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l'intervista

Calcagno: "Impossibile linea comune a tutti i calciatori"

Il vice presidente dell'AIC sul taglio degli stipendi ai giocatori: "Troppe differenze, giusto a contrattazione singola" e sulla ripresa del campionato: "Ipotesi oltre il 30 giugno"

13 Aprile 2020

Umberto Calcagno, vice presidente Aic

Umberto Calcagno, vice presidente Aic

Umberto Calcagno, vice presidente Aic

Il mondo del calcio è in fermento. Mai come ora si è accesso il dibattito su quale strada seguire per ripartire nel migliore dei modi. Impresa non semplice, vuoi per motivi medici, e quindi cercando di salvaguardare al meglio la salute dei calciatori, vuoi per aspetti decisamente meno nobili come quello economico. Da questo punto di vista, l'Associazione Italiana Calciatori sta cercando di tutelare i calciatori, in particolare quelli delle serie minori e lontani anni luce dagli stipendi dorati dei big di Serie A. Ecco così che Umberto Calcagno, vice presidente Aic, è intervenuto sulle frequenze di 'Sabato Sport' su Rai Radio 1 a proposito dell'accordo tra società e calciatori: “Nessuna delle due parti sociali ha il mandato per trattare a nome dell'intera categoria. Ci sono differenze enormi tra Serie A e Lega Pro, è impensabile tracciare una linea comune per tutti. Anche nella stessa squadra c'è chi ha contratto in scadenza il 30 giugno, chi ha un biennale o un triennale, una parte di premi molto importante e chi non ce l'ha. E' giusto dunque ci siano contrattazioni fatte di persona in persona. Ma sottolineo, non c'è stato un calciatore che non si sia reso disponibile alla trattativa”. Un altro punto toccato da Calcagno è quello sulla ripresa del campionato: “C'è l'ipotesi di andare oltre il 30 giugno, perché abbiamo la responsabilità di mandare avanti i campionati se l'epidemia e chi decide sulla nostra sicurezza ci darà la possibilità di farlo... – Calcagno pi aggiunge anche - ...Tornare a giocare vorrebbe dire essere usciti dalla fase più critica e il calcio potrebbe dare una mano per il ritorno alla normalità, regalando qualche sorriso”. In chiusura il vice presidente dell'Aic lancia un monito in caso di mancata chiusura dei campionati: “Se non riuscissimo a completarli, e purtroppo le esperienza passate ce lo insegnano, il prossimo campionato rischia di partire molto più tardi perché si creerà un contenzioso sui due terzi di campionato già disputato. Avremo la responsabilità sportiva di decretare promozioni e retrocessioni, posizioni che sicuramente scontenterebbero qualcuno. Il mio augurio è che la stagione si possa concludere perchè vorrebbe dire anche preservare gli investimenti fatti quest'anno”.

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