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Gaeta, dalla favola al dramma: una storia annunciata

Il triste epilogo della società biancorossa dopo 87 anni. Un crollo verticale tra reati, sentenze e squalifiche

20 Luglio 2018

Felice Melchionna

Felice Melchionna

Felice Melchionna

E’ calato definitivamente il sipario sulla Polisportiva Gaeta. Dopo 87 anni di storia, è terminato, in modo tutt’altro che lieto, uno spettacolo che negli ultimi anni ha appassionato ben pochi spettatori per le discutibili vicende che hanno caratterizzato la scena. Si spengono le luci su un Riciniello che è stato protagonista suo malgrado di vicende che poco hanno a che fare con il calcio e che, in parte, hanno caratterizzato questo triste epilogo.

La favola Era iniziata nel 1931 come una storia romantica con protagonisti, in primis, i giovani studenti gaetani che pian piano cominciarono il loro cammino, fatto di alti e bassi, nelle varie categorie regionali in un’Italia lacerata dalle guerre e, successivamente, in una nazione in rinascita ed in pieno sviluppo. La storia recente continua un po’ come una favola con la vittoria della Coppa Italia nel 2005 e con la serie C mancata per un soffio nel 2010 quando poi tutto lentamente volse in tragedia. 

La tragedia Parallelamente alla perdita della serie D e, successivamente, della massima serie regionale, infatti, arrivarono sul palcoscenico gaetano personaggi destinati a lasciare tristemente il segno. A loro la colpa di vicende societarie e calcistiche che hanno macchiato non poco il blasone biancorosso. Tralasciando il rapporto sempre più incrinato con la maggior parte della stampa e dei tifosi, tale società gaetana negli ultimi anni ha trasformato la tragedia in dramma quando sono cominciate a trapelare voci su comportamenti poco consoni con i calciatori che avevano deciso di indossare i colori della città pontina. 

Il dramma Queste voci hanno trovato fondamento quando, nell’ambito dell’operazione Dribbling, un paio di anni fa, la Polisportiva fu colpita da un vero e proprio terremoto giudiziario. Ad essere sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari furono proprio tali personaggi: il tecnico e azionista di maggioranza, Felice Melchionna, e la consigliera della società nonché figlia del presidente, Vincenza Belalba. I due si sarebbero macchiati dei reati di estorsione e di calunnia, ma le indagini all’epoca non erano ancora concluse. Qualche giorno fa è sorta una nuova grana per la società biancorossa con la squalifica di 7 mesi a carico di Felice Melchionna per aver svolto attività di proselitismo collegata al trasferimento e collocamento di calciatori da parte della Commissione Disciplinare degli allenatori. 

L'atto finale In un clima di abbandono a se stessa della società e di problemi giudiziari dei dirigenti e del presidente, i Mario Belalbatifosi gaetani in questi giorni hanno vissuto in platea due diversi spettacoli: da una parte si consumava la lenta agonia della Polisportiva terminata con l’ultimo respiro esalato il 18 luglio scorso con la non iscrizione al campionato di Promozione che ha decretato la fine della storica società, dall’altro il Tribunale Federale della Figc scriveva un’altra triste pagina in questo melodramma gaetano. Proprio nei giorni scorsi, infatti, è uscito il comunicato con le pesanti sentenze: al presidente Mario Belalba ed alla consigliera Vincenza Belalba l’inibizione per 3 anni ciascuno, ad Antonio Mazzara, direttore generale, 18 mesi. All’azionista di maggioranza ed ex tecnico, Felice Melchionna, 18 mesi e poi 3 giornate di squalifica ai giocatori De Feo, Colella e Sebastianelli. Piove sul bagnato: la mano pesante è andata anche sulla Polisportiva multata e diffidata. 

L'epilogo Secondo la ricostruzione dei fatti operata dalla Procura Federale, la società gaetana, dal 2015 al 2017, tesserava i propri calciatori con assegni postdatati a garanzia a cui poi non c’era un seguito compenso reale. Alla richiesta dei giocatori di essere svincolati perché non retribuiti, Melchionna ed i Belalba chiedevano indietro gli assegni non ancora incassati insieme ad una somma in contanti. A sottostare a questo ricatto giocatori più che conosciuti e molto stimati come Vitale, Marzullo e Fanelli, ma anche Infimo e Lubrano. Il medesimo tenore e tale condotta continuò a seguito della sconfitta contro il Formia, nel 2017, quando, a coloro che si rifiutavano di portare gli assegni, il tecnico calabrese rispondeva che li avrebbe “sparati in testa” e che avrebbero “passato i guai” fino ad arrivare, da parte del Mazzara, a minacce di accoltellamento verso il giocatore De Deo. Da parte sua, la consigliera Belalba denunciava il furto degli assegni impedendo così ai giocatori di poterli cambiare e obbligandoli, di fatto, a sottostare al loro gioco. Una sentenza che chiude nella maniera più squallida una lunga storia calcistica partita bene e finita miseramente nel dramma e nella tragedia. Uno spettacolo che nessuno avrebbe mai voluto vedere, ma di cui qualcuno già preannunciava il finale. La storia giudiziaria non finisce qui, quella calcistica purtroppo sì lasciando l’amaro in bocca a tutti, tifosi e non. Si sono spente ormai le luci ed è calato definitivamente il sipario sulla Polisportiva Gaeta, un bruttissimo dramma calcistico in parte forse anche annunciato. “Tanto tuonò che alla fine piovve” (Seneca, drammaturgo, non a caso). 

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