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l'intervista

Francesco Pistolesi story: dai dilettanti alla Viterbese

L'ex dirigente di Palestrina, Sora e Morolo racconta la sua crescita personale e l'approdo nel suo primo club professionistico

09 Marzo 2021

Francesco Pistolesi

Francesco Pistolesi nel giorno della sua presentazione (primo a sinistra)

Si prospetta un finale di stagione tutto da vivere per la Viterbese. La squadra guidata ora da mister Roberto Taurino, subentrato ormai da circa quattro mesi sulla panchina gialloblù succedendo Agenore Maurizi, ha intrapreso tutto un altro percorso e le ambizioni del club del Presidente Marco Arturo Romano non possono non essere che importanti. Ora i gialloblù viaggiano con un ritmo sicuramente più deciso rispetto all'inizio della stagione 2020-21 ed hanno cambiato finalmente pelle. Raggiunta una quota di sicurezza nella classifica del gruppo C, ora i Leoni possono addirittura puntare ad un posto per i prossimi play off. Ma in casa Viterbese non è soltanto la prima squadra a far parlare di sé, c'è infatti tutto un settore giovanile all'avanguardia e presto i riflettori saranno puntati anche su un'Academy che pensa in grande e che vuole porsi come il punto di riferimento per tutti i ragazzi del territorio e della Provincia. A spiegare meglio l'ambizioso progetto etrusco è uno dei volti nuovi della stagione in corso, il direttore tecnico organizzativo Francesco Pistolesi. Per il giovane dirigente ex tra le altre di Palestrina, Sora, Morolo, si tratta della sua prima esperienza nel professionismo dietro la scrivania, ritrovando al tempo stesso quel calcio "dei grandi" che aveva già avuto modo di conoscere quando era un giovanissimo calciatore e dalle grandissime potenzialità, con quella attitudine a far gol che gli è poi rimasta addosso nel corso degli anni anche nelle serie minori. Il progetto Viterbese, la sua nuova dimensione, la crisi che sta investendo il calcio soprattutto nei Dilettanti i temi caldi dell'intervista. 

Partendo dal progetto, alla Viterbese si prospetta un futuro sempre più roseo. Cosa ne pensi a riguardo?
"Innanzitutto ringrazio il Presidente Romano - esordisce Pistolesi - che mi ha dato questa grandissima opportunità di poter lavorare qui in un club prestigioso e che pensa in grande come la Viterbese. Sono felice e mi sto trovando benissimo. Le cose stanno andando bene e ci sono tutti i presupposti per crescere sempre di più. C'è sicuramente qualcosa che va ancora migliorata ma in prospettiva la società è ambiziosa ed ha un progetto ben definito da sviluppare e da raggiungere. Io sono arrivato ad agosto e poco a poco mi sono inserito in questi nuovi meccanismi, senza grandi difficoltà, grazie all'aiuto di tutte le persone che operano in questo contesto".

La tua prima esperienza da dirigente nei professionisti. Come si arriva ad un traguardo del genere?
"Ho iniziato questo nuovo percorso da direttore nei dilettanti e questa è la mia prima opportunità di potermi confrontare con un modello diverso, ovvero con una società professionistica. Era il mio sogno arrivare in questo mondo e in questi anni non ho mai smesso di crederci. Questa mia esperienza può essere presa come punto di riferimento per tutti i giovani che ad oggi operano nei dilettanti e che vorrebbero salire in categorie come questa. Dico loro di non arrendersi mai come ho fatto io e di lavorare sempre a testa bassa perché alla fine il lavoro paga, bisogna soltanto crederci. Prima o poi i frutti si raccolgono".

Ritornare nei professionisti dopo tanti anni. Che calcio si mastica oggi? 
"Sicuramente qualche anno fa, quando ci ero già passato come calciatore, inutile negarlo ma giravano più risorse economiche e questo facilitava anche alcune situazioni tra cui il mercato e altri aspetti. Oggi, invece, devi essere bravo a crearti delle determinate situazioni, ad inventarti e fare delle necessità virtù".

Alla Viterbese hai trovato pane per i tuoi denti.
"Parlando del mio caso, ho trovato nella Viterbese un club saldo, sano e che ha un progetto in mente molto ben delineato. Tutti i giorni stiamo lavorando per raggiungere i nostri obiettivi, tutti insieme stiamo cercando di migliorare sempre. In prima squadra ci siamo strutturati bene con Mauro Facci come direttore sportivo e con mister Taurino che viene anche lui dai dilettanti, abbiamo un settore agonistico nazionale con Primavera, Under 17, Under 15 e il prossimo anno contiamo di avere anche la 16 nazionale".

E i progetti si estendono anche alla Scuola Calcio.
"Abbiamo già iniziato a lavorare con la Viterbese Academy che sarà la Scuola Calcio ufficiale della Viterbese nel prossimo anno. Daremo la possibilità a tutti i ragazzi di Viterbo e dei dintorni di coltivare un sogno, quello di giocare almeno una volta in prima squadra. Vogliamo lavorare bene in tutti i settori, a 360 gradi. A livello di strutture, abbiamo comprato un casale che sarà adibito agli alloggi dei ragazzi".

Questione dilettanti. Che idea ti sei fatto? 
"Secondo il mio punto di vista la Federazione avrebbe dovuto far ripartire i dilettanti ma dall'Eccellenza ai primi calci, perché lasciare in sospeso una fascia che conta i numeri più importanti del calcio italiano non mi sembra corretto né nei confronti degli addetti ai lavori né nei confronti di quelle persone che investono tempo e denaro tutti i giorni per queste società".

In chiave di crescita dei ragazzi, anche in orbita dello stesso professionismo, quanto pesa lo stop? 
"Il mondo dei dilettanti è il polmone del calcio italiano, lo sanno tutti, lo dicono i numeri. Quasi tutti i ragazzi che arrivano nei professionisti escono da lì, si deve trovare una soluzione che non faccia restare tutto fermo. Questo stare continuamente ai box si riflette così anche nei professionisti, costringendo magari le società a compiere maggiori investimenti andando a pescare giocatori "fuori" piuttosto che attingere da "casa nostra". 

Con gli strascichi della crisi, che continueranno a farsi sentire anche nei prossimi mesi accentuando un quadro economico già sollecitato in maniera importante negli ultimi anni, come si allestisce ad oggi un progetto "vincente"? 
"Prendo come esempio appunto la Viterbese, che secondo me è un progetto vincente. Vincente perché ci sono spese oculate, un'organizzazione capillare che ti consente di spendere meno, la competenza delle persone che ne fanno parte. In Serie C, se si opera con criterio, senza investire follemente sia a livello tecnico che organizzativo, e ti dai degli obiettivi, questo alla fine fa risultare il progetto vincente. Come esempi posso prendere il Teramo, La Turris, il Francavilla, la stessa Viterbese".

Per concludere, che messaggio ti senti di mandare ai giovani come te? 
"Tutti i ragazzi che lavorano nei dilettanti, in qualsiasi ruolo, devono credere sempre nel lavoro che fanno. Crederci non vuol dover perdere tempo ma costruirsi delle opportunità, che prima o poi arrivano come è capitato a me. Quindi le parole chiave sono crederci e lavorare bene, questo è il messaggio che mando a tutti i ragazzi che lavorano nei dilettanti".

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