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21ª giornata

Da 0-3 a 3-3 a Bergamo: Roma, ora basta davvero!

Dopo un primo tempo da applausi, la squadra di Di Francesco è completamente sparita, permettendo la rimonta bergamasca. Squadra schizofrenica, rappresentazione di un tecnico agli sgoccioli

27 Gennaio 2019

Eusebio Di Francesco

Eusebio Di Francesco

Eusebio Di Francesco

Comunque se è così ditelo. Avvertiteci. Non serve nemmeno un grande anticipo. Un paio d’ore prima del fischio d’inizio, specie se la partita è di domenica pomeriggio alle 15, mandate un messaggio. Siamo disposti a tollerare anche quei fastidiosissimi vocali che ancora, inspiegabilmente, si sostituiscono alle telefonate. Ce lo dite e noi, senza problemi, ci mettiamo l’anima in pace. Almeno possiamo goderci la vita. Riposarci, portare a pranzo fuori la famiglia, vedere gli amici. Anche dormire! Ma così no, oh. Così proprio no.

 

Vergognosi Questo sarebbe lo spazio da dedicare alla cronaca del match. Chi ha giocato, chi ha tirato, chi ha passato. Quando, come e perché. E invece no. Non può esserlo. Dobbiamo andare direttamente in fase di commento. Impossibile fare altrimenti: perché quando vai a giocare a Bergamo e alla fine del primo tempo vinci 0-3, non puoi e non devi, in nessuna maniera, pareggiare 3-3. No. Non è tollerabile. Non lo sarebbe per nessuna squadra, anche il club più vincente al mondo, figuriamoci per la Roma che non vince un diavolo di niente dal 2008. Altro che #10yearschallenge.

 

Il buio Ci stavamo appunto interrogando su Dzeko: quando tornerà a segnare? Detto fatto, il bosniaco impiega 120 secondi a sbloccare il match e una manciata di minuti per siglare la sua doppietta personale. Poi El Shaarawy (settimo centro stagionale) e il buio. Castagne, Toloi e Zapata (in mezzo un calcio di rigore sbagliato dai bergamaschi) riportano sulla terra i ragazzi giallorossi che, beffa delle beffe, dovranno presentarsi allo scontro diretto della prossima settimana contro il Milan senza Cristante e Nzonzi diffidati e ammoniti. Piove sul bagnato: non bastavano gli infortuni di Juan Jesus, De Rossi, Perotti e la stagione di un irriconoscibile Fazio. No. La solita storia romanista. 

 

E ora? “Mo’ basta” avrebbe detto Maccio Capatonda. Perché s’è tollerato fin troppo. La Roma può anche passare il turno in Champions. Può anche battere la Fiorentina mercoledì pomeriggio e guadagnare l’accesso alle semifinali di Coppa Italia. Può anche vincerla. Ma se continua a giocare ad intermittenza, come nemmeno le peggiori luci asiatiche dell’albero di Natale, non si andrà tanto lontano. Eppure le avvisaglie c’erano tutte: non è la prima volta che la squadra di Di Francesco, specie in questo campionato, si fa rimontare. Chievo in casa? Cagliari fuori? Il Torino nonostante la vittoria finale? Ecco i famosi tre indizi che fanno una prova. Quale? La Roma è una squadra in balia di se stessa. E basta dire che è l’ambiente a rendere schizofrenico il club. Semmai il contrario. Perché, come diciamo sempre, per quanto scriviamo da anni di calcio, Roma e Serie A, non abbiamo mai segnato un gol in campionato. Né in altre competizioni. Sono sempre i giocatori a fare la differenza. Anche più del tecnico, che comunque in questo Atalanta-Roma ha molte colpe. 

 

Monchi e le occasioni Mancano quattro giorni alla fine del mercato. E probabilmente non arriverà nessuno. Monchi, Edin Dzekoche il mondo calcistico ci invidia e che la Capitale tratta come l’ultimo degli scemi, ha ascoltato le richieste di Di Francesco e poi si è mosso. Ma alla ricerca di un'occasione. Un difensore, un centrocampista e un attaccante: questa la lista dei regali di Natale del mister ex Sassuolo che, oltre che a giocare a Player Manager, dovrebbe pensare a mettere in campo bene quelli che già ha disposizione. Sbagliato? E’ vero che questa è una Roma falcidiata dagli infortuni ma è anche vero che non serve aver fatto il super corso di Coverciano per rendersi conto che i principali problemi l’Atalanta li stava creando a destra, la sinistra della Roma. Specie nel secondo tempo: Kolarov, senza l’aiuto di El Shaarawy, ha sofferto più del dovuto Hateboer. E infatti tutti i pericoli, la Dea, li ha costruiti su quel lato: il cross per il colpo di testa di Toloi, il punto in cui si inserisce Ilicic e guadagna il calcio di rigore, addirittura la porzione di campo da cui è partito Zapata. Mettere Kluivert prima no? I giochi e le chiacchiere stanno a zero: abbiamo atteso Di Francesco oltre il dovuto. Da due anni il mister continua a blaterare del “suo gioco”. Bello. Ce lo facesse conoscere anche a noi che lo abbiamo visto e capito poco. 

 

La speranza è che la società decida di fare l’unica cosa che le manca per provare a vincere: investire tanti soldi su un allenatore vincente. Per il resto si è fatto tutto: si è cambiato dirigenti, giocatori, organizzazione. Resta solo questo. Anche se Di Francesco dovesse ripetere la cavalcata trionfale in Champions, anche se dovesse arrivare quarto, anche se dovesse vincere la Coppa Italia. Una sua riconferma, a fine stagione, significherebbe non aver imparato nulla dall’esperienza disastrosa del “secondo” Rudi Garcia. 

 

 

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