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Lazio, déjà vù di una catastrofe: dati peggiori dell’anno in cui retrocesse

Quattro anni fa la formazione di Bonatti scese in Primavera 2. In questa stagione i numeri sono ancora più preoccupanti

02 Marzo 2021

Lazio

Lazio, numeri impietosi in questa stagione (Foto ©De Cesaris)

Sarà colpa di una condizione fisica non ottimale, di una preparazione atletica non adeguata, di poca coesione tra gli elementi del gruppo, o di uno stato psicologico negativo. Difficile trovare un colpevole, forse impossibile. Bisognerebbe iniziare da uno di questi elementi, lavorarci sopra e poi passare a quello successivo, ma per salvare una stagione come questa è necessario dedicarsi su ogni aspetto e farlo il prima possibile. Se lo scorso campionato, terminato prematuramente causa Covid, non aveva visto la Lazio brillare e finire la sua avventura all’undicesima posizione, quest’anno ci si aspettava certamente una rinascita. E più che una rinascita quello che è emerso finora sul campo è un continuo cadere senza mai rialzarsi, un tortuoso cammino fatto di passi falsi, brutte figure e anche un pizzico di autolesionismo. Sì, perché la recente sconfitta contro il Cagliari è stata più pesante di tutte le altre e quei due autogol hanno suggerito che forse la Lazio e Leonardo Menichini sono ormai due treni che viaggiano su binari differenti. Finora, senza considerare la Coppa Italia, competizione in cui i biancocelesti paradossalmente viaggiano a vele spiegate, in campionato sono state solo due le vittorie, quelle contro Torino e Fiorentina. Il sapore dei tre punti ottenuti è durato solo centottanta minuti, poi pareggi striminziti e sconfitte pesanti hanno visto la Lazio uscire sempre più ferita dal campo. Un punto ottenuto rispettivamente nelle sfide contro Sampdoria, Bologna, Sassuolo e Spal, ma a far più male sono le sei sconfitte contro Roma, Milan, Juventus, Empoli, Atalanta e Cagliari. Una carneficina consumata in dodici giornate di campionato, con soli 15 gol segnati e ben 29 reti subite. Quei 10 punti che ora relegano i biancocelesti al penultimo posto in classifica riportano vivido un ricordo, i fantasmi di una stagione, quella di quattro anni fa, in cui l’aquila volò talmente a bassa quota da finire in Primavera 2. Analizzando i dati delle prime 12 sfide di quel campionato, i ragazzi a quel tempo allenati da mister Bonatti avevano ottenuto fin lì 13 punti, tre in più rispetto a quelli della Lazio attuale, con tre vittorie, quattro pareggi e cinque sconfitte. Se è vero che nel calcio i numeri hanno una relativa importanza e che le prestazioni sono il giusto metodo di giudizio per la crescita di una squadra, Menichini dovrà trovare presto una soluzione e voltarsi dall’altra parte, senza guardare né i numeri, né le prestazioni finora dei suoi ragazzi. Ancor prima dell’allenatore, adesso per loro è arrivato il momento di guardarsi dentro e chiedersi come sia possibile tutto questo. Deve farlo Furlanetto, che finora ha dimostrato di essere un portiere dalle grandissime prospettive. Deve farlo Franco con quelle doti difensive invidiabili alla sua età. Deve farlo Cerbara con i suoi gol, Andrea Marino con la sua visione di gioco ordinata ed efficace, devono farlo Shehu, Czyz e tutti coloro che dovrebbero dare il buon esempio ai compagni più giovani. Deve farlo Raul Moro, con le sue giocate che fanno impazzire gli avversari e che caricano i compagni di un orgoglio ormai svanito. A non svanire è il loro talento individuale, che se ben organizzato e costruito diventa insieme a quello dei compagni un ingranaggio che gira alla perfezione. Allora ragazzi raccogliete le forze e ripartite da zero, perché meritate un posto d’onore in campionato e non certo in quello di Primavera 2.

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