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L'intervista integrale a Negro: tecnici, soldi e giovanili...

L'ex difensore della Lazio e della Nazionale a gamba tesa su varie problematiche del calcio contemporaneo

05 Febbraio 2019

L'intervista integrale a Negro: tecnici, soldi e giovanili...

Paolo Negro non è cambiato per niente. E’ rimasto esattamente come ce lo ricordavamo in campo. Arcigno, deciso. Soprattutto pulito. Negli interventi, quando era calciatore, nel modo di vedere il mondo del calcio, oggi. Che di mestiere fa l'allenatore. O meglio: vorrebbe farlo. Perché c’è qualcuno che glielo impedisce: una schiera di presidenti e direttori sportivi che chiedono ai tecnici di portare sponsor per ottenere una panchina. "Gli allenatori con la valigia" li chiamano. E l’Italia ne è piena. Senza soldi non si mette la tuta, non si fi ssano le sedute, non si fanno le convocazioni e soprattutto non si va in panchina la domenica. A volte capita anche che i soldi li porti e che, comunque, qualcuno ti dica chi schierare e perché. Cose che a mister Negro ovviamente non stanno bene. Situazioni che non può digerire un professionista che ha giocato per decenni in Serie A, vinto Scudetti e Coppe e partecipato a competizioni internazionali, anche con la maglia azzurra. Impossibile accettare situazioni che, a detta dell’ex difensore biancoceleste, sono esattamente quelle che hanno ridotto in cenere il movimento calcistico italiano. Paolo Negro ha scelto le colonne di Gazzetta Regionale per lanciare il suo grido di dolore: “E’ uno schifo. Non si può andare avanti così. Sono un professionista che non accetta imposizioni. E per questo probabilmente non allenerò più”. Società laziali ascoltatelo. Federazione, organi preposti, fi gure apicali, leggete quest’intervista. Ci sono molti spunti da approfondire per riportare il nostro calcio ai livelli dei meravigliosi anni ’90. Quando Paolo correva sulla fascia, seguendo le indicazioni di un altro rigettato: Zdenek Zeman.
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Paolo partiamo dall’attualità: cosa sta facendo in questo momento? “Nulla. Sono in attesa di una squadra. Sembra che nessuno mi voglia. Sembra…”

Si spieghi meglio. “Un po’ di esperienza l’ho fatta: lo Zagarolo in Serie D, la Primavera del Latina, l’Eccellenza con lo Spoleto…”

E poi? “Niente. Purtroppo la verità è che in queste categorie, alleni solo se hai uno sponsor da portare. Siamo allo schifo totale. Io non sono un allenatore con la valigia, come si dice in gergo. E non lo sarò mai”.

Le hanno chiesto dei soldi per allenare? “Sì. E da tutta Italia: se hai 30, 40, 50 mila euro di sponsor da portare, allora sei il benvenuto e ti si spalancano le porte di ogni panchina. Ma non esiste proprio. La cosa mi mortifi ca, perché io amo il calcio. Per me è vita, è passione. Non lo lascerò mai: non potrei fare a meno di quell’adrenalina”


La condizione del calcio italiano, pessima, può dipendere anche da questo? “Assolutamente sì. Guardate che fi ne abbiamo fatto. La Nazionale che non si qualifi ca ai Mondiali ha come principali colpevoli proprio questi personaggi. Quelli che allenano, pagando. Ma anche quelli che giocano, pagando. Fin dalle giovanili. Se non si risolve questa problematica, è fi nita. Mancini dovrà lavorare proprio tanto”.

La condizione del calcio italiano, pessima, può dipendere anche da questo? “Assolutamente sì. Guardate che fi ne abbiamo fatto. La Nazionale che non si qualifi ca ai Mondiali ha come principali colpevoli proprio questi personaggi. Quelli che allenano, pagando. Ma anche quelli che giocano, pagando. Fin dalle giovanili. Se non si risolve questa problematica è finita Mancini dovrà lavorare proprio tanto”

Paolo Negro dopo un gol in Champions League


E alla Lazio pensi mai? Si potrebbe ripartire da lì? “Non credo: non ho un buon rapporto con Lotito. Quando rilevò il club, mi chiese di spalmarmi l’ingaggio. Io rifi utai e fui costretto a stare un anno fuori rosa. E’ stato il momento più basso della mia carriera da calciatore. Insieme al momento in cui capii che la mia avventura alla Lazio era finita”

Il più alto? “La fine degli anni ’90. Cominciai a vincere con la Lazio, arrivò la chiamata in Nazionale e partecipai anche agli Europei. Stupendo”.

