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l'intervista

ZanioloMania, Castorina: "Valore aggiunto da sempre"

Le parole del tecnico del numero 22 giallorosso ai tempi dell'Entella Primavera: "La differenza la faceva in allenamento"

19 Febbraio 2019

Gianpaolo Castorina, Virtus Entella ©De Cesaris

Gianpaolo Castorina, Virtus Entella ©De Cesaris

Le parole di chi Zaniolo lo ha allenato, ovvero Gianpaolo Castorina, tecnico ai tempi della Primavera, della Berretti e decisivo per il suo esordio in Serie B.

Gianpaolo Castorina, Virtus Entella ©De Cesaris

Qual è stata secondo lei la personalità decisiva per il percorso di Zaniolo?

“Le persone che Nicolò ha incontrato lungo il suo percorso hanno avuto tutte un peso rilevante nella sua crescita, dai tecnici delle giovanili di Genoa e Fiorentina, passando per quelli dell’Inter per arrivare a Eusebio Di Francesco che ha avuto il coraggio di farlo esordire. Il merito di tutto questo, però, è soprattutto di Nicolò stesso che è riuscito a sfruttare alla grande le proprie qualità. Quando lo allenavo io, posso dire con estrema franchezza che è stato davvero impeccabile, sotto ogni punto di vista e non a caso è stato prelevato da un club importante come l’Inter”.

Per attirare le attenzioni della prima squadra ci ha messo ben poco...

“Tengo a specificare subito che Zaniolo la differenza la fece proprio in allenamento. Nonostante si trattasse di un ragazzo della Berretti, si mostrava atleticamente e tecnicamente già pronto per la prima squadra. Ricordo che fece le prime due partite di altissimo livello, aveva appena 17 anni ma già riusciva a dire la sua in Serie B”.

Perché l’Inter non ha creduto in lui fino in fondo?

“Credo che la rosa dell’Inter fosse molto ampia e non c’è stato modo di concedere spazio ai giovani. Infatti né Zaniolo né altri talenti del settore giovanile nerazzurro hanno avuto questa chance. La Roma, invece, avendo evidentemente una politica diversa, ha creduto fortemente in lui. La società romana non è nuova al lancio tra i grandi di giocatori provenienti dal proprio vivaio, ricordo ad esempio Luca Pellegrini e Lorenzo Pellegrini, gli ultimi che hanno avuto l’occasione per dimostrare il loro valore in Serie A”.

Tra lo scetticismo generale, Mancini lo convocò in Nazionale prima dell’esordio, mentre Di Francesco lo fece scendere in campo per la prima volta al Bernabeu, in Champions League, contro il Real Madrid…

“Roberto Mancini, così come Eusebio Di Francesco, due tra i tecnici più preparati in circolazione, hanno avuto il merito di intravedere subito in Zaniolo determinate caratteristiche. Il loro passato da giocatore gli è stato sicuramente d’aiuto, hanno fiutato il talento prima di altri. Tanto di cappello a loro due per questa intuizione e soprattutto per il coraggio di lanciarlo anche quando l’opinione pubblica la pensava diversamente”.

Qual è la sua migliore qualità? E c’è qualcosa che ancora non abbiamo visto?

“Senza dubbio la passione che mette nel fare questo sport. Zaniolo non si è fermato al talento, all’aspetto esteriore o al gol, lui ha proprio voglia di giocare a calcio e questo lo porta ad essere inevitabilmente un trascinatore e soprattutto un modello che i bambini dovrebbero prendere da esempio. Fin da molto giovane il suo pensiero fisso era il pallone e parlava solo di quello, era probabilmente quello che voleva fare nella sua vita e direi che ci sta riuscendo. Adesso il vero quesito è capire dove può arrivare Nicolò, perché è in netta crescita e migliora a vista d’occhio, giorno dopo giorno”.

Di Francesco lo sta utilizzando in ogni zona dal centrocampo in su: qual è il suo ruolo?

“Questa sua straordinaria duttilità si deve innanzitutto alla grande generosità di Nicolò. Quando hai un certo tipo di talento accompagnato dal fisico e dalla disciplina tattica puoi giocare in ogni zona del campo. A tal proposito si vede in maniera netta la mano dell’allenatore che ci sta lavorando in maniera quasi maniacale per dare uno spessore di giocatore d’alto livello ad un ragazzo dalle doti eccezionali. Nulla è casuale, se Zaniolo riesce ad essere perfetto in fase offensiva e allo stesso tempo non disdegna la copertura, è evidente che i meriti devono essere divisi tra il giocatore, per la sua dedizione, ed il tecnico per le indicazioni che suggerisce. A mio avviso può giocare in ogni ruolo dal centrocampo in avanti, come tra l’altro ha dimostrato lo stesso Nicolò”.

Cosa ci può dire di Zaniolo per quanto riguarda il suo carattere?

“L’errore che molti giovani commettono quando sono sulla cresta dell’onda è tendere ad isolarsi, Nicolò invece non l’ha mai fatto. Nonostante qui all’Entella avesse raggiunto l’esordio in prima squadra molto prima di altri calciatori, è sempre stato parte integrante del gruppo e una personalità importante all’interno dello spogliatoio, oltre che in campo ovviamente, dove dimostrava di essere un valore aggiunto e soprattutto dove metteva l’esperienza accumulata con i più grandi al servizio della squadra”. 

L’allenatore conclude con un aneddoto significativo, che spiega il motivo per cui Nicolò non ha mai attirato le antipatie dei compagni. “Discusse con un altro calciatore durante la partita in allenamento e decisi di punire entrambi con dei giri di campo. Andarono via piuttosto arrabbiati ma il ricordo che mi fa sorridere è il loro ritorno: scoppiarono in una risata e da lì in poi divennero grandi amici”.

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