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L'INTERVISTA

S. Maria delle Mole, Spaziani si racconta a 360°

I trascorsi, l'avventura con la formazione biancoblù, il rapporto con gli allenatori, i gol, il soprannome e l'età che avanza

25 Febbraio 2019

Alessandro Spaziani (foto Massimiani)

Alessandro Spaziani (foto Massimiani)

Alessandro Spaziani (foto Massimiani)

Il Santa Maria delle Mole è anche e soprattutto questo. Una scelta ponderata, di cuore sì, ma da non sottovalutare sotto il punto di vista della serietà: parola di Alessandro Spaziani. Il capitano biancoblù, dopo le esperienze con il Città di Ciampino e la Lepanto Marino, ha sposato il progetto della società marinese. “Conoscevo mister Mosciatti, tramite lui ho conosciuto i presidenti. Ho subito pensato fossero persone serie le quali avevano in mano un progetto interessante per affrontare con determinazione il campionato di Promozione. In termini logistici-organizzativi sono molto attenti. Hanno un'accuratezza da categoria superiore. Il fatto che abbiano messo a disposizione di questo gruppo una Polisportiva come quella del campo Superga, ne è la dimostrazione. Parliamo di una struttura di primo livello. Di questi tempi, di società così ce ne so veramente poche”. L'avventura con la fascia al braccio parte proprio con mister Mosciatti. Ora prosegue con Marcangeli: “Sono due bravissime persone. Con Neno (Mosciatti, ndr) ho sempre avuto un buon rapporto. Lo conosco da 20 anni. Abbiamo avuto degli scambi di vedute abbastanza forti, ma io sono così. Sono un tipo abbastanza schietto. Mister Marcangeli è un ragazzo in gamba. Siamo coetanei. E' un allenatore preparato, un tecnico che conosce le dinamiche interne allo spogliatoio e sa come affrontare determinate situazioni”. Il trend da quando è arrivato il nuovo allenatore è sensibilmente cambiato. Il Santa Maria delle Mole ha ripreso a fare risultati: “Si poteva fare sicuramente meglio. Non è un alibi, però bisogna dire che siamo stati falcidiati dagli infortuni. Abbiamo pagato lo scotto di salire dalla Prima Categoria. Ora, però, stiamo ritrovando la migliore condizione di forma e i risultati iniziano a darci ragione”. Risultati arrivati anche grazie agli 12 gol del classe '79: “Alla soglia dei 40 anni arrivare sopra i 15 gol sarebbe un gran traguardo. Come si fa a giocare fino ai quaranta? Innanzitutto il lavoro mi aiuta. Sono un impiegato alle poste e quindi stacco presto durante la giornata. Al campo arrivo prima e mi fermo dieci minuti dopo la fine degli allenamenti. L'età te lo impone. Se vuoi essere un trascinatore, un esempio, i sacrifici vanno fatti. Dopo tanti anni, vedo avvicinarsi la fine, quindi mi godo tutto, in particolare lo spogliatoio. Mi metto alla pari dei ragazzi più giovani”. Infine una curiosità, ma perché Airone? “E' un soprannome che 15 anni fa mi affibbiò Max Cannalire. Diceva che, nonostante la mia statura, nelle movenze ero molto elegante. Poi ha cominciato a scriverlo e da quel giorno mi chiamano tutti così”.

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