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L'INTERVISTA

Passioni senza limiti, la favola di Roscini: “A 48 anni non smetto”

Gianluca Roscini il classe '71 che corre, segna ed esulta come un ragazzino; ecco la sua intervista

20 Settembre 2019

Gianluca Roscini, Pian Due Torri

Gianluca Roscini, Pian Due Torri

Gianluca Roscini, Pian Due TorriSettantacinquesimo minuto, Villa dei Massimi. Gara Pian Due Torri - Ostia Antica. Gianluca Roscini mette la palla in fondo al sacco per il nuovo vantaggio locale. Il pubblico esplode. Alcuni tifosi si affacciano dalla tribuna. “Daje Roscio”.  Un gol sì, del vantaggio magari, ok. Cosa c’è di strano? Sì, di esultanze ne vediamo. A volte più calorose, a volte meno. Il pubblico c’è, ma non è quello delle grandi occasioni. D’altronde è solo la seconda partita di campionato e nel frattempo giocano anche Roma e Lazio. E allora perchè tutto questo chiasso? “Aoh quello se allena ancora come un regazzino”.  C’è qualcosa che mi sta sfuggendo. Gianluca Roscini adesso è sotto la tribuna. La faccia rivolta verso il pubblico esultante. Lo sguardo di ghiaccio. Uno di quegli sguardi che ti fulminano, che ti trasmettono carica elettrica. In pochi secondi è cambiato l’ambiente intorno a me. “Daje Roscio” si continua a sentir gridare più forte. 

Eppure non lo so, c’è qualcosa che mi sta sfuggendo.  1971. Sulla distinta, accanto al nome del marcatore, c’è una data. 14/03/1971. 48 anni. “E chi lo fa smette più a questo”.


Domenica abbiamo assistito ad una delle tante e belle favole che ci regala questo sport. Non abbiamo solo capito che i limiti si possono superare, ne abbiamo avuto una prova tangibile. Gianluca Roscini, al tramonto dei suoi 48 anni, gioca, segna e regala al pubblico un motivo per far festa, per esplodere di gioia, per mantenere nel cassetto delle cose più belle un ricordo, un insegnamento. La passione ti spinge a superare i limiti è vero. Gianluca Roscini però i limiti, i confini, li scavalca come nella pubblicità di una nota marca di olio. Come fa? Ce lo ha raccontato lui stesso.


Gianluca, 48 anni e ancora il calcio nella testa, ma soprattutto nelle gambe. Qual è il tuo segreto?” “La passione, senza di questa non riuscirei a fare quello che faccio. La voglia che ho tante volte non me la so spiegare nemmeno io. Non so da dove viene. Ho delle certezze questo sì; mia moglie è una santa, probabilmente è uno dei miei segreti, è una donna magnifica e mi permette di vivere ancora queste emozioni. Se non hai vicino gente che ti apprezza tutto diventa più difficile. Seguo anche un’alimentazione mirata, sono fissato con queste cose che possono sembrare piccole, ma che poi in realtà fanno la differenza. Detto cioò ammetto che la mia migliore amica è la borsa del ghiaccio, con lei mi ritrovo ogni mattina (ride ndr.)”.


Cosa hai provato al momento del gol? "Un'emozione incredibile. La domenica precedente ho causato all’ultimo minuto un rigore che ci ha fatto perdere. Alla mia età ci vuole poco per perdere la fiducia della gente, quando non sei più un ragazzino sei sempre nel mirino. Si fa presto a pensare che non ce la faccio più. Non è così. Mi sono ripreso subito la mia rivincita”.


Da dove parte la tua carriera? “Da lontano (ride ndr.). Ho iniziato all’Ostiantica - il caso, perfetto - ormai più di quarant’anni fa. Mio padre giocava lì ed io ho iniziato a tirare i primi calci al pallone all’età di sei o sette anni. Ormai sono arrivato quasi a 6000 presenze. L’Eccellenza l’ho vista nascere, a 19 anni ho fatto la mia prima presenza in questa categoria con la maglia del Fregene. Lì ho passato tre anni poi ho girato per tutto il Lazio fino ad arrivare a Maccarese. Una piazza che mi è sempre rimasta nel cuore. 12 anni, il primo di Promozione, i restanti undici tutti in Eccellenza. Io ed il mio attuale allenatore, Leonardi, abbiamo vestito quella maglia biancazzurra insieme. Non solo, mi ricordo che a quei tempi c’era un ragazzino, una bestia fisicamente, ma con una testa ancora da mettere sulle spalle. Davide Moscardelli, lo portavo sempre in macchina con me, suo padre era contento di questa cosa”. 


“Quanto è cambiato il calcio secondo la tua esperienza?”

“E’ cambiato molto. Più vado avanti e più mi rendo conto che nel suo piccolo il calcio rispecchia la società che viviamo. Ho vissuto 5-6 generazioni in questo mondo. Ho visto crescere tanti ragazzi notando la grande differenza che c’è tra la mia e la loro generazione. A 17 anni io pulivo gli scarpini a tutta la squadra. Quando c’era da salire sul pullman per una trasferta non contava la situazione atmosferica. Pioggia, freddo, vento, a quei tempi ero l’ultimo a salire. Ne ho viste davvero tante, ne avrei da raccontare…”


Gianluca Roscini

Qual è l’emozione più grande che hai vissuto su un campo da gioco? “E’ un mio gol con la maglia del Maccarese nel derby contro il Fiumicino. A quei tempi era una rivalità molto sentita. Venivamo da cinque o sei giornate senza vittorie. Ricordo di aver segnato di testa all’88'. La gara finì proprio 1-0. In quella stagione, sulle ali dell’entusiasmo per quella vittoria e dopo una partenza pessima siamo riusciti ad arrivare a lottare per la promozione”.


Adesso quali sono i tuoi progetti? "Sicuramente di continuare a giocare. Io sono un muratore del calcio, anzi, sono il manovale di un muratore del calcio. Dove non arrivo con la tecnica arrivo con la tenacia. E’ stato così per tutta la carriera ed adesso non è differente. Mi sento bene al Pian Due Torri, la gente intorno a me continua a darmi fiducia e come dicevo questo è molto importante. Leonardi non mi regala nulla, con lui nelle passate stagioni ho anche assistito a diciannove partite dalla tribuna. Il mister guarda chi si impegna e chi sta bene; sul mio impegno potrà sempre contarci, lui lo sa. Lo scorso anno ho fatto ventiquattro presenze da titolare a riprova del fatto che posso ancora far molto. Sono un’amante dello sport nella sua totalità e mi piace trasmettere questa passione. Mia moglie per esempio non era un’appassionata, io l’ho trasformata in una sportiva, adesso lavora in palestra. Per fare un altro esempio a 41 anni sono sceso di categoria, sono ripartito dal basso in Seconda, ma sentivo di poter fare ancora tanto. Così ho deciso di dedicarmi ad uno sport "leggero" come il Triathlon. Tutto questo per dire che ho ancora una gran voglia, nel calcio come nella vita cerco sempre di dare il massimo. A marzo compirò 49 anni, ma questo non cambia le cose"


Un’ultima domanda: cosa ti senti di dire ai ragazzi più giovani che entrano o sono già nel mondo del calcio, anche se per te parlano i fatti?” “Gli consiglierei di dare sempre il massimo, specialmente durante l’allenamento. E poi di non pensare mai a quello che gli altri possono fare per loro, ma piuttosto di preoccuparsi di ciò che possono fare loro per gli altri”.

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