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Da Keita Balde a Raul Moro: l'asse Barça-Lazio ed una finale

Ieri pomeriggio il talento di Abrera ha illuminato la scena contro l'Hellas. Il terzo gol ha ricordato molto l'inizio della parabola ascendente del senegalese ora alla Sampdoria

15 Aprile 2021

Keita Balde e Raul Moro

Keita e Moro (Foto ©Gambino-©Rosi-SSLazio)

La finale di Coppa Italia raggiunta ieri dalla Lazio fa uscire un po' di sereno all'interno di una stagione in cui sia in campo, che maledettamente, fuori motivi per sorridere ce ne sono stati davvero pochi. Criticato ed in molti casi deriso il lavoro fatto dai ragazzi di Menichini ha trovato quantomeno una dimensione sportiva che l'ultimo atto contro la Fiorentina potrebbe tratteggiare con contorni ancor più splendenti. C'è tempo per tutte le valutazioni del caso e lo stesso vale per la corsa salvezza in campionato: una società come quella biancoceleste non può, e non deve, uscire dal massimo torneo di categoria, per quanto poi questo possa essere funzionale o meno. Tempo per valutare, invece, il talento di Raul Moro, non ce n'è più, o meglio, il ragazzo ha già fatto vedere cosa sa fare e, ma il futuro resta pur sempre una supposizione, può solo migliorare. Nella sfida contro l'Hellas Verona lo spagnolo classe 2002 ha di nuovo messo in mostra il suo potenziale, ma in particolare il secondo gol rifilato ai gialloblù, quello del definitivo 3-2, ha rubato la scena, con movenze e conclusione dell'azione che hanno ricordato un altro talento ex Barcellona e che la Lazio ha prima coccolato e poi fatto andar via, quello di Keita Balde Diao.

Analogie e differenze

In campo entrambi hanno facilità nel dribbling, nell'affondo e nella conclusione. Palle velenose che finiscono alle spalle del portiere girando il minimo possibile per non essere intercettate. Keita è senza dubbio più muscolare, tant'è che anche con Stefano Pioli prima e con Simone Inzaghi poi ha giocato anche come prima punta, segnando (contro il Bayer Leverkusen nel preliminare di Champions e in un derby, con una doppietta). Entrambi hanno avuto difficoltà nello scendere in campo appena arrivati a Formello (trattasi di burocrazia) ma sin dalle prime gare hanno dimostrato di poter fare la differenza. L'attuale punta della Sampdoria, dopo diversi mesi in naftalina, segnò all'esordio contro il Pescara, Raul Moro prima di metterla dentro ci ha messo un po' di più ma ha trovato il gol comunque alla sua seconda da titolare, contro il Napoli in un match vinto dalla Lazio per 1-2 (stesso risultato toccò a Keita, ma in casa). Entrambi hanno poi conquistato la titolarità giocando sempre dall'inizio senza mai venir sostituiti. Il rendimento in merito a reti e presenze fa pendere l'ago della bilancia verso il senegalese, data la pandemia ed una rosa intorno di livello decisamente meno competitivo, ma comunque nella sua prima stagione Raul Moro ha segnato 3 gol in 840' minuti al confronto dei 7 in poco più di 1100' del collega. Il rendimento di Moro è poi cresciuto in via esponenziale, con la stagione che sta vivendo in Primavera quest'anno che è già, a questo livello, quella della consacrazione con 14 centri in 996' giocati tra Coppa e campionato, conditi anche da due assist. Keita, alla sua prima stagione, oltre a dimostrare di avere colpi per meritare la chiamata in prima squadra (che arrivò però nella stagione 13-14 in campionato contro il Chievo al posto di un altro prodotto del vivaio laziale d'importazione, Cavanda, prima di quello in Europa League pochi giorni dopo quando sfornò addirittura un assist per Hernanes contro il Legia Varsavia) arrivò anche in finale, ma non di Coppa, di campionato. La Lazio all'epoca allenata da Bollini vinse lo scudetto a Gubbio battendo l'Atalanta, con Keita che segnò su assist di un altro ex Barcellona sbarcato in biancoceleste e mai esploso, Tounkara, che quella sera rubò la scena all'amico fraterno. Adesso sembra essere, come per Keita, arrivato il momento di Raul Moro. Una finale anche lui l'ha raggiunta, ha fatto vedere di saper giocare a calcio, ma per ora Inzaghi non lo ha preso in considerazione se non in qualche convocazione. Il rinnovo di contratto è un tema che a Formello stanno prendendo in esame e chissà se la dirigenza attenderà di alzare un'altra coppa al cielo prima di puntare su un giovane che, appare, di belle (e fondate) speranze. 

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