretto, a cui devo tanto. Per me lui è stato una figura fondamentale sia dentro che fuori dal campo, avendomi fatto crescere a livello umano e calcistico. Quei colori li porterò nel cuore per sempre. A Roma poi ho incontrato due persone che nella mia vita sono e saranno di un'importanza cruciale. Parlo di Claudio e Francesca, ovvero il mio tutore legale e sua moglie. Non trovo le parole per descrivere il bene che gli voglio, sono i miei angeli. Pensate che Claudio mi fa addirittura strano chiamarlo per nome, io infatti lo chiamo Il Fenomeno, perché per me lui non è altro che un fenomeno. Mi hanno dato tutto e io gli devo tutto. Cos'altro ho trovato nella Città Eterna? Beh voi di Gazzetta Regionale, che devo ringraziare calorosamente. Vedere la mia storia raccontata è stata un'esperienza unica. Si vede che fate il vostro lavoro con il cuore”. Parole d'amore, un amore sincero, genuino, che viene dal profondo. Ma qual è il filo rosso che unisce la Romulea, i tifosi del Pisa, Claudio, Francesca e la scuola? Semplice, è riassumibile in una parola: integrazione.

Quello di Susso Bamba è un caso decisamente virtuoso di integrazione nel nostro Paese, un caso di integrazione che parte dal calcio, per passare attraverso le istituzioni, la solidarietà, l'apertura mentale, l'amicizia e il tessuto sociale. Un caso in cui varie componenti hanno fatto sì che questo ragazzo abbia ripreso a sognare come è giusto che sia per ogni essere umano: “Stando in Italia da un po' posso affermare con certezza che, almeno nel mio caso, gli italiani si sono dimostrati persone dal cuore d'oro. Non mi hanno mai fatto sentire diverso. Il colore della mia pelle non ha mai contato perché ho sempre avuto a che fare con persone che mi accettavano per quello che era il mio modo di essere, aiutandomi a crescere e a conoscere le usanze, le tradizioni e i modi di fare europei, prima per me del tutto sconosciuti. Mi sento un po' italiano anche io ora e mi ci sentirò per sempre”. Ma non è tutto: “Una cosa che mi fa ridere quotidianamente qui a Pisa? Il fatto che trovino buffo il mio accento romano. Quando dico 'annamo a magnà' loro ridono e mi rispondo in toscano 'vuoi mangià la 'arne?' con la loro c aspirata”. Insomma, più integrato di così...


Gli “amici” di Susso

Per raggiungere questo livello di integrazione Bamba ce lo ha detto, sono serviti vari tasselli di un mosaico che ora sta iniziando a prendere una forma stupenda. Sicuramente il calcio in questo è stato fondamentale, riacquistando dunque una funzione sociale spesso dimenticata in una dimensione in cui si pensa spesso ai tre punti e poco alla crescita individuale del ragazzo, soprattutto nelle giovanili. Ecco, con la Romulea lo sport più bello del mondo è tornato ad essere tale, ricoprendo il suo ruolo di aggregatore sociale, dimostrandoci come esso sia, in fin dei conti, ancora della gente e per la gente. Mirko Fioretto ce lo ricorda così: “Noi tecnici dobbiamo capirlo e attuarlo in una maniera ben specifica. Il nostro compito è quello di capire la psicologia del ragazzo e farlo crescere calcisticamente e caratterialmente prendendola in considerazione. Ognuno è diverso, ognuno ha una storia a sé e noi dobbiamo fare un lavoro di fino per comprenderlo. L'allenatore è anche un educatore, non dimentichiamocelo. Io di Susso avevo capito che aveva bisogno di uno scopo nella vita e il suo scopo poteva risiedere nel calcio. Gli ho dato fiducia e ho avuto ragione”. Non solo tecnici però, anche lo spogliatoio, formato dai “fratelli di Susso” ha inciso e non poco. David Monacu, ex capitano della Romulea, così ha infatti parlato del suo ex compagno di squadra: “Lui è un animo gentile. Noi lo abbiamo capito sin dal primo momento e abbiamo fatto di tutto per aiutarlo. Questo sentimento nei suoi confronti è nato in maniera spontanea, per solidarietà. Noi gli insegnavamo l'italiano e tante altre cose, lo abbiamo integrato nel nostro gruppo. Lui dal canto suo però ci ha dato tanto altro. Innanzitutto ci ha uniti ancora di più. Aiutandolo tutti insieme ci siamo sentiti una vera comunità. Inoltre ci ha insegnato una cosa che ultimamente si sta perdendo, ovvero l'umiltà. Credo che questo sistema di interscambio sia decisamente virtuoso. Noi lo abbiamo fatto nel nostro piccolo, in uno spogliatoio, ma potrebbe e dovrebbe riproporsi su larga scala a livello di società”. Parole spontanee di una gioventù brillante, condivise, seppur in un ambito diverso, da Lluis Francisc Perisc Cancio, assistente sociale del Dipartimento Politiche Sociali di Roma che ha aiutato Bamba nel suo processo integrativo e che così afferma: “La funzione degli assistenti sociali è quella di essere immediatamente disponibili con i ragazzi accolti, così da indirizzarli nelle strutture più adeguate per il sostentamento e per la loro integrazione, fornendo loro personale medico, educatori, tutori, psicologi e tante altre figure tecniche che collaborano per ridare loro una dignità in un Paese come l'Italia che può ergersi a modello in Europa in termini di accoglienza. Dobbiamo capire che lavorare tutti insieme per raggiungere questo obiettivo è importante per il ragazzo tanto quanto per l'Italia, che può ricevere tanto da lui in termini di scambio culturale e non solo”. Legami, l'integrazione è dunque fatta di legami che coinvolgono sport, scuola, istituzioni e figure professionali come afferma anche Fabrizio Gessini, presidente dell'associazione “Il Tetto Casal Fattoria Onlus”, la struttura di accoglienza di Bamba: “La nostra funzione è quella di creare legami lì dove essi mancano. Dobbiamo capire quali sono le passioni dei ragazzi che accogliamo e cercare di immergerli nel tessuto sociale utilizzandole. Con Bamba è stato facile vista la sua enorme passione per il calcio. I ragazzi come lui hanno una tempra particolare e possono veramente fare la differenza in tanti ambiti diversi”. Per finire, anche Jacopo Marzetti, garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Lazio, ha così commentato il caso di Bamba evidenziando l'importanza di un'altra figura fondamentale, quella del tutore: “Questo è certamente un caso da prendere a modello per un'integrazione ben riuscita. La nostra funzione è quella di formare educatori e tutori da affiancare al ragazzo per farlo crescere nel nostro Paese fino a quando non avrà gli strumenti adeguati per farcela con le proprie gambe e divenire dunque un cittadino facente parte in toto del nostro tessuto sociale. In questo il lavoro di Claudio Maricchiolo è stato encomiabile”.

