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L'INTERVISTA

Vicovaro, Lillo: "Zero interventi sulla sanità, ora paghiamo noi"

Il tecnico entra a gamba tesa sui modus operandi adottati per determinati settori

12 Novembre 2020

Vicovaro, Lillo: "Zero interventi sulla sanità, ora paghiamo noi"

Tra i tanti uomini di calcio che hanno anche attività di ristorazione spicca Gianluca Lillo che con la sua pizzeria-bar in zona Tivoli sta lottando con le unghie e con i denti per non arrendersi. “E’ come una partita, purtroppo più lunga dei soliti novanta minuti, ma io da calciatore ero uno che non mollava mai, non lo faccio certamente adesso da imprenditore” ha esordito così il tecnico della prima squadra del Vicovaro, società che milita nel campionato di Promozione, una delle tante categorie stroncate dal nuovo stop al calcio dilettantistico.


I ristoratori sono stati messi a dura prova dalle spese necessarie per adeguare i propri locali ai vari protocolli, ma questo nuovo DPCM sa di ko finale, qual è il suo pensiero a riguardo? 

Gianluca Lillo ©Bebbu

“Noi come bar e pizzeria abbiamo investito tantissimo per poter continuare a rimanere aperti nel pieno rispetto delle norme vigenti, una spesa che è ammontata a circa 10 mila euro ma che adesso è stata letteralmente vanificata. Ho speso soldi per plexiglass, per tutelare i miei dipendenti e soprattutto la nostra clientela ma il risultato è che ci ritroviamo a fatturare zero. La sera siamo chiusi ovviamente, ci stiamo tenendo in vita con il delivery per quanto riguarda la pizza, riusciamo a fare qualcosa ma in una zona come Tivoli non è sicuramente facile considerando la grande concorrenza. A nostro favore rema la storia del locale di cui sono proprietario, una storia che va avanti da 16 lunghi anni. Questo comporta una certa rilevanza nella zona ed una clientela fissa e fidelizzata, ma ovviamente questo non può bastare a tali condizioni. Spero che arrivino al più presto aiuti dal Governo, ma che siano fondi continuativi e non saltuari. Fortunatamente durante il primo lockdown si è spinto forte con il cibo d’asporto, ma non si può andare avanti mesi e mesi in questo modo. Al momento non siamo a rischio chiusura, ma se la situazione dovesse continuare a rimanere invariata prevedo tempi durissimi”.


In un ristorante come il suo ci sono alte possibilità di contrarre il virus? 

“Penso proprio di no, considerando che rispettiamo in maniera del tutto puntigliosa tutti i protocolli da seguire. Aggiungo che siamo davanti ad un virus, il Covid 19, che è sicuramente importante, ma è anche vero che nella maggior parte dei casi si tratta di un’influenza. Senza tenere conto poi delle sue modalità di aggressione, ci sono famiglie in cui la moglie è positiva ed il marito no, eppure vivono insieme, dormono insieme… Sono arrabbiato soprattutto con lo Stato che in questi mesi non ha fatto nulla per migliorare un sistema sanitario già ampiamente colpito negli ultimi decenni da tagli drastici. Adesso ne paghiamo le conseguenze, tutti”. 

Oltre alle attività, è stato colpito in maniera quasi letale anche il movimento dilettantistico, cosa ne pensa? 

“Stiamo sicuramente vivendo un momento di delusione e dispiacere, sono alla guida di una squadra di Promozione importante come il Vicovaro, ho lavorato bene con i ragazzi per conferire un’identità ben precisa all’organico ma il nuovo stop ha gettato alle ortiche i nostri sforzi. Devo dire però che il modo in cui abbiamo praticato calcio nei primi mesi di questa stagione non corrisponde ai miei ideali, non me lo sono goduto e non mi è assolutamente piaciuto. Si vive male, si ha paura dei contagi, la domenica si gioca senza calciatori perché in quarantena. A giudicare dalle misure che sono state prese nelle ultime settimane forse era meglio non partire proprio nel mese di settembre, piuttosto attendere, sistemare i protocolli e iniziare la stagione più tardi. Ci è stata tolta l’emozione e la passione del calcio, oltre ovviamente alle possibilità delle società che hanno speso denaro per un campionato che non sappiamo ancora se e come continuerà. Ci tengo a sottolineare comunque che non è nemmeno facile stare dall’altra parte e prendere decisioni, stiamo vivendo un periodo storico complicatissimo, il peggiore probabilmente delle nostre vite e nessuno si aspettava qualcosa del genere. Sarebbe interessante sviluppare la proposta di Daniele Adani; se i calciatori professionistici devolvessero il 5% dei loro lauti stipendi per sostenere i colleghi dilettanti sarebbe un grande gesto e soprattutto un messaggio di positività. Il popolo deve anche sostenersi a vicenda e chi sta nelle condizioni di aiutare il prossimo dovrebbe farlo, mi auguro vivamente che venga presa in considerazione l’idea di Adani, staremo a vedere cosa accadrà”.


Lo stop dei campionati, soprattutto per quanto riguarda le giovanili, può essere deleterio per la salute dei ragazzi? 

“Assolutamente sì. Questo è l’aspetto che più mi preme sottolineare e sono preoccupatissimo. Me ne sto rendendo conto con mio figlio di 11 anni che per loro sta diventando un vero e proprio incubo. Lo vedo cambiato a livello emotivo, sempre nervoso e agitato. Se da una parte dobbiamo proteggerli dal virus e fare in modo che non vengano contagiati, dall’altra non è neanche salutare per i giovani essere rinchiusi dentro casa e privati di sfoghi fondamentali per la loro crescita, come il calcio, ad esempio, e più in generale lo sport. Subentrerà, ed in parte è già subentrata, anche la disperazione per gli adulti, per tutte quelle persone che sono state stroncate economicamente da questo virus. La disperazione e le difficoltà conducono alla follia, se poi le tensioni vengono alimentate dalle stesse istituzioni allora siamo messi veramente male. Le parole del Governatore della Campania Vincenzo De Luca hanno scatenato l’ira del popolo, bisogna riflettere bene prima di rilasciare dichiarazioni d’un certo tono, a maggior ragione se, come in quel caso, sono destinate ad una popolazione calda come quella campana”.


Come vede il prossimo futuro del nostro paese? 

“Il vaccino è la speranza primaria e spero che arrivi il prima possibile, così non si può continuare. Personalmente mi sento uscito migliore dal primo lockdown, ho sempre pensato come ristoratore, in quella situazione invece ho ragionato da imprenditore, in parte reinventandomi e devo dire che sono soddisfatto, ma adesso questa seconda ondata sa di ko tecnico, per rimanere in tema sportivo. Lo stato ci deve aiutare e dovrebbe farlo al più presto. Voglio lanciare una provocazione, se non si facessero più i tamponi, considerando il 65% dei contagi, cosa succederebbe? Comunque sia spero di uscire il prima possibile da questa situazione; che ne usciremo sono certo, bisogna capire quando e questo fa tutta la differenza del mondo. Resta il fatto che personalmente da calciatore non mollavo mai, non lo farò sicuramente adesso”. 

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