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l'intervista

Tommasi: “Prima di ripartire, servono garanzie per tutti”

Il presidente dell'Aic: “L'obiettivo è tutelare anche chi guadagna meno, in Serie C il 70% dei giocatori ha un reddito sotto i 50 mila euro lordi”

06 Aprile 2020

Damiano Tommasi

Damiano Tommasi

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“Servono tutele per tutti, soprattutto per chi ha i redditi più bassi”. E' il monito di Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, intervenuto a Rainews24. Un intervento che ho spostato l'attenzione su un tema delicato come quello del futuro che attende i calciatori delle serie minori. Negli ultimi giorni tanti giocatori delle maggiori leghe europee hanno deciso di decurtarsi parte dello stipendio ma Tommasi pensa a tutti quei ragazzi che non guadagnano certo cifre iperboliche com'è ad esempio in Lega Pro: “Soprattutto in Seie C e in Serie D, oltre che nel calcio femminile, ci sono giocatori che mantengono la famiglia con redditi davvero bassi ma che comunque rischiano di saltare per via della crisi. Stiamo cercando di capire se le risorse che si riescono a recuperare dal sistema possono aiutare ad avere almeno una garanzia e una tutela di questi stipendi più bassi, senz'altro non paragonabili a quelli che sentiamo sui giornali dei grandi campioni. Il 70% dei giocatori di Serie C guadagna meno di 50 mila euro lordi". Tommasi poi passa a parlare della Serie D, preoccupandosi ovviamente della tutela della salute ma non solo: “La Serie D conta più di 160 squadre ed è complicato trovare una situazione di sicurezza totale in tutto il territorio. La possibilità che tutto si fermi anticipatamente è molto alta e questo mette in difficoltà parecchi ragazzi che vivono di calcio. Al di là della tutela della salute dei singoli atleti, credo che abbiamo anche la responsabilità di far ripartire una macchina che coinvolge non solo atleti, allenatori e dirigenti, ma anche magazzinieri, massaggiatori o addetti al campo. Tutte queste persone devono essere messe in sicurezza e tornare al lavoro quando le condizioni lo permetteranno. Come abbiamo visto è troppo veloce l'inizio di un nuovo focolaio e non possiamo permettercelo".

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