Insomma, specialisti, educatori, professori, allenatori, amici, tutori e tanti altri. Sono varie le figure che hanno contribuito a ridare speranza a Susso portandolo tra i professionisti, ricevendo a loro volta delle opportunità di crescita a dir poco uniche. A vincere in un sistema come questo sono tutti: vince Susso, che ora sogna in grande; vince il calcio che torna ad essere garante di felicità e comunità; vincono le istituzioni e le figure professionali, che possono godere di un lavoro ben fatto. Vince l'Italia che ha scoperto un talento calcistico e un ragazzo di un'umanità decisamente speciale. La speranza è quella di vedere Susso sempre più su e di tornare a scrivere queste storie per raccontare come esse possano diventare la normalità, come esse debbano diventare la normalità.


La PrimaVera squadra di Bamba (a cura di Claudio Maricchiolo)

Bamba e Claudio Maricchiolo a RomaBuongiorno, qui è il Tribunale per i Minorenni, dovrebbe venire a giurare per la tutela di un minore straniero non accompagnato che le è stato assegnato”. Comincia così la storia dell’accoglienza romana di Bamba, oggi un sorridente e vigoroso calciatore, nel maggio 2018 un ragazzino della Gambia intimorito e insicuro. La Virtus è la prima struttura che l’accoglie: assistenti sociali, educatori, psicologi, ragazze e ragazzi pieni di entusiasmo che avviano il percorso di crescita e integrazione del ragazzo, grazie a corsi di lingua, visite mediche, iscrizione alla scuola media, attività ricreative, performance musicali, visite a musei. Poi è la volta dell’associazione “Il Tetto Casal Fattoria” a prendersi cura del ragazzo, in una casa-famiglia multicolore e multietnica dove di nuovo incontriamo la “meglio gioventù” che a turno si prende cura dei minori affidati. E il tutore? Ascolta il ragazzo, i suoi problemi e le sue aspirazioni: “Mi piacerebbe giocare a calcio”. Dovevo capirlo: l’unica volta che era rientrato tardi, era al parco a giocare a pallone. E allora proviamo con la Romulea: il ragazzo è ok, comincia ad allenarsi, e fa subito amicizia con tutti. E comincia a sorridere. Il tesseramento tarderà ad arrivare, ma non il primo goal: 2 minuti dopo l’esordio, con giro di campo tipo Tardelli nell’82, sotto spalti in lacrime dalla gioia. Ed oggi, eccolo vestire i colori nero-blu del Pisa.

 Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza la partecipazione di tanti, ciascuno nel suo ruolo e parte: lo sportello di assistenza legale presso il Tribunale per i minorenni, la struttura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, il personale dell’ufficio immigrazione della Questura, gli assistenti sociali del Comune, il mondo dell’associazionismo laico e confessionale (Civico Zero, Save the Children, Programma integra, Caritas, …), gli operatori sanitari, non ultimo la rete di contatti del tutore volontario. Una novità, questa, tutta italiana nei sistemi di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, voluto dalla Legge 47 del 2017. Grazie alla quale è stato possibile mettere su la prima vera squadra del nostro bomber. E ora, buona fortuna, Bamba.

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