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04 Dicembre 2014
Francesco Grassi
Un bruttissimo infortunio, uno di quelli che avrebbe
costretto la maggior parte delle persone ad appendere gli scarpini al chiodo. E
l’idea di mollare tutto per un attimo è balenata nella mente di Francesco
Grassi, ma quando l’amore per il calcio supera ogni cosa ti permette di
compiere degli sforzi che nemmeno tu stesso ritenevi in grado di fare: è
proprio questo il caso del capitano e Presidente dell’Atletico Calcio Roma, che
dopo aver subito un durissimo infortunio al ginocchio destro lo scorso 19 Ottobre
ed aver superato brillantemente il susseguente intervento chirurgico si è
subito rimesso in gioco, cercando di bruciare le tappe nella speranza di
tornare il più presto possibile a dar manforte ai compagni in campo. Di questo,
dell’avventura Atletico Calcio Roma e dei progetti futuri della società ce ne
parla proprio il Presidente Francesco Grassi durante questa intervista.
Presidente, ci
racconti di quel terribile 19 Ottobre, dell’operazione ma soprattutto di cosa
l’abbia spinto, e lo spinge tutt’ora, a rimettersi in gioco dopo un evento così
nefasto.
E’ stata una brutta botta, soprattutto a livello
psicologico, venuta proprio quando stavo riprendendo la forma migliore che non
trovavo da un paio d’anni: all’inizio giocavo soltanto per divertimento, ma ora
dopo le due promozioni senti l’importanza dell’evento, ed essere il
proprietario della squadra amplifica il tutto. L’ho capito immediatamente che
l’infortunio era grave, l’operazione fortunatamente è andata tutto bene anche
se è stata un po’ traumatica per me essendo il primo e vero intervento che ho
subito in vita mia. Devo ammettere che mentre ero sul letto, impossibilitato a
muovermi, per un attimo mi è balenata nella mente l’idea di smettere. Ma mi è
bastato sentire subito la partita della Roma dalla tv che quell’idea è stata
spazzata via in un lampo: amo troppo questo sport, lo amo visceralmente, ne
sono malato. Ed inoltre ho la fortuna di avere accanto una famiglia ed una
compagna che sin da subito mi hanno spinto a sostenere questa mia voglia di
tornare in campo. Li devo ringraziare molto.
Cos’è che le manca di
più?
Il pallone. Ho avuto altri infortuni in carriera, ma mai
nessuno come questo. Un giorno, mentre facevo fisioterapia, ben ventuno giorni
dopo essere stato operato, ho provato a palleggiare con una palla di spugna.
Sono caduto subito. Lì ho pensato che la strada da fare è ancora molto lunga,
ma non c’è problema.
Com’è nata quest’avventura che prende il nome di Atletico Calcio Roma?
Anni fa finii a giocare nella Luiss Calcio, dove rimasi
impressionato dall’efficienza dell’organizzazione, ma l’ambiente non faceva per
me. Decisi allora con mio fratello, ex Romulea, e con altri amici di creare una
squadra che avrebbe dovuto avere lo stesso livello di organizzazione ma con uno
spirito più verace. Dovetti poi partire per lavoro, destinazione New York dove
vissi per sei mesi, e quando tornai avevo in mente un’idea ben chiara: una
società tutta mia. Ed è qui che mentre cercavo un campo su cui poter far
giocare la squadra incontrai Massimo Chialastri, il nostro direttore sportivo,
ed è nato quindi tutto quanto. Max è fantastico, non si riposa mai, e in questi
anni ha portato sempre dei giocatori estremamente validi. Un altro personaggio
fondamentale è Giuseppe Paniconi, il nostro direttore generale: è anche
tantissimo merito loro se già dopo due anni stiamo lottando per il calcio che
conta.
La squadra ha avuto
un ottimo avvio di stagione, si aspettava tutto ciò?
Non ci avrei messo un euro. E per di più già abbiamo dovuto affrontare
delle trasferte delicate, andando sui campi di società attrezzate per vincere
il girone presentando una squadra dall’età media bassa e con quindi non molta
esperienza. Gran parte del merito va al mister Alessio Fiatti, che io chiamo
l’Alex Ferguson dell’Atletico Calcio Roma, bravissimo a compattare un rosa
molto ambia creando un bel gruppo, unitissimo. Sì, l’inizio ha sorpreso un po’
tutti, adesso cerchiamo di non montarci la testa e di volare bassi.
Per concludere, quali
sono i vostri obiettivi? Dove volete arrivare?
Vogliamo salire il prima possibile, e per crescere dobbiamo partire da due obiettivi minimi: avere un centro sportivo tutto nostro e creare un settore giovanile. Per quanto riguarda il settore giovanile partiremmo con la Juniores, che ci fornirà inoltre anche gli Under per la prima squadra, ma il mio sogno è avere una Scuola Calcio a costo zero, totalmente finanziata dagli sponsor. Il non avere un campo nostro invece per ora ci limita assai, siamo sempre alla ricerca, e non escludo l’idea di costruirne uno ex-novo. E’ fondamentale comunque fare le cose in modo intelligente, con i tempi giusti: adesso siamo tranquilli, viviamo alla giornata, consci che il futuro è tutto da scoprire.
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