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Lazio, che ti è successo? Analisi di un inaspettato disastro

Il poker visto sabato a Formello è figlio di un'ottima prestazione della Roma, ma una Lazio irriconoscibile ha contribuito alla propria disfatta

27 Ottobre 2020

Lazio, che ti è successo? Analisi di un inaspettato disastro

Czyz ©De Cesaris

Che ci sia stato un black-out mentale dal primo minuto è più che evidente. Che la Lazio non sia riuscita a contenere la forza fisica e tecnica della Roma è ancora più lampante. Non c’è stata una reazione, né un lampo d’orgoglio. Sabato al Fersini non c’è stata partita. L’avversario era tutt’altro che facile da affrontare, è vero, ma quattro gol subiti sono una batosta troppo grande per una Lazio che, per quanto si possa sempre fare meglio, non stava disputando una stagione negativa. La Roma galvanizzata anche dal poker rifilato all’Atalanta è arrivata a Formello con una mentalità vincente, l’elemento principale che è mancato alla Lazio.


Tra difesa impaurita...


Ad Alessio Furlanetto, autore finora di prestazioni validissime, non si può poi recriminare tanto, perché in fin dei conti quando un avversario riesce ad infiltrarsi in area e a trovarsi a tu per tu con un portiere è sintomo che qualcosa nelle linee più avanzate non ha funzionato. È ciò che è successo alla difesa biancoceleste, spenta e timida, timorosa di intervenire in area, come se un gol su azione facesse meno male di uno preso su rigore. Se si volesse spezzare una lancia in favore del reparto arretrato laziale si potrebbe ammettere che fermare uno come Ruben Providence non è un lavoro facile, ma da un ragazzo dalle ottime prospettive come Novella, che ha da poco “assaggiato” la convocazione in prima squadra, ci si aspetta sicuramente di più. Discorso analogo per Angelo Ndrecka, certamente non un gigante, che si ritrova a dover contenere la furia del colosso Podgoreanu, da cui sono partite tante manovre offensive giallorosse. Prestazione super negativa anche per Adeagbo e soprattutto per Damiano Franco: è probabilmente lui la delusione maggiore della difesa laziale. Da un classe 2002 d’esperienza, con tanta tecnica unita ad un fisico che basterebbe, se ben utilizzato, a contenere anche gli avversari più duri, ci si attende una prestazione molto lontana da quella vista al Fersini.


...e un attacco isolato


Guardando più avanti è lecito chiedersi anche cosa sia successo ad Andrea Marino, che arrivato lo scorso inverno a vestire la maglia biancoceleste, in punta di piedi ha saputo conquistarsi la fascia da capitano. Efficace regista di centrocampo, il playmaker ci ha abituati a vederlo dirigere l’orchestra di Menichini con ordine e intelligenza, sia recuperando palloni sia facendo da tramite, insieme agli insufficienti Bertini e Czyz, tra mediana e trequarti. Invisibili Shehu e Cerbara, con l’attaccante romano che lascia fortemente interdetti dopo la prestazione nel derby se si pensa a quanto lo scorso anno era cinico e letale sotto porta. Un po’ meglio Castigliani e Raul Moro, uniche pedine mobili su una scacchiera dove ogni pedone giallorosso ha neutralizzato quello biancoceleste. Non si può certo puntare su qualche elemento di spicco e sperare che possa prendere per mano una squadra bloccata, confusa e visibilmente poco convinta su ogni pallone. Che questa sconfitta sia per la Lazio un monito per non cadere di nuovo, o almeno per non farlo così duramente. Che sia uno specchio per guardarsi e valutare i propri errori, partendo prima dalla testa, perché è solo da quella che si può arrivare a fare gol, ancor prima che dalla forza delle gambe.

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