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L’INTERVISTA

Agenore Maurizi: "Ho sconfitto il Covid, parlo ai giovani..."

L’ex tecnico di Viterbese e Latina ci racconta la sua disavventura mandando un bel messaggio a tutti i ragazzi

17 Novembre 2020

Agenore Maurizi: "Ho sconfitto il Covid, parlo ai giovani..."

Agenore Maurizi (Ph. Teramo Calcio 1913)

Dopo ben 19 giorni Agenore Maurizi è potuto tornare in famiglia risultando negativo all’ultimo tampone molecolare effettuato. Una vera e propria battaglia che l’ex tecnico di Viterbese e Latina ha raccontato ai nostri microfoni spiegando come i comportamenti di tutti possano fare la differenza, a partire dai più giovani. 


Buonasera mister, è notizia recentissima il suo essere uscito finalmente dalla positività al Covid-19: com’è stato dal punto di vista umano vivere questa esperienza sulla sua pelle? Cosa ha provato?

"Intanto ringrazio i dottori Andreani, Cecere (mio grande amico) e Gobattoni per l’assistenza avuta in questi giorni caratterizzati dall’infezione da Covid-19. È una malattia che sta mettendo paura al mondo intero, quindi è fisiologico che si viva con estrema preoccupazione. Oltre ai sintomi della malattia, febbre, forte mal di testa e dolori muscolari intensi per tre giorni, io credo che sia da sottolineare l’aspetto psicologico di dover restare chiusi in isolamento dentro una stanza, senza avere contatti umani con nessuno. Ti bussano alla porta, ti lasciano il cibo per terra, e dopo 2/3 minuti te lo prendi. Nessuno vuole vederti, giustamente. Questo diventa, a lungo andare, un aspetto drammatico. Io ho trascorso il mio periodo di infezione in una stanza 4 per 4 a Viterbo senza voler andare a casa, per non creare problemi alla mia famiglia. Questo è stato un dato non di poco conto".


Come sa ci leggono migliaia di giovani ragazzi che, specialmente in questo periodo, devono porre la massima attenzione alle regole base che vengono predisposte: ha un messaggio da mandare a tutti loro? Cosa vuole dire soprattutto ai più giovani essendo lei anche padre di famiglia?

"C’è un aspetto che dobbiamo tener presente, che i giovani hanno genitori e nonni e per loro l’infezione potrebbe avere effetti letali o conseguenze fisiche importanti. C’è da considerare anche il diffondersi della malattia e questo porta il governo inevitabilmente a prendere provvedimenti per frenare e contenere i contagi. Credo che i più giovani in questo momento debbano ergersi a protagonisti e cercare di fare grandi sacrifici per avere un futuro migliore. Sarà nella loro volontà di sacrificarsi, vivendo nel rispetto delle regole che il virus impone, il futuro del mondo, soprattutto sotto l’aspetto economico e sociale".


Come sta vivendo ora il ritorno alla normalità potendo tornare in famiglia? Cosa si sente di dire invece alla gente comune affinché sia possibile uscirne al più presto?

"È la prima volta che vivo un periodo di isolamento così lungo, 19 giorni senza contatto reale con il mondo esterno per me dono stati tanti, il primo giorno ero spaesato e temevo che, nonostante il tampone negativo, potessi diffondere il virus ad altri. Vivo ancora negli atteggiamenti e nei comportamenti come se fossi positivo ed in grado di contagiare gli altri, soprattutto con i miei familiari con cui sono più a contatto. Io direi al mondo esterno di vivere questa esperienza con consapevolezza di quello che è il coronavirus, proprio per quello che è. Informarsi bene sui modi di trasmissione e sulle conseguenze dell’infezione, sull’efficacia dei vari test che si fanno per vedere presenza o no del virus nel nostro organismo. Senza panico e senza superficialità, facendo le cose attenendosi alle regole ed aspettando il vaccino. Determinazione nel voler tornare alla normalità, ma senza terrore e con molta pazienza. Distanziamento e mascherine sono determinanti per superare questo momento. Un augurio a tutte le persone che combattono tutti i giorni la loro battaglia, adesso anche quella con il virus".

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