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il comunicato

Villalba, c'è amarezza ma tanta voglia di continuare il sogno

All'indomani dell'estromissione dalla post season, il club rossoblu fa il punto della situazione con un pizzico di rammarico

22 Maggio 2017

Il calcio di rigore parato da Nencione a Iannotti

Il calcio di rigore parato da Nencione a Iannotti

Il calcio di rigore parato da Nencione a Iannotti

Era destino, evidentemente. Il Villalba Ocres Moca 1952 non usa mai la porta di servizio. Non lo ha fatto durante il campionato, quando ha bandito i compromessi rischiando il tutto per tutto e inanellando tante, troppe sconfitte. Qualche pareggio, forse, e maggiori calcoli, avrebbero potuto cambiare il corso della storia; e non lo ha fatto neanche adesso, a fine torneo. La seconda piazza non ha garantito il salto di categoria, perché il Villalba voleva il titolo di campione, quello che è sfuggito a quattro giornate dal termine, in casa, nella sfortunata gara contro l'Aces Casal Barriera.

Quella partita ha dimostrato che a volte la programmazione, la passione, l'estro e la tecnica, nulla possono davanti alla fortuna e al caso. Chiuso il portone della vittoria del campionato, reticente, il sodalizio dei presidenti Scrocca e D'Autilia si e' affacciato alla lotteria dei play off. I ragazzi di mister Daniele De Filippo hanno dato tutto, anche oltre le proprie possibilità, sia chiaro. Ma non è bastato. Infortuni a catena nell'immediata vigilia e condizioni fisiche non ottimali, hanno segnato il corso della gara. Buona nei novanta minuti, meno nei supplementari. Presi uno ad uno i giocatori bianco rosso blu non hanno demeritato. Nessuno. Come squadra e' invece mancato quel movimento complessivo che sposta gli equilibri: pressing a tutto campo assente se non in sporadici casi. Poca armonia in difesa (complice la presenza degli under concentrati tutti nel reparto arretrato, quindi senza esperienza di gioco insieme), centrocampo nervoso ma presente, soprattutto nell'ottimo Diego Centanni, attacco più preoccupato delle diagonali a ritroso che degli inserimenti in attacco.

E davanti, c'era una squadra di tutto rispetto, quel Monti Cimini che ha fallito l'appuntamento della Coppa Italia destando meraviglia in tutti gli addetti ai lavori, per quanto credito vantava alla vigilia. Arriva così una sconfitta che brucia, ai tempi supplementari, dopo una partita giocata tutto d'un fiato. Recriminazioni poche, per le occasioni avute dagli avanti tiburtini, soprattutto con Simone Neroni, Falvio Prioteasa, Simone Petrucci e Stefano Iannotti (su calcio di rigore). In una partita secca può succedere. Il rimpianto e' per il campionato. Una squadra così non poteva e non doveva uscire sconfitta undici volte nel proprio girone. E per poco ha sfiorato lo stesso l'impresa. Una squadra così e' riuscita nell'impresa titanica di unire, di affratellare tifosi e società, di emozionare ed esaltare il pubblico in molteplici occasioni. Un gruppo affiatato che ha divertito ma ha commesso un errore, probabilmente, fatale: non si è divertito esso stesso in campo. Il calcio e' un gioco e la pressione mediatica lo ha forse fatto dimenticare ai ragazzi. Lo sappiano società e giocatori di questa gloriosa bandiera: vedere giocare il Villalba e' stata sempre una emozione, un sussulto. Mai una sola partita banale, mai sufficienza nei giocatori, mai paura di affrontare gli avversari. Quest'anno il Villalba Ocres Moca 1952 ha gettato le basi per un grande futuro, a cominciare dalla tribuna, dove non ci sono più solo tifosi, ma innamorati di una maglia. Adesso il sogno può continuare guardando ancora più lontano.

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