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Lazio, il fallimento è totale. La Primavera non splende più

Altra stagione disastrosa con la massima giovanile per la società biancoceleste, rimasta nei cadetti dopo il ko con il Brescia

10 Maggio 2022

Igli Tare

Igli Tare, ds della Lazio e responsabile della Primavera (Foto ©D'Offizi)

Dopo averla allontanata, nascosta, rifiutata quantomeno nel pensiero, adesso è arrivato il tragico momento di capirla e constatarla. La Lazio rimarrà per il secondo anno consecutivo in Primavera 2, il terzo negli ultimi cinque anni, a testimonianza di un sistema ormai fallimentare, un vortice nero infinito da cui le aquile non sembrano in grado di riprendersi. I biancocelesti sono di fatto l’ultima grande blasonata del calcio italiano a rimanere nella serie cadetta dopo la promozione dell’Udinese, vincitore del girone A. L’incubo, perché ormai si può definire solo ed esclusivamente in questa maniera, non vuole avere fine dalle parti di Formello, soprattutto se si guarda la storia del club. Il prossimo sarà il terzo degli ultimi cinque campionati nella secondo massima divisione giovanile, mettendo quindi in evidenza tutti gli errori degli anni passati. Le aquile hanno sempre rivestito con l’inizio del nuovo millennio il ruolo di big all’interno della nazione, vincendo il loro quinto titolo nel 2012-2013 con Alberto Bollini in panchina, uscito trionfatore dalla finalissima per 3-0 contro l’Atalanta. Un grande successo per tutta la piazza,  che non riuscì più a vivere una gioia del genere nelle stagioni seguenti, rimanendo comunque una garanzia in tutto il paese. Difatti con l’arrivo da subentrate di Simone Inzaghi l’anno dopo i capitolini alzarono la Coppa Italia al cielo per due edizioni consecutive, conquistando anche la Supercoppa nel 2015. Tutto perfetto, almeno fino a quel momento prima della tempesta definitiva. La stagione 2017-2018 è stata l’inizio del calvario: la gestione Bonatti-Bonacina non riuscì a cucire le ferite, con la Lazio retrocessa clamorosamente nella seconda serie. Corsi e ricorsi storici, quelli avvenuti nel 2021, quando i capitolini caddero nel playout con il Bologna, tornando ancora tra i cadetti sotto la guida di Menichini. Un continuo regredire, peggiorare fino addirittura a mancare la promozione in questa stagione, prima permettendo al Cesena di scappare, poi fallendo nei playoff contro il Brescia. La cura Calori non ha decisamente funzionato, sprofondando nel baratro fino alla conclusione peggiore possibile.

Promesse non mantenute e progetto inesistente

Un epilogo del genere era difficilmente immaginabile ad inizio stagione, soprattutto dopo una partenza sprint della Lazio, che aveva chiuso il girone d’andata da capolista, splendendo fino a febbraio, per poi cadere inesorabilmente nel filotto tragico delle ultime otto gare, in cui i capitolini hanno vinto solo una volta. I biancocelesti pagano sicuramente una situazione infortuni pesante, ma le responsabilità sono molto più profonde, lontane nel tempo e nella progettualità. Dopo la retrocessione del 2018 la prima giovanile laziale fu affidata al direttore sportivo Igli Tare, per tornare a dominare come in passato. La scelta non ha minimamente pagato dazio, ma al contrario non ha fatto altro che portare incertezze nell’ambiente. Difatti, dopo il ritorno in Primavera 1, la prima stagione tra i più forti targata Tare fece arrivare una salvezza dovuta anche allo stop del campionato, per poi retrocedere però l’anno successivo. Al di fuori delle questioni meramente calcistiche e di scelte su giocatori non sempre all’altezza, il problema principale riguarda il non esser stati in grado di fornire un progetto adeguato, lungimirante, che andasse a toccare i punti nevralgici per far tornare a risuonare i giri del motore nel modo giusto, riaffermandosi lungo tutto il paese. Se da un lato va ribadito come l’obiettivo del vivaio di una squadra sia sempre quello di preparare, formare, far sbocciare nuovi giocatori nel mondo del calcio (e comunque di esempi negli anni passati ce ne sono, vedere Cataldi e Keità Baldé), dall’altro sicuramente non si può rimanere indifferenti davanti ad una gestione totalmente fallimentare, non in grado di anche solo far intravedere i fasti del passato. Ci sono società che son comunque riuscite a far quadrare entrambi gli aspetti, vedi proprio i cugini della Roma, primi in classifica e al contempo bravi nel fornire talenti alla squadra maggiore (Zalewski e Afena-Gyan); oppure l’Atalanta, che della sua cantera ne fa un vanto, tanto da aver lanciato l’ultimo tassello pregiato nel calcio dei grandi in questa stagione lottando in contemporanea nei vertici del girone di Primavera: Giorgio Scalvini. Tutti indizi che fanno intuire come il lavoro svolto a Formello non sia dei migliori, costringendo i biancocelesti ad un altro anno nel baratro. Una macchia rossa, se si considera invece l’ottimo andamento delle giovanili capitoline, con U16 e U15 agli ottavi di finale e U17 ai quarti, sotto la guida di Bianchessi. Di certo un qualcosa che non fa ben sperare neanche per il futuro, analizzando come un grande cammino nelle under poi si voglia concludere nel migliore dei modi in Primavera 1. Tanti problemi, troppa confusione ed una progettazione in questo momento nulla dal punto di vista degli obiettivi ottenuti. Ai posteri l’ardua sentenza, anche se ad oggi non si riesce a prospettare nulla di buono.

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