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Simone Munaretto: "Fiumicino, avanti con i nostri valori"

Il bilancio del presidente rossoblu nell'intervista rilasciata a Gazzetta Regionale, pubblicata sull'edizione di lunedì 12 giugno

14 Giugno 2017

Simone Munaretto, a destra, col mister della Juniores (foto ©Porcu)

Simone Munaretto, a destra, col mister della Juniores (foto ©Porcu)

Quando si parla di calcio, spesso il metro di valutazione finisce per essere il risultato, in virtù del quale il resto assume un ruolo secondario. Il traguardo, sopratutto nel dilettantismo, dovrebbe essere inteso anche quale espressione di valori come passione, sacrificio e rispetto. Così facendo, l'obiettivo diventa una conseguenza quasi naturale del lavoro svolto. Ma parliamo pur sempre di calcio. E di risultati. "All'inizio della stagione ci prefissiamo degli obiettivi perché penso sia il modo più producente di lavorare e al 90% li abbiamo raggiunti: con la prima squadra volevamo fare meglio dello scorso anno e, nonostante la falsa partenza, il bilancio è positivo. Abbiamo vinto il campionato regionale con la Juniores, gli Allievi sono arrivati quarti, al di sopra delle aspettative, mentre le altre hanno raggiunto una salvezza agevole"
Simone Munaretto, a destra, col mister della Juniores (foto ©Porcu)

E per il prossimo anno? Puntiamo prima di tutto a riconquistare l'Elite con gli Allievi. La Juniores dovrà mantenere la categoria, magari occupando la parte sinistra della classifica. Con la base di ragazzi che abbiamo è un traguardo raggiungibile. Secondo obiettivo è riportare i 2004 nei regionali in modo da abbandonare l'ultima categoria provinciale. Inoltre andare avanti con il processo di crescita qualitativo della scuola calcio. Non ho alcun problema a dirlo, siamo la società che tiene i ragazzi più impegnati di qualunque altra: già dal 2008 i ragazzi si allenano tre volte a settimana e giocano due"

Meno social network e più sport... "Sembra strano dirlo, questi ragazzi non vivono più la strada o l'oratorio, dove noi trascorrevamo tutti i pomeriggi. Credo che tre ore a settimana di allenamento non ti permettono di diventare ne un calciatore ne tantomeno un atleta. E' stata una delle prime cose ci ha detto Horst Wein quando è venuto per uno stage. Ma ciò che ci ha reso ancora più orgogliosi è che una grande società di Serie A ha riconosciuto questo lavoro, proponendoci l'affiliazione. Ho accettato con orgoglio perché a distanza di cinque anni vedere che una professionista si accorge del lavoro fatto è motivo di soddisfazione e ripaga gli sforzi. Annunceremo l'affiliazione nelle prossime settimane, prima dell'apertura delle iscrizioni della prossima stagione"

Anche il Comitato ha previsto un riconoscimento: la Scuola Calcio d'Elite. "Qui devo fare una piccola polemica. Mi sembra che si tratti di un riconoscimento assegnato sulle carte, senza troppi controlli sul territorio. L'hanno data a molti ma non a noi. Perciò se elite vuol dire piccola minoranza, forse il miglior fregio è non esserlo"


Questo non cambia i frutti di un lavoro che parte dal lontano. "Infatti la vittoria del campionato non è un caso. Perché oltre al risultato sportivo ce n'é un altro fuori dal campo: i ragazzi, quasi tutti di Fiumicino, passano del tempo insieme, si conoscono e si sostengono tra loro. Dobbiamo partire dal presupposto che sicuramente diventeranno uomini, forse calciatori: perciò quello che possiamo fare è insegnare loro a far parte di un gruppo, rispettare delle regole e dei valori. La vittoria è solo uno stimolo perché quello che conta di più è la strada per raggiungerla: un percorso fatto di applicazione, sacrificio e rispetto che possono rendere ciascuna persona migliore. Un percorso che spesso conduce alla vittoria"

Simone Munaretto, a sinistra ©Porcu


Ma bisogna anche saper perdere. "Assolutamente. Alcuni pensano alla 'vittoria delle figurine': prendono le undici figurine migliori e vincono i campionati. Sono scelte che non ci interessano. E meglio dare spazio a ragazzi del posto, cresciuti con noi, che con il loro miglioramento contribuiscono al successo"

E allora Mirko Forcina? "Lui ormai fa parte della famiglia del Fiumicino. E' arrivato non proprio per caso: è il nipote di Bartolo Bagni, nostro dirigente da molti anni, che me ne parlava da tempo. Io non lo conoscevo, poi si è materializzato e ci siamo piaciuti da subito. Oltre al vizio del gol, è un ragazzo dotato di grande altruismo ed è anche per questo che ho fatto di tutto per tenerlo con noi. Quest'anno Mirko farà un passo in avanti e diventerà capitano. Anche Bornino – l'attuale capitano, ndr – è stato contento perché Mirko ha bisogno di essere responsabilizzato: dovrà fare la differenza anche fuori dal campo. Quello che conta è il gruppo, un gruppo che potrà contare su tanti giovani.

