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Giù il cappello di fronte a Dzeko: è un bomber vero

Dai fischi dello stadio Olimpico a quelli dello Stirpe: in mezzo tanti, tantissimi gol, specialmente nell’ultimo anno di Spalletti. E’ ora di riconoscere la grandezza del Cigno di Sarajevo e vi spieghiamo anche perché…

24 Febbraio 2019

Edin Dzeo @DeCesaris

Edin Dzeo @DeCesaris

Il Tempo è un mostro strano. Altro che galantuomo. E’ il più grosso voltafaccia che avrete modo di incrociare nella vostra vita. Amiamo scadenzarlo: la cosa ci rassicura. In realtà il tempo è molto più vicino al flusso continuo di un fiume che a una serie di cifre (date o orari non fanno differenza) da incastrare all’interno di un display o sui fogli ruvidi di un calendario. Il Tempo è liquido. Si adatta ai contenitori come i migliori opportunisti. Come i più grandi narcisisti. A differenza loro, però, quella del Tempo non è strategia messa in atto per circuivi, conquistarvi e poi abbandonarvi. Tutt’altro: infastidirvi è la cosa che ama di più.


Il Tempo non ha una memoria definitiva, se è vero come vero che il “diario di bordo” lo scrivono i vincenti e lo leggono i perdenti. A volte dimentica. A volte cristallizza. Nessuno può negarne l’importanza: non solo per i segni che ci lascia sul corpo (anche se le cicatrici più dolorose sono quelle che rimangono sotto pelle) ma anche per potersi guardare indietro e capire meglio la strada percorsa. Per tirare le somme, dare giudizi e comprendere esattamente se le nostre idee erano giuste o meno. Ci vogliamo provare? Io parlerei di Dzeko, non so voi…


2016-2019, il minuto è sempre lo stesso: il 27’ 21 febbraio 2016. E’ una domenica sera e mentre lo Stadio Olimpico ribolle per la cacciata di Totti da Trigoria, la Roma affronta il Palermo. Minuto numero 27. Maicon raccoglie un rinvio sbagliato della difesa siciliana e mette al centro un pallone che Dzeko, a porta vuota, riesce a mettere fuori. Gli occhi fuori dalle orbite del brasiliano ma soprattutto l’abbraccio malinconico del bosniaco al palo sono iconografia perfetta del momento che sta vivendo il bomber. Sessanta secondi dopo Dzeko spacca la rete alle spalle di Alastra e invece di esultare, tipo si imbruttisce da solo. E’ l’inizio di una nuova storia: non smetterà più di segnare.


Avanti veloce.


Edin Dzeo @DeCesaris

23 febbraio 2019. La Roma è sotto per una rete a zero, colpita a freddo da un tiro innocuo di Ciano che Olsen decide di trasformare nel vantaggio del Frosinone. I giallorossi devono restituire un pallone messo fuori per far entrare i sanitari e permettere loro di soccorrere un calciatore avversario. Dzeko, invece, di calciarlo verso il portiere gialloazzurro, decide di metterla in fallo laterale a distanza di pochi centimetri da dove era ripreso il gioco. Lo Stirpe impazzisce, fomentato anche delle proteste inutili di Zampano che continua a chiedere al bomber romanista che cosa gli stesse passando per il cervello. “Zingaro” e “Figlio di p…..a” sono i cori più carini che il settore più caldo del tifo ciociaro decide di riservargli. I tifosi romanisti, intanto, si interrogano in tribuna: “Possibile che Dzeko non abbia gli attributi per reagire ad una situazione simile? Le altre squadre ce lo hanno un giocatore capace di caricarsi con gli insultati avversari”. Non solo le altre squadre, anche la Roma che da quel momento, in poi, grazie proprio al suo bomber, rimette le mani sulla partita.


Minuto numero 30: Dzeko si insinua in silenzio nell’area di Sportiello come i banditi della Casa di Carta nel Zecca di Stato. Palla rubata ad un avversario e poi spedita in porta con un tocco preciso quanto beffardo.

Minuto numero 31: Dzeko salta due uomini a centrocampo e con un tocco illuminante libera El Shaarawy per il tiro cross sul quale si avventa Pellegrini per l’1-2.


Minuto numero 95: Dzeko di coscia e all’ultimo respiro, spedisce un assist ancora di El Shaarawy alle spalle di Sportiello, ammutolendo uno stadio che fino a un secondo prima gli stava insultando almeno tre generazioni precedenti.


Sono sette i gol in campionato, sessanta in Serie A con la maglia della Roma, ottantacinque in 166 partite. E’ l’ottavo marcatore all-time della storia giallorossa e in sole quattro stagioni (tre e mezza per essere precisi) ha superato un mostro sacro come Marco Delvecchio. Vi basta? Volete altro?


Uno dei più grandi di sempre Il Cigno di Sarajevo non è solo un grandissimo calciatore, non è solo un 9 e mezzo, non esclusivamente un meraviglioso fantasista travestito da punta centrale. Edin Dzeko è un bomber. E tra i più grandi che abbiano vestito la maglia della Roma. Non lo diciamo all’indomani di una doppietta contro il Frosinone che ha regalato a Di Francesco ossigeno in vista di derby e Porto ma valutando prestazioni e numeri. Quelli in fondo non sbagliano mai. Comprensibili le critiche del primo anno, quando il bosniaco, atteso come il Messia riuscì a segnare solo 10 gol in 39 presenze. Ma dalla seconda stagione con la maglia giallorossa in poi, l’ultima di Spalletti per capirsi, fatta di 39 reti in 51 partite, ogni mugugno rispetto alle sue prestazioni è da classificarsi nella categoria “idiozie”.


Da queste parti, noi Dzeko lo abbiamo sempre sostenuto. Dal primo gol contro la Juventus, all’errore col Palermo finendo con la doppietta dello Stirpe. E in tribuna, accanto a noi, c’erano pochissimi occhi (belli) a vedere quello che vedevamo noi e ad indignarsi tanto quanto noi.


Denigratori rassegnatevi: Edin Dzeko è un grandissimo bomber. La coerenza è intelligente e condivisibile fino a che non diventa dogma. Allora sì che è una bella idiozia.  

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