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l'intervista

Stefano Gioacchini, professione allenatore "Dobbiamo essere un esempio"

Dopo l'ottima stagione alla guida della Vivace, il tecnico ha scelto di non proseguire con i biancorossi

06 Luglio 2022

Stefano Gioacchini

Stefano Gioacchini, grande protagonista con la Vivace (Foto ©Cervera)

La Vivace Grottaferrata è stata senza dubbio una delle realtà più interessanti dello scorso campionati. Un nome nobile del calcio laziale ha ripreso quota dopo diversi anni di anonimato, centrando una salvezza senza particolari affanni e, cosa più importante, mettendo in mostra delle caratteristiche di gioco ben definite, avendo una sua anima che le ha consentito anche di far crescere i propri giovani. Risultati che sono frutto delle idee e del lavoro di Stefano Gioacchini e del suo staff, che non sarà però più presente al Comunale nella prossima stagione. 

La Vivace ha ottenuto una salvezza anche abbastanza comoda, mettendo in mostra gioco e tanti giovani interessanti: penso tu sia soddisfatto di quanto fatto? "Abbiamo ottenuto una salvezza diretta che era quasi impensabile ad inizio anno in un girone cosi duro e pieno di squadre organizzate che avevano investito molto per il salto di categoria. Dopo i 17 punti nel girone di andata, abbiamo chiuso a 46 lasciando sotto squadre come Lodigiani, Villa Adriana, Vis Subiaco. Inoltre, abbiamo raggiunto i quarti di finale in Coppa da imbattuti in casa nel 2022. Ma questi non sono i risultati più importanti, questi sono una conseguenza dell’apprendimento della metodologia usata e che i ragazzi hanno condiviso. L’allenatore e il proprio staff devono entrare nella testa dei ragazzi per spiegare perché questa metodologia di lavoro é giusta e si può fare con una preparazione adeguata basata anche e soprattutto sulla coerenza, sulla professionalità e sull'aggiornamento". 

Non nego che mi sarei aspettato una conferma visti i risultati, cosa è successo poi? "La Vivace ha fatto di tutto per trattenermi alla guida della prima squadra, ma é stata una decisione mia. Ringrazio la Vivace per avermi fatto allenare con la mia metodologia e senza interferenze di nessun aspetto. Quando alleni una prima squadra ci sono dei valori importanti sui quali non transigo perché i giovani vedono la prima squadra come un esempio e per tale non ci possiamo permettere di sbagliare. Siamo riusciti a far avvicinare anche i tifosi allo stadio, soprattutto le famiglie. Le ideologie mie e del mio staff spesso cozzano con la realtà dei dilettanti, ma siamo qui per cambiare i luoghi comuni. Non importa il livello, noi dobbiamo educare il mondo calcistico e soprattutto i principali attori che sono i calciatori e gli addetti ai lavori".

Che tipo di club potrebbe interessarti ora per una nuova esperienza? La categoria sarebbe un problema? "Io non faccio preclusioni di nulla, si sono avvicinati club di Eccellenza, di Promozione e anche di Prima Categoria. Ad oggi per motivi certe volte logistici e a volte per progetti che non rientrano nella mia ideologia, non ho sottoscritto nessun accordo. Di base non ne faccio un problema di categoria, ma per chi vuole insegnare qualcosa servono minimo 3-4 allenamenti a settimana e alcune categorie non se lo possono permettere. Quello che sicuramente deve essere chiaro é che alla base di tutto c'é sempre la passione, senza quella nessun allenatore, nessun giocatore e nessun presidente arriverà a fare qualcosa di costruttivo sia nel mondo dilettante che professionistico. I famosi “copia ed incolla” sono finiti, bisogna capire e far capire perché si fanno delle scelte durante una partita o un allenamento, interloquire con il proprio staff e i propri calciatori con un confronto continuo per semplificare e aumentare il livello di difficoltà di ogni esercitazione individuale, di reparto e collettiva. L’allenatore deve saper trasmettere la propria idea in maniera semplice e chiara; noi allenatori dobbiamo essere un esempio di coerenza non solo calcistica ma comportamentale e professionale"

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