A tal proposito, il Comitato ha da poco introdotto un premio per le squadre di Eccellenza e Promozione che a fine campionato avranno dato più spazio ai 2000. Quando abbiamo definito la rosa di trenta ragazzi sono stati inseriti cinque 2000 e pochi giorni dopo scopro che Zarelli ha previsto questo premio. Saranno i più grandi che aiuteranno i più giovani ad inserirsi. E sono sicuro che ci toglieremo delle belle soddisfazioni e continueremo ad emozionare"

Non a caso il Fiumicino può contare su una partecipazione numerosa di spettatori e tifosi. Prima di tutto noi esistiamo per essere un'associazione di supporto al territorio. Le società sportive che non hanno una valenza sociale sono quasi completamente inutili e spesso diventano meteore. Certo, può arrivare l'imprenditore che investe e vince, ma poi? Il Fiumicino Calcio è prima di tutto una componente della società nel territorio che permette ai ragazzi del luogo di fare sport. Poi vengono i risultati sportivi"

Come siete riusciti a coinvolgere ed appassionare così tante persone? "Io sono di Ostia, da piccolo ogni tanto seguivo la Pescatori. Non lo nego, dal primo anno che ho preso il Fiumicino ho cercato di tramettere lo spirito Pescatori. Io non ne ho mai fatto parte, ma il mio socio Cristian Lodi si, ha giocato con loro segnando molti gol e a quarant'anni mi ha fatto l'onore di giocare con noi in Seconda. Lo spirito di appartenenza è quello che fa la differenza. Noi in Italia non abbiamo il sentimento per la comunità. Se mi sento parte di una comunità agisco nel interesse di tutti e all'interno del Fiumicino questo si tocca con mano"
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Un ottimo stimolo per proseguire questa esperienza. "Fino a che ho l'orgoglio e il piacere di farlo vado avanti. Lavoriamo ogni giorno per rendere questo impianto sempre più confortevole: decoro e sicurezza trasmettono il senso civico, educano i ragazzi a comportarsi correttamente. Io ero un semplice genitore che andava ogni tanto a vedere le partite di mio figlio. La passione che metto nel calcio prima la mettevo nel lavoro. Poi sette anni fa mio figlio è diventato diabetico. Quando ti succedono queste cose ti fermi a pensare e ti capisci che è importante dedicare più tempo alla famiglia. Così ho iniziato a seguire lui e il fratello che giocavano qui a Fiumicino. L'ex presidente, che è una persona stupenda, dopo vent'anni si era un pò disamorato. Così iniziai in via ufficiosa e dopo un anno mi affidò il timone, insieme a Dionisi e De Nicolo. “Serve una mano” - mi disse, e quella mano è diventata una parte preponderante della mia vita"

E così da tre figli ora ne hai circa un migliaio. "Diciamo che ho un magro figlio che è il Fiumicino – sorride, ndr. Tutto ciò è possibile perché mia moglie mi ha seguito con tutte le scarpe. Lei si è appassionata più di me e questo mi permette di dedicarmi anima e corpo al Fiumicino. Perché lasciamelo dire, chi fa sport a livello dilettantistico in Italia è quasi un eroe: ci si trova ad affrontare una serie infinita di problemi, con il solo aiuto di altre persone che condividono la stessa passione"

Anche perché oggi una società sportiva è molto simile ad un'impresa. "Le società sportive vanno gestite con lo scopo di renderle autosufficienti. E oggi il Fiumicino potrebbe andare avanti anche senza di me, grazie alle persone che ne fanno parte. Senza dimenticare la solidarietà: se non permettiamo di giocare a qualcuno che non ha possibilità economiche è inutile fare calcio. E' un merito del Fiumicino, non del presidente. Grazie a 600 tesserati e alle quote associative che vengono calcolate sul budget gli associati hanno delle garanzie: tutti i soldi sono impiegati per migliorare la struttura e l'esperienza sportiva dei ragazzi"

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