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26ª giornata

La Lazio più bella dell'anno! Caicedo-Immobile-Cataldi

Autorità, corsa, cuore e finalmente tanti gol. Sembra un'altra squadra, ma è tutto vero: il derby è biancoceleste

02 Marzo 2019

Caicedo dopo il vantaggio ©Gambino

Caicedo dopo il vantaggio ©Gambino

Dov'eri Lazio? Dov'eri? I tuoi tifosi ti hanno cercato da agosto, non trovandoti, intravedendoti. E tu sola, imbronciata, spenta e con tanti problemi. Poi all'improvviso sei apparsa, dal nulla, in questa serata di marzo, nella sera in cui tutti avevamo bisogno di te. Di un tuo segnale, di un gesto che ci facesse capire 'Sono qui'. La Lazio è tornata, è viva, i tifosi esultano per un sabato che sarà lunghissimo. Caicedo-Immobile-Cataldi, questa la tris biancoceleste all'Olimpico, con Simone Inzaghi che è pronto ad esultare di nuovo e a far vedere che proprio tutte non le sbaglia. 

Caicedo dopo il vantaggio ©Gambino


E' subito Lazio 

Il primo tempo sarà soltanto biancoceleste, perché la Lazio è subito quadrata e non permette nulla alla Roma. Strakosha osserva i compagni fare corpo unico contro i giallorossi. Milinkovic fa vedere che sarà una serata vecchio stille. Salta, recupera, corre e il primo pallone pericoloso è il suo con una sponda di petto presa in cielo. La Roma non c'è, è impalpabile, perché di fronte c'è una grande squadra. Che si possa fare male nel cuore della difesa lo si capisce sin da subito. Juan Jesus e Fazio sono in grande difficoltà, il brasiliano prende anche un giallo al 5' che lo condizionerà. Caicedo e Correa si trovano benissimo, col Panteron che all'8' ci prova e al 12' ci riesce. Pallone delizioso del Tucu per l'ecuadoriano che poi davanti ad Olsen è freddo come non mai e a porta sguarnita fa esplodere l'Olimpico. Un gol all'inizio è quanto di meglio ti possa capitare in una sfida così importante (in tutti i sensi). La Roma abbozza una reazione, ma l'incapacità dei giallorossi di farsi pericolosi sbatte contro una Lazio mostruosa. Solo al 22' Strakosha deve alzare il muro su Dzeko. Poi, la Lazio continua, non mette tanta paura, ma rimane costantemente nella trequarti della Roma. Quello che sorprende della Lazio è l'essere un corpo unico, il riuscire a non intimorirsi, all'essere finalmente bella da vedere ed efficace da morire. 

Correa, assoluto protagonista ©Gambino


Sofferenza, resistenza, esultanza

All'intervallo non succede nulla, Immobile dà segnali incoraggianti palleggiando tra la musica. Poi Inzaghi lo chiama. La Roma prova a spingere, tiene la Lazio in apprensione, ma non va mai oltre il possibile. La Roma non è concreta, perché la Lazio non glielo permette. Servono degli spunti personali (Zaniolo due volte, poi fuori per infortunio) ed El Shaarawy fanno correre qualche brivido. Qualcosa in più invece fa Florenzi, ma Strakosha con la manona dice di no. Poco, troppo poco. La Lazio c'è. Inzaghi la sposta sul piano della ripartenza, quello con cui la Lazio è cresciuta e diventata grande. Dall'altra parte Di Francesco si sbilancia, errore fatale. Acerbi e compagni tengono botta, respirano e come possono fanno male. Mortifero il contropiede che manda Correa allo sprint con Fazio. L'argentino della Roma ha un tot di cavalli in meno, e si vede, El Tucu fa la seconda grandissima cosa della serata strappando via verso la porta e poi facendossi atterarre. Rigore e giallo, il VAR accorda (penalty che c'è tutto). Dal dischetto Immobile ha più paura che mai, quel tiro è quasi sporco, ma tanto basta. Olsen non la tiene, è 2-0, manca poco più di un quarto d'ora, ma il popolo biancoceleste prepara la festa. La Roma è come una bestia ferita, attacca a testa bassa e tutto quello che rimedia è un fallo su Strakosha. Poi, arriviamo all'88'...

Milinkovic, dominatore del centrocampo laziale ©Gambino


Danilo, guarda che hai fatto!

L'azione che porta la Lazio sul 3-0 e fa iniziare definitivamente i festeggiamenti è semplicemente sensazionale tutta di prima con l'ultimo tocco di Milinkovic per Danilo Cataldi che dal limite lascia partire una sassata spaventosa. E corre il ragazzo di Palmarola, corre sotto la sua Curva Nord. Ed è bello così. Ritroviamo la Lazio, ritroviamo uno dei nostri con cui avevamo litigato. Il destro del 32 è quella pennellata d'artista che di padre in figlio colora le notti di biancoceleste. E' l'apoteosi. La Lazio torna a vincere il derby dopo due anni ed in termini di scontri diretti supera la prima big (stasera non proprio) del campionato e (lasciando la poetica ed inserendo la matematica) va avanti negli scontri diretti. La Lazio c'è. I suoi tifosi adesso lo sanno. Ora sperano che non vada più via. 

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