Cerca

l'intervista

Vicovaro, Mattia Lillo "Ho 20 anni e voglio aprire un ciclo qui"

Parola all'esterno arancioverde, alle prese con lo stop degli allenamenti e tanta voglia di rivalsa

27 Gennaio 2021

Mattia Lillo

Mattia Lillo, esterno del Vicovaro

Per riassumere quanto rammarico ed un pizzico di rabbia nei confronti del destino ci possa essere in un calciatore possiamo, nel caso di Mattia Lillo, tornare al 19 febbraio 2020, quando all'ultimo minuto della sfida tra Vicovaro e Cantalice l'esterno arancioverde infilò la porta sabina regalando la certezza della qualificazione al club del Berenghi, per quella che sarebbe dovuta essere la semifinale di Coppa di Promozione. Un approdo mai raggiunto, una nuova stagione che inizia e con quella Coppa che il Vicovaro non riesce nemmeno a giocare (problemi legati al Covid degli avversari ndr) e che molto probabilmente non giocherà visto che, anche se si dovesse riprendere, la seconda competizione del torneo cadetto verrebbe sacrificata in favore di un maggior margine di manovra per concludere il campionato. Un'ipotesi che renderebbe felice Lillo, ma non soltanto lui, ma che appare davvero difficile dall'essere concreta "Ripensare a quel gol fa male, in un certo senso - esordisce - perché è in pratica l'ultima partita giocata, non contando le quattro di quest'anno. C'è tanta amarezza perché il periodo è davvero duro, per tutti. Non potersi allenare è brutto. Con la società abbiamo fatto questa scelta per non rischiare oltremodo, visto che diversi ragazzi devono venire da altre zone e poi in caso di contagio potrebbero avere ripercussioni negative sul lato personale. Molto probabilmente non ripartiremo, ma quello che non dobbiamo perdere è il senso del gruppo che si è creato e che ci permetterà, in futuro, spero, di poter giocare di nuovo con questa squadra per raggiungere obiettivi molto importanti. Era questo il piano per questa stagione e gioco forza lo dovremo posticipare alla prossima. Vogliamo fare bene anche in futuro, la società lo sa". Mattia ogni volta che va (andava) ad allenarsi o in campo vede sempre una figura più che conosciuta. Il papà, Gianluca, infatti, è il tecnico del Vicovaro e, proprio in quel Vicovaro - Cantalice di un anno fa aveva ripreso in mano le redini della squadra "Con lui c'è un rapporto sincero, non tanto poiché mio padre, ma proprio sul lato tecnico-giocatore. E' stato lui a portarmi a Vicovaro per la mia prima esperienza in Promozione quando ancora giocavo nella Juniores Provinciale. Mi ha chiesto se me la sentissi ed ho accettato. Ho sempre dovuto dare il massimo perché non ho mai avuto il posto sicuro dal primo minuto, anzi, all'inizio sono rimasto spesso fuori oppure sono entrato a gara in corso. Il fatto di avere mio padre come tecnico non ha mai portato a nessun muso lungo o a qualche parola fuori posto da parte di compagni o tifosi (e al Berenghi il tifo è davvero caldo ed esigente ndr) perché per la sua esperienza anche nel professionismo, mio padre mi ha insegnato che in questo sport lo spirito di sacrificio è la prima cosa per poter giocare e rendere al meglio e quindi, anche se ci fosse in panchina un'altra persona il mio impegno in campo e durante gli allenamenti sarebbe identico. Il rapporto tra me e lui è poi distinto anche da altri momenti, visto che lo aiuto anche sul lavoro (in un ristorante ndr) e quindi può capitare di avere divergenze di vedute su altre cose, ma non sul calcio o sulla mia titolarità in campo. Ho 20 anni e posso fare ancora molto, mi piacerebbe ovviamente con lui, ma in particolare con questo gruppo. Con Cecchini, Ianni e Di Fausto siamo qui da tempo e vogliamo levarci tante soddisfazioni". 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Gazzetta Regionale

Caratteri rimanenti: 400

EDICOLA DIGITALE