Le è mai capitato di arrivare a detestare il calcio? “Lo sport no: tornerei a giocare anche subito se il fisico me lo permettesse. Odio tutto il contorno che sta rovinando il calcio”. Solo i Settori Giovanili, quindi, possono trascinare l’Italia fuori da questo momento di difficoltà… "

Sono sempre stati il serbatoio della nostra Serie A. Quanti campioni incredibili ci siamo costruiti in casa? Prima c’erano osservatori che giravano per i campetti di periferia a scoprire il calciatore. Ora no: non si va a scovare il ragazzo di qualità ma quello che ha la famiglia con più soldi. Ti racconto la mia storia: quando giocavo al paesello (Arzignano ndr), gli emissari del Brescia mi studiarono a lungo. Poi decisero di prendermi. Nessuno mi ha mai chiesto soldi, anzi. Prima mi pagavano vitto e alloggio poi, quando esordii in prima squadra, versarono anche il premio preparazione al mio club d’origine. Ora non va più così purtroppo: ne parlo con cognizione, l’ho vissuto sulla mia pelle”.

Questo potrebbe spiegare la grande presenza di stranieri nelle squadre giovanili? Maggior margine di guadagno? “Gli italiani sono sempre stati forti. Ora peschiamo solo ragazzi dall’estero: possibile che in tutto lo Stivale, non ci sia un italiano con le stesse qualità? Non ci voglio credere”.

Quindi, ad oggi, è impossibile vedere ragazzi capaci di ricalcare le parabole seguite da Moreno Torricelli o Fabio Grosso? Ovvero partire dai Dilettanti per arrivare a giocare in Serie A o addirittura a vincere un Mondiale? “Impossibile no, complicato sì. Bisogna ricostruire le reti di osservatori di una volta. Trovare gente che cerchi e trovi il ragazzino bravo. E poi anche gli allenatori…Quando mi vengono a dire: se vuoi allenare porti i soldi o non ne prendi, mi arrabbio moltissimo. Perché poi ti impongono  giocatori, formazioni e tutto il resto".


Un tecnico partito dalle giovanili per poi arrivare a fare bene in Serie A, però, c’è e si chiama Simone Inzaghi. Giovedì, contro l’Inter, si è tolto una bella soddisfazione. “Sono contento per Simone: è un bravo ragazzo. Dopo un po’ di difficoltà iniziali ora sta facendo bene” 
Negro in campo con la fascia da capitano
E per l’ennesima volta è riuscito ad imbrigliarla a Luciano Spalletti, a detta di molti, uno dei più importanti allenatori italiani. “Vero. Però il calcio è strano: ci sono campi e squadre contro le quali non riesci mai a vincere. In altri, invece, passi che è una meraviglia. Bisogna parlare con Inzaghi, capire come riesce sempre a mettere in difficoltà Spalletti”.

La situazione della Roma, invece? “Difficile capire cosa sta succedendo. Di Francesco è un buon tecnico e io non lo manderei via. I problemi sono altri e sono all’interno dello spogliatoio”.


Torniamo a quando era un calciatore:  qual era l’avversario che soffriva di più? “Filippo Inzaghi. Ma anche Enrico Chiesa: uno di quegli attaccanti spigolosi che ti spingevano, strattonavano, aggrappavano alla maglia e alla fi ne riuscivano anche a strappare il fallo. Quanto mi infastidiva questa cosa”.

E con quale calciatore avrebbe voluto giocare? “Ho avuto la fortuna di incontrare tanti campioni: la coppia con Nesta non era male, no? (ride ndr) Probabilmente Baggio: l’ho incrociato in nazionale ma sarebbe stato bello viverlo quotidianamente”.

La sua Lazio poteva vincere di più? “Assolutamente sì. Ha sbagliato partite cruciali, tipo alcune sfide importanti in Champions League”.

Qual è il tecnico a cui è legato di più? “Ho avuto un buon rapporto con tutti. Forse Dino Zoff: è stato il primo allenatore che ho trovato alla Lazio e quello che mi ha portato anche in Nazionale”.

Qual è, allora, il tecnico a cui ha “rubato” più cose? “Mi piaceva da morire la fase offensiva di  Zeman. Avendola vissuta da terzino, mi  faceva impazzire il poter scendere a tutta velocità sulla fascia”

Della categoria dei procuratori, che ne pensa? “(Ride ndr) Quando sei un giocatore forte è tutto semplice. I problemi cominciano ad arrivare quando inizi a perdere colpi. Lì ti dimenticano”.

Sono venditori di sogni? “Alcuni sì. E molti genitori ci cascano. Non abboccate: non serve pagare per andare a giocare in qualche società importante o per partecipare a qualche torneo di rilievo”.

Chiudiamo con un appello alle società laziali: perché dovrebbero prendere Paolo Negro come allenatore? “Io sono un professionista. Lo sono sempre stato e sempre lo sarò. Se qualcuno mi sceglie, lo fa perché crede in me, ha fi ducia e pensa che posso far bene con il materiale che mi è stato messo a disposizione. Non farò mai quello che mi dicono gli altri. Non accetto le imposizioni. E probabilmente per tutti questi motivi, non allenerò mai più”